Inflazione giù, ma il portafoglio degli italiani non se ne accorge. È quanto emerge dalle stime preliminari diffuse dall’Istat, che fotografano un agosto in cui l’indice generale dei prezzi al consumo si è attestato al +1,6% (in lieve calo rispetto al +1,7% di luglio), ma con una retromarcia che nasconde insidie. La discesa, infatti, è spinta quasi esclusivamente dal calo dei beni energetici, con un contributo prossimo a zero di tutto il resto. Mentre per il cibo, la situazione si fa più salata, letteralmente.
Il cosiddetto carrello della spesa non solo non si alleggerisce, ma accelera: +3,5% rispetto al +3,2% del mese precedente, collocandosi ben al di sopra della variazione media dei prezzi. Si tratta delle spese più rigide e inevitabili, quelle che difficilmente si possono comprimere: alimentari, bevande, beni primari. Un trend che rischia di mettere in ginocchio soprattutto le famiglie a basso reddito, sempre più costrette a sacrificare quantità, qualità e varietà dei consumi.
Cibo sempre più caro
Dietro il rincaro del cibo c’è un fenomeno strutturale che va ben oltre i confini nazionali. Come sottolinea l’Ufficio Studi di Confcommercio, la crescita dei prezzi alimentari è comune a tutta l’area euro, a testimonianza di una tensione prolungata nelle filiere internazionali delle materie prime. Una pressione che – avvertono gli esperti – non sembra destinata a rientrare a breve. E così lo squilibrio tra ciò che costa sempre di più e ciò che resta stabile si fa sentire.
Assoutenti: 384 euro in più all’anno solo per mangiare
A mettere nero su bianco l’impatto sui bilanci familiari è Assoutenti, che stima in 6,8 miliardi di euro annui l’aggravio complessivo per l’acquisto di cibo e bevande in Italia. In soldoni, una famiglia media con due figli si ritrova a spendere 384 euro in più all’anno, senza cambiare le proprie abitudini alimentari. Ma proprio queste, inevitabilmente, stanno cambiando.
“Una situazione che preoccupa perché si tratta di beni primari di cui i cittadini non possono fare a meno, i cui aumenti incidono sulla capacità di spesa delle famiglie erodendo i redditi e cambiando profondamente le abitudini alimentari degli italiani. – avverte il presidente Gabriele Melluso – Un trend che si sta aggravando di mese in mese, e che dovrà portare questo autunno il governo a studiare misure ad hoc , quando le famiglie saranno costrette ad affrontare i costi legati al rientro dalle vacanze, a partire da quelle per la scuola”.
Il salasso vacanze
Il Codacons rincara la dose: anche l’estate è stata una stagione di rincari record. I dati Istat certificano quello che l’associazione dei consumatori denuncia da tempo: l’estate 2025 ha portato con sé un vero e proprio “caro-vacanze”. I voli nazionali sono aumentati del +23,5% rispetto all’anno scorso, i traghetti del +7,8%, i pacchetti vacanza del +10,4%, mentre pernottamenti in case vacanza, B&B e strutture ricettive sono saliti in media del +6%. Aumenti che si sono abbattuti anche sul tempo libero: lidi, palestre, piscine e servizi sportivi segnano un +6,8%.
“È stato uno tsunami sul comparto turistico”, denuncia il Codacons. “E purtroppo, le brutte notizie non finiscono qui”.
In arrivo il caro-scuola
All’orizzonte si profila ora la stangata di settembre, con il rientro a scuola che peserà ulteriormente sulle famiglie. Secondo il Codacons, i prezzi del materiale scolastico sono aumentati in media del +4,8%, mentre i libri scolastici segnano un +3,8%. Una combinazione che rischia di pesare ulteriormente sul budget familiare proprio mentre si tenta di rientrare nella normalità post-estiva.
Occhio ai consumi
In questo contesto, la situazione dei consumi interni si fa sempre più fragile. Le famiglie italiane stanno riducendo gli acquisti, o comunque non li stanno aumentando. Nel secondo trimestre del 2025, la spesa dei nuclei familiari è rimasta ferma (+0,0%) rispetto al trimestre precedente. E se si esclude il turismo, la spesa interna ha addirittura registrato un calo congiunturale dello 0,1%.
“Un campanello d’allarme non da poco perché se i prezzi, pur rallentando per alcuni settori, assorbono risorse fondamentali (alimentari, energia) si rischia di frenare gli acquisti in altri comparti, con conseguenze sulla tenuta dell’intera filiera del commercio. – sottolinea Confesercenti – Si conferma infatti una situazione molto difficile per le imprese di vicinato”.
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