Lo spauracchio dei dazi Usa ha tenuto banco nei mesi scorsi alimentando il dibattito sulle ricadute che il nuovo balzello avrebbe provocato su Piazza Affari. Tra i settori nel mirino rientrano quelli genericamente definiti del made in Italy, come l’alimentare e il lusso, che tuttavia sono riusciti a limitare i danni grazie a due caratteristiche: da un lato l’elevata qualità delle merci esportate e dall’altro il fatto che gli acquirenti americani di questi prodotti appartengono in massima parte alla fascia alta, meno sensibile agli aumenti di prezzo. A poco più di un mese dall’accordo sui dazi (siglato il 27 luglio scorso) tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, è possibile oggi stilare un primo sommario bilancio sui suoi effetti.
A fronte del forte calo registrato da Stellantis, che a causa delle incertezze sull’export da inizio anno ha perso oltre il 40% del suo valore (ma sta provando a ripartire) e da quelli meno pesanti di altre blue chips, sono numerosi i titoli che stanno recuperando terreno e reagendo al nuovo regime tariffario. Tuttavia, bisogna tenere conto anche dell’effetto cambio. La combinazione tra dazi e valuta sfavorevole, con l’euro più forte del dollaro, rende più costosi e meno attrattivi i prodotti a scaffale made in Italy e rischia di compromettere marginalità e volumi esportati delle aziende italiane.
In generale, secondo la maggior parte degli osservatori, sono i comparti delle utilities, dell’energia e delle telecomunicazioni a reggere meglio questa nuova fase.
Rientrano in questa categoria, per quanto riguarda i titoli quotati nel listino italiano, Enel, Italgas, Snam. Hera, Terna e Inwit. Vediamo nel dettaglio il quadro delle previsioni e delle aspettative del mercato per ogni singolo titolo.
Enel
Grazie all’acquisto di azioni proprie portato a termine all’inizio della settimana per un controvalore complessivo di oltre 21,9 milioni di euro, il titolo dell’utility, quotato a Piazza Affari dal 1999, ha consolidato il trend positivo che da inizio anno a oggi ha determinato una rivalutazione di circa il 20 per cento. Ai valori attuali (intorno agli 8 euro per azione, vicino al massimo dell’anno di 8,29 euro toccato il 2 luglio scorso), si registrano performance meno evidenti ma altrettanto importanti anche nell’ultimo mese (+4%) e nel confronto con sei mesi fa (+14%).
Restano tuttavia contrastanti i giudizi degli analisti. I più recenti risalgono alla prima metà del mese in corso, con Hsbc che ha confermato il “buy” (raccomandazione di acquisto) ma ha tagliato a 8,7 euro il target price, mentre Morgan Stanley ha deciso di ridurre sia il giudizio (a “equalweight”, pesare correttamente) sia il prezzo obiettivo (a 8,4 euro). Quanto all’analisi tecnica sul titolo, Teleborsa indica un primo supporto a 8,027 euro e un secondo a 7,987 euro, mentre sul fronte rialzista colloca la prima resistenza a quota 8,117 euro.
Italgas
Leader in Italia nella distribuzione del gas naturale, la società è rientrata nel 2016 a Piazza Affari dopo il delisting avvenuto nel 2003 deciso dall’allora maggiore azionista Eni. Oggi la società è controllata da Cdp Reti con il 26% del capitale. Gli altri principali azionisti sono Snam (13,5%) e gli investitori istituzionali Banca Lazard (9,7%) e Blackrock (3,7%). Anche Italgas è reduce da una serie di rialzi. La quotazione è salita del 6% circa nell’ultimo mese, ma con performance decisamente superiori se si considerano gli ultimi sei mesi (+33,8%) e soprattutto se il confronto viene fatto con il prezzo di un anno fa (+62%).
Decisamente positive le valutazioni degli analisti. A inizio mese Deutsche Bank ha avviato la copertura del titolo con il giudizio “buy” accompagnato da un target price di 8,1 euro. Anche Intesa Sanpaolo lo ha giudicato “buy” portando il prezzo obiettivo a 7,8 euro. In precedenza (25 luglio) Equita Sim si era espressa positivamente (“buy” e target price in crescita a 8,5 euro), mentre Mediobanca aveva confermato l’indicazione “outperform” (farà meglio del mercato) ma aveva tagliato a 7,6 euro l’obiettivo di prezzo.
Snam
Prima in Europa nella realizzazione e nella gestione delle infrastrutture del gas, è una holding che, tramite diverse società operative, è attiva nel trasporto, rigassificazione e stoccaggio del gas naturale. Snam (originariamente acronimo di Società Nazionale Metanodotti) è stata fondata nel 1941.
Il titolo, quotato a Piazza Affari e appartenente al paniere del Ftse Mib, vale attualmente circa 5,2 euro e ha registrato buone performance nell’ultimo mese (+3%) e nell’ultimo semestre (+14%) ma soprattutto da un anno a questa parte è cresciuto del 18,9 per cento.
Diversificati i più recenti giudizi degli analisti. A inizio mese Ubs ha confermato l’indicazione “neutral” ma ha alzato il target price a 5,3 euro, mentre Equita Sim a fine luglio aveva ridotto la valutazione a “hold” (mantenere in portafoglio) confermando però l’obiettivo di prezzo a quota 5,7 euro. Decisamente più ottimista Deutsche Bank, che a inizio luglio aveva confermato il “buy” e alzato il target a 6,4 euro. L’analisi tecnica di Teleborsa fissa un primo supporto a 5,179 euro e un secondo a 5,115 euro, mentre colloca la prima resistenza a 5,291 euro e la seconda a 5,403.
Terna
La società, quotata a Piazza Affari e appartenente al paniere del Ftse Mib, l’indice delle blue chips, gestisce la rete di trasmissione nazionale italiana con 75.236 chilometri di linee elettriche in alta tensione. Il titolo è scambiato attualmente intorno agli 8,5 euro e la sua quotazione è caratterizzata da una buna stabilità, con una performance nell’ultimo mese pari all’1% circa, che sale a +7,5% se il confronto è fatto con il prezzo rilevato sei mesi e fa e all’11 % rispetto a un anno fa.
In attesa del prossimo incontro con gli analisti, in programma il prossimo 13 novembre, il report più recente risale al 30 luglio scorso, quando Ubs aveva confermato il giudizio “neutral”, riducendo però il target price a 8,85 euro rispetto alla precedente valutazione pari a 8,95 euro. Più generosi gli analisti di Deutsche Bank, che a inizio estate avevano giudicato il titolo “buy”, con obiettivo di prezzo in rialzo, a 9,6 euro. L’analisi tecnica di Teleborsa, colloca a 8,572 euro il primo supporto e a 8,518 euro il secondo, mentre sul fronte rialzista la prima resistenza è vista a 8,69 euro e la seconda a 8,808 euro.
Inwit
Acronimo di Infrastrutture Wireless Italiane, opera nel settore delle infrastrutture per le comunicazioni elettroniche e, più specificatamente, offre servizi integrati presso i propri siti per sistemi e apparati di ricetrasmissione di proprietà dei propri clienti che costituiscono parte integrante delle reti di telecomunicazioni, in particolare per l’accesso radiomobile e reti broadcasting.
Il titolo, quotato a Piazza Affari, viene scambiato attualmente intorno a poco più di 10 euro per azione, con una performance dell’1,3% nell’ultimo mese e dell’8,7% nell’ultimo semestre, mentre è leggermente negativo (-2,2%) il confronto rispetto a un anno fa.
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