Il 2026 sarà l’anno della rivoluzione tecnologica nei campi. È atteso infatti quest’anno il via libera definitivo dell’Unione europea alle Tea (Ngt in inglese), le tecniche di evoluzione assistita che attraverso il miglioramento genetico consentono alle piante di resistere meglio ai patogeni e ai cambiamenti climatici ma anche di ridurre l’uso di prodotti chimici e di migliorare le caratteristiche degli alimenti. Niente a che vedere però con i vecchi Ogm, che comportano l’inserimento di geni di una specie in un’altra: le Tea lavorano sul patrimonio genetico della stessa pianta, accelerando mutazioni che potrebbero verificarsi anche spontaneamente in natura.
Una genetica green, dunque, ben diversa dagli Ogm che, limitati a colture come colza, cotone, soia e mais, restano vietati in Italia e hanno fatto flop in Europa, dove sono stati coltivati pochi ettari, praticamente solo in Spagna e Portogallo. Un primo ok alle Tea è arrivato a fine 2025 con il raggiungimento dell’accordo politico tra il Consiglio Ue e il Parlamento Europeo su una serie di norme che stabiliscono un quadro giuridico per le nuove tecniche genomiche, dopo anni di stallo. Un accordo approvato poi dal Coreper (Comitato dei Rappresentanti Permanenti); gli ambasciatori degli Stati membri hanno così compiuto un passo formale, determinante verso la ratifica del compromesso politico.
Competitività
L’intesa raggiunta prevede una procedura semplificata per il via libera alle piante Tea equivalenti a quelle convenzionali e affronta le questioni relative alla proprietà intellettuale e all’accesso alle sementi. La norma, secondo il Consiglio, punta a migliorare la competitività del settore agroalimentare e a garantire parità di condizioni per gli operatori europei, rafforzando la sicurezza alimentare e riducendo la dipendenza da Paesi terzi, garantendo una “solida protezione” della salute umana e animale, nonché dell’ambiente e contribuendo agli obiettivi di sostenibilità dell’Ue.
«Un passo avanti importante per accelerare sull’approvazione di una normativa Ue che permetta di valorizzare le straordinarie opportunità offerte dalle nuove tecniche di evoluzione assistita, con l’obiettivo di metterle a disposizione degli agricoltori italiani ed europei per combattere i cambiamenti climatici e ridurre l’uso di input chimici», affermano Coldiretti e Filiera Italia. Mentre Mario Pezzotti, professore di Genetica Agraria dell’Università studi di Verona, alla guida del team che ha curato il primo vigneto sperimentale in Italia con le tecniche Tea, parla di «una decisione storica, che porta la scienza a compiere un passo avanti e fa avanzare anche la collaborazione e l’alleanza tra mondo della ricerca e agricoltori coltivatori».
La decisione consente di procedere ora verso una normativa chiara che distingue le piante Tea in due categorie: quelle assimilabili alla selezione naturale e quelle soggette a norme più stringenti. Nello specifico le Tea di categoria 1, essendo di fatto riconosciute come varietà convenzionali, saranno etichettate solo fino al livello della semente.
Sul fronte dei brevetti, il Parlamento ha rinunciato al divieto totale, concordando invece un sistema di tutela volontaria per gli agricoltori e l’adozione di un codice di condotta per le aziende sementiere, con una valutazione futura dell’impatto del regime brevettuale sull’accesso. Lo sviluppo delle Tea1 sarà vincolato a criteri definiti in una lista negativa di esclusione: caratteri che conferiscono tolleranza agli erbicidi o la produzione di fitotossine insetticide saranno riclassificati come Tea2 e soggetti alle norme più stringenti. Il testo dovrà ora essere formalmente confermato con un voto dal Parlamento e dal Consiglio ma l’accordo politico raggiunto apre di fatto la strada a una piena adozione in tempi relativamente brevi.
«Una vittoria di Coldiretti che ha costruito un’alleanza europea anche tra quei Paesi che hanno da sempre avversato gli Ogm ma che hanno riconosciuto l’importanza delle nuove tecniche per il futuro dell’agricoltura, che occorre ora rendere quanto prima disponibili per l’utilizzo nei campi», sottolinea il presidente Ettore Prandini, che ricorda la firma nel 2020 dell’intesa con la Società Italiana di Genetica Agraria (Siga) per far tornare gli agricoltori protagonisti di una ricerca pubblica nazionale, in grado di sviluppare soluzioni su misura e renderle disponibili a tutti i produttori. In Italia il Crea, l’ente di ricerca sull’agroalimentare e sulle foreste, vigilato dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare (Masaf) guidato da Francesco Lollobrigida, si conferma punto di riferimento nazionale sulla ricerca scientifica sulle Tea attraverso il coordinamento del Tea4IT – Tecnologie di Evoluzione Assistita per le filiere agroalimentari italiane. Un progetto finanziato con 9 milioni di euro dal Masaf.
Resilienza
L’obiettivo è sviluppare varietà resilienti e di alta qualità, capaci di esprimere al meglio le caratteristiche qualitative e nutrizionali distintive delle principali colture italiane attraverso le Tea, in particolare genome editing e cisgenesi (classificate come NGT-1), per rafforzare la reputazione e la competitività del Made in Italy agroalimentare su scala globale. La ricerca si concentrerà dunque sulle principali colture nazionali (pomodoro, melanzana, orzo, frumento duro, riso, vite, agrumi, pioppo, kiwi, melo) che devono affrontare le nuove sfide del moltiplicarsi di eventi climatici estremi e dell’arrivo di insetti alieni che distruggono i raccolti. Con le nuove tecnologie sarà possibile identificare i geni chiave e progettare interventi sempre più precisi, ispirati ai processi naturali, garantendo standard elevati di sicurezza e trasparenza nei confronti dei consumatori.
Molti esperimenti di “genome editing” sono stati eseguiti con successo dal Crea anche in alcune piante ornamentali: ad esempio, per modificare il colore dei fiori delle petunie, dei crisantemi, del lilium, per aumentare la durata in vaso delle rose e delle petunie. L’Italia è all’avanguardia anche per la sperimentazione in pieno campo. In Valpolicella, contro la peronospora, un vero killer della vite, mentre in provincia di Pavia il testo ha riguardato un campo di riso resistente al fungo responsabile della malattia del brusone. Si stima che i patogeni alieni solo in Italia causano danni per oltre un miliardo di euro l’anno alle coltivazioni agricole. Un costo per le imprese, l’economia e l’occupazione che tende ad aumentare con l’intensificarsi degli scambi commerciali e il cambiamento climatico che favoriscono l’arrivo di parassiti da altri continenti rispetto ai quali le coltivazioni nostrane sono indifese.
I vantaggi
Ma le opportunità sono più ampie e vengono spiegate bene da Paolo De Castro, presidente di Filiera Italia e Nomisma: «Le Tea non si limitano a migliorare la produttività di una specie o ad allontanare lo spettro di un fungo nocivo: il potenziale impatto riguarda anche il profilo organolettico dei prodotti e la loro resilienza agli stress climatici, uno dei flagelli oggi più temuti dagli agricoltori europei. Con queste nuove tecnologie non solo si può potenziare la resistenza alle malattie, ma è possibile anche aumentare o ridurre lo zucchero nei frutti, migliorare i colori, sempre all’interno di una cromia naturale. Inoltre, riusciamo a contenere gli effetti delle fisiopatie, cioè le alterazioni delle piante dovute non ai parassiti, ma alle condizioni ambientali, come carenza o eccesso di acqua e altri stress climatici». E ancora: «Mentre gli Ogm tradizionali creano combinazioni genetiche che non esisterebbero in natura, le Tea si limitano a velocizzare o ottimizzare ciò che la selezione naturale o il miglioramento genetico classico farebbero in modo molto più lento e meno preciso. Una distinzione fondamentale, che ha rappresentato un punto di svolta nel dibattito politico».
Una opportunità per l’Italia, per l’Unione Europea e la produzione agricola a livello mondiale dove si stima che ogni anno fino al 40% dei raccolti alimentari viene perso a causa di parassiti e malattie, con danni economici globali causati dalle specie nocive invasive che ammontano a circa 220 miliardi di dollari all’anno. Solo in Italia l’impatto sull’agricoltura dei cambiamenti climatici e delle epidemia ha raggiunto 9 miliardi di euro nel 2024, secondo un’analisi della Coldiretti che nel 2025 ha rilevato lungo la Penisola il verificarsi di quasi mille eventi estremi, tra siccità e maltempo.
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