Cambiamento senza scossoni ai vertici di Banca d’Italia. Luigi Federico Signorini lascerà anticipatamente la carica di direttore generale il prossimo 31 marzo, con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato, e gli subentrerà l’attuale vicedirettore generale Paolo Angelini. Una transizione ordinata, nel solco della continuità, che non modifica gli equilibri di Palazzo Koch e che si inserisce in una dinamica ormai fisiologica per i componenti del direttorio, i quali, una volta assunta la funzione manageriale apicale, escono di fatto dal tradizionale percorso professionale e si avviano verso il pensionamento.
La decisione di Signorini, formalmente comunicata al governatore Fabio Panetta e al Consiglio superiore, matura dopo il compimento dei settant’anni nello scorso ottobre e al termine di un lungo ciclo professionale interamente trascorso in Banca d’Italia. Nella lettera indirizzata al personale, il direttore generale uscente parla apertamente di una scelta di vita: dopo “oltre quarant’anni in Banca d’Italia” e “tredici anni nel Direttorio, non senza periodi turbolenti”, “mi è parso giunto il momento di fare un passo indietro, lasciando il campo a nuove competenze e nuove energie”. Parole che restituiscono il senso di una conclusione naturale, priva di forzature, e che segnano una differenza rispetto ai suoi predecessori Lamberto Dini e Fabrizio Saccomanni, che lasciarono Palazzo Koch per assumere incarichi di governo.
Il contesto rafforza l’immagine di un passaggio quasi indolore. Il mandato di Signorini sarebbe comunque scaduto nel 2027 e l’uscita anticipata consente di evitare sovrapposizioni e incertezze in una fase delicata, anche sul piano istituzionale ed elettorale. Come lui stesso sottolinea, gli ultimi anni sono stati “particolarmente impegnativi”, tra crisi bancarie, tensioni finanziarie e il doppio ruolo di direttore generale e presidente dell’Ivass, incarico che per legge spetta al vertice gestionale della Banca d’Italia.
La successione è stata avviata seguendo l’iter previsto dall’ordinamento, che coinvolge governo e Quirinale e si concluderà con un decreto del Presidente della Repubblica. Ma sul piano sostanziale il quadro è già chiaro e improntato alla continuità. Paolo Angelini, senese, classe 1958, rappresenta una delle figure tecniche più solide dell’Istituto. Entrato in Banca d’Italia oltre quarant’anni fa, ha attraversato diverse fasi dell’evoluzione dell’Eurosistema, contribuendo in modo decisivo alla creazione della Segreteria tecnica per l’Eurosistema e la stabilità finanziaria, struttura destinata a diventare nel 2014 il Servizio stabilità finanziaria. La sua esperienza nella vigilanza bancaria e finanziaria, culminata nella responsabilità assunta nel 2021, lo accredita come garante di rigore, competenza e conoscenza profonda dei dossier più sensibili.
Accanto ad Angelini, il nuovo assetto del direttorio vede l’ingresso di Gian Luca Trequattrini, attuale funzionario generale e segretario del Direttorio. Anche la sua è una nomina che viene letta come un segnale positivo all’interno e all’esterno di Bankitalia. Grande conoscitore della Banca, esperto di vigilanza e concorrenza, tessitore di relazioni solide e sensibile ai temi dell’organizzazione aziendale, Trequattrini porta con sé una lunga esperienza maturata dal suo ingresso in Via Nazionale nel 1986. Nel corso degli anni ha seguito passaggi chiave come la riforma del capitale della Banca d’Italia e ha ricoperto l’incarico di responsabile per l’etica e la prevenzione della corruzione, un profilo che rafforza l’attenzione alla governance e all’integrità istituzionale.
Nella sua lettera di commiato, Signorini non nasconde l’orgoglio per il percorso compiuto e per il capitale umano dell’Istituto, ricordando come nelle “infinite interazioni avute nel lungo corso degli anni” abbia sempre riscontrato “preparazione, intelligenza e dedizione, tutte messe al servizio del Paese”. Un saluto che è anche un passaggio di testimone consapevole: il Consiglio superiore, scrive, ha individuato in Angelini e Trequattrini “persone di indiscussa statura ed esperienza”, alle quali rivolge “di cuore il più grande augurio di successo”.
Fino all’ultimo giorno, assicura, resterà al lavoro, con “un fitto programma” da portare avanti. Un’uscita di scena sobria e istituzionale, coerente con lo stile di una carriera che ha attraversato decenni cruciali della storia finanziaria italiana ed europea, e che si chiude senza strappi, lasciando un’Istituzione solida e una linea di continuità ben tracciata.
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