Dopo la decisione della scorsa settimana da parte della Federal Reserve di non tagliare i tassi nonostante le pressioni da parte del presidente Donald Trump, anche la Banca Centrale Europea (Bce) ha scelto di mantenere inalterati i tassi di interesse nella prima riunione di politica monetaria dell’anno. Quello sui depositi resta dunque al 2%, mentre i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e marginali si confermano rispettivamente al 2,15% e al 2,40%. Come si legge nel comunicato ufficiale diffuso oggi dall’Eurotower, l’inflazione è in linea con l’obiettivo del 2% a medio termine e l’economia europea si dimostra resiliente nonostante il difficile contesto mondiale. Le prospettive per il futuro, tuttavia, rimangono incerte, soprattutto considerando le tensioni a livello geopolitico e commerciale. Il Consiglio conferma, dunque, che continuerà a seguire un approccio guidato dai dati per le decisioni future.
Cosa si aspetta ora il mercato
I mercati avevano ampiamente anticipato una pausa accompagnata da un messaggio prudente e la reazione di azioni e rendimenti europei è stata contenuta. La Bce appare ora a suo agio con l’attuale orientamento monetario, pur ribadendo un attento monitoraggio dell’evoluzione di inflazione e cambio. “Guardando avanti, – prevede Antonella Manganelli, amministratore delegato di Payden & Rygel Italia – ci attendiamo tassi stabili nel breve termine, ma riteniamo non trascurabile la probabilità di un graduale ritorno a un orientamento più restrittivo nella seconda parte dell’anno, qualora dovessero riemergere pressioni inflazionistiche superiori a quanto attualmente incorporato nelle aspettative di mercato”.
“La Bce potrebbe tagliare i tassi nella seconda metà del 2026, ma la soglia per farlo è elevata. – concorda Sandra Rhouma, european economist di AllianceBernstein – Finora, nulla sembra sufficiente a modificare la funzione di reazione del Consiglio direttivo. Dal canto suo, la Presidente Lagarde ha sistematicamente ridimensionato i fattori che potrebbero mettere in discussione l’attuale orientamento di politica monetaria. Dunque, sebbene la comunicazione della Bce possa diventare sempre più fragile, è ragionevole aspettarsi nessun cambiamento di posizione per almeno i prossimi sei mesi”.
Focus sul cambio euro/dollaro
Nel corso di questa riunione si è parlato anche del tasso di cambio tra euro e dollaro, dopo i movimenti sul fronte valutario che hanno visto un indebolimento del biglietto verde. Nei fatti, la Bce non ha un obiettivo specifico sul tasso di cambio, ma ne monitorerà la trasmissione all’inflazione e le implicazioni per la funzione di reazione.
“Nonostante ciò, – commenta Rhouma di AllianceBernstein – ritengo che un euro persistentemente più forte, combinato con una disinflazione interna più rapida e una maggiore disinflazione importata, potrebbe diventare un catalizzatore per un aggiustamento della politica monetaria nel corso dell’anno”.
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