I tassi di interesse di riferimento nell’Eurozona si alzano ancora per la seconda volta quest’anno. Nella riunione odierna la Banca centrale europea (Bce) ha deciso di aumentare il costo del denaro di 25 punti base, portando il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%. Il rialzo, da solo, potrebbe essere quasi un non-evento, visto che era ampiamente atteso, dopo che l’inflazione nell’Eurozona è tornata a superare la soglia del 3%, allontanandosi ulteriormente dall’obiettivo del 2%. “Il conflitto in Medio Oriente – si legge nel comunicato Bce che accompagna la decisione – continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato”. Cruciale ora l’atteggiamento della Bce nei confronti del rischio energetico, con il petrolio tornato sopra la soglia dei 100 dollari al barile e il gas europeo sui livelli massimi da fine 2022, con un aumento del 125% rispetto al dato medio del 2025.
“Con l’avvicinarsi dell’inverno e con i livelli delle riserve di gas naturale vicini ai minimi stagionali per questo periodo dell’anno, il consiglio direttivo monitorerà attentamente il rischio di ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi. – sostengono da Columbia Threadneedle Investments -Più a lungo i prezzi dell’energia rimarranno elevati, maggiori saranno i rischi di effetti secondari”.
Importante quindi seguire la conferenza stampa di Christine Lagarde, presidente della Bce, per intuire le future mosse.
Le sue nuove proiezioni economiche su crescita e inflazione sono purtroppo in parte già vecchie prima ancora di essere pubblicate. “La data limite per incorporare le informazioni nelle previsioni Bce era il 18 agosto. – precisa Gabriel Debach, market analyst di eToro -Da quel momento il Brent è salito di circa il 10% e il gas (Ttf) di circa il 20%. La Bce presenta quindi oggi delle stime costruite, almeno in parte, prima dell’ultima accelerazione dello shock energetico”. Per capire la possibile evoluzione dei tassi nell’Eurozona la grande incognita quindi sarà quanto spazio il board quidato da Christine Lagarde concederà all’energia nella funzione di reazione della banca centrale. Visto che per l’Europa il tema pesa più che per gli Stati Uniti.
La ricaduta sui mutui
La fascia di mutuo per l’acquisto delle abitazioni più richiesto in Italia si attesta tra i 125mila e i 150mila euro, e ha una durata di 25 anni. Con l’aumento dei tassi dello 0,25% la rata mensile salirà di +15 euro per un finanziamento da 125mila euro, raggiungendo i +25 euro per un mutuo da 150mila euro, portando ad un aggravio di spesa tra +180 e i +300 euro a famiglia.
“Secondo le ultime stime il mercato dei mutui a tasso variabile vale in Italia circa 150 miliardi di euro, interessando più di 1 milione di famiglie che hanno optato per questa tipologia di finanziamento – spiega il presidente di Adusbef, Antonio Tanza – Il vero problema, tuttavia, è che l’aumento del costo del denaro si aggiungerà a tutti gli altri effetti negativi della crisi internazionale, aggravando il conto per le famiglie e incidendo su bilanci, capacità di spesa e consumi”.
L’aggravio per le piccole imprese
L’aumento di 25 punti base dei tassi da parte della Bce si trasforma in un aggravio significativo per le micro e piccole imprese italiane, secondo Confesercenti: se il rialzo fosse trasferito integralmente dalle banche al costo dei finanziamenti, sui circa 93 miliardi di euro di credito attualmente in essere per le attività con meno di 20 addetti, a regime, l’onere aggiuntivo sarebbe pari a 460 milioni di euro su base annua. In un quadro segnato già da una progressiva riduzione dei finanziamenti per le micro e piccole imprese. Dal gennaio 2019 al giugno 2026, infatti, lo stock di credito alle piccole imprese è diminuito di 28 miliardi di euro, con una contrazione del 23,4%, molto più intensa del -2,9% registrato dall’insieme delle imprese italiane.
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