Scade oggi, lunedì 5 ottobre, lo sconto sulle accise del gasolio da 6,1 centesimi di euro. Al suo posto arriverà il meccanismo delle accise mobili. In ogni caso, sconti e price cap introdotti dai alcuni marchi petroliferi (iniziativa partita da Eni e poi copiata da Ip, Tamoil e Q8) hanno portato nell’ultima settimana a ribassi generalizzati dei prezzi in tutta Italia.
Il meccanismo delle accise mobili
Da domani entrerà in gioco il meccanismo delle accise mobili, uno strumento già previsto dalla legge che lega la possibilità di ridurre l’imposta all’extragettito Iva generato dall’aumento del prezzo del petrolio. A differenza degli sconti fissi adottati finora, con le accise mobili non è possibile indicare in anticipo uno sconto certo per ogni litro di carburante, ma l’entità dell’eventuale riduzione dipenderà dall’andamento dei prezzi e dall’extragettito disponibile.
La misura era stata annunciata dal premier Giorgia Meloni dopo il Consiglio dei ministri del 16 settembre ed è stata successivamente ribadita anche nei rapporti con la Commissione europea. La linea è stata confermata nei giorni scorsi anche dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.
I costi per lo Stato
Dal 19 marzo 2026 il governo è intervenuto direttamente sui prezzi alla pompa con 13 provvedimenti per tagliare le accise su benzina e gasolio. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia, gli interventi hanno comportato un costo di circa 2,1 miliardi di euro per lo Stato. A questa cifra si aggiungono circa 500 milioni di crediti d’imposta destinati alle categorie maggiormente esposte all’aumento dei costi del carburante, come autotrasportatori, agricoltori e pescatori. Il conto complessivo arriva quindi a circa 2,6 miliardi di euro.
I prezzi medi
Secondo l’Osservaprezzi del Mimit, ad oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale è pari a 2,048 euro/l per la benzina e 2,242 euro/l per il gasolio; sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,062 euro/l per la benzina e 2,26 euro/l per il gasolio.
Complessivamente, da domenica 27 settembre, giorno prima dell’avvio del tetto Eni, i prezzi medi della benzina sono scesi di 11,1 centesimi, quelli del gasolio di 13,5 centesimi. Scende anche il prezzo della materia prima: il petrolio. Il Brent, riferimento in Europa, è in flessione dello 0,73% a 101,52 dollari al barile, mentre il Wti, riferimento in Usa, è sceso dell’1,14% a 89,97 dollari al barile.
L’Adusbef: Rincari tassa occulta
Ma, sottolinea Adusbef, in sei mesi il caro-carburanti è costato agli automobilisti italiani oltre 4,7 miliardi di euro a titolo di maggiori spese ai distributori, e solo a luglio e agosto l’aggravio sui rifornimenti ha raggiunto quota 1,7 miliardi di euro. Considerando il periodo che va da marzo ad agosto 2026, i litri di benzina e gasolio venduti su strade e autostrade italiane (escludendo l’extra-rete) in ogni singolo mese, e i prezzi medi mensili dei carburanti alla pompa, gli automobilisti hanno speso in sei mesi circa 30 miliardi di euro a titolo di rifornimenti, spiega Adusbef. Nello stesso periodo del 2025, complice anche una diversa composizione delle accise per effetto del riordino scattato lo scorso gennaio, il conto era stato di 25,3 miliardi di euro.
“Per capire l’impatto del caro-carburanti in Italia basti pensare che in soli 6 mesi i rialzi dei listini alla pompa causati dalla guerra in Iran hanno determinato una tassa occulta da 80 euro a singolo cittadino residente, neonati compresi”, ha commentato il presidente Adusbef, Antonio Tanza.
Le entrate per lo Stato
Per le casse erariali, le entrate nel bimestre in esame sono rimaste stabili nonostante i rincari: 5,1 miliardi di euro nel 2025, 5,2 miliardi a luglio-agosto 2026. Ciò per effetto sia del riordino delle accise, sia della minore tassazione applicata dal governo sul gasolio per calmierare i listini alla pompa, con il peso di Iva e accise sul diesel sceso ad agosto dal 57% del 2025 al 43% circa del 2026.
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