Seduta di passione per i titoli delle utilities quotate a Piazza Affari. All’indomani dell’approvazione da parte del consiglio dei ministri del Decreto energia il comparto soffre sotto una raffica di vendite: Enel -3,24%, A2A -3,02%, Iren -1,92%, Terna -1,16%, Italgas -0,73%, Hera -0,65%.).
Fuori dal paniere principale Iren cede il 2,7% a 42,08 euro ed Erg il 5,64% a 22,4 euro (è anche alle prese con voci di riassetto azionario). Il decreto contiene misure per la riduzione dei costi energetici a famiglie e industrie. “Le indicazioni sono a nostro avviso negative per gli operatori energetici (Utility ed Oil) e positivo per i settori industriali (in termini di minor costo energia)”, commentano gli analisti di Equita Sim. Le misure, spiegano gli analisti, per le utility “introducono un rischio regolatorio e riducono la visibilità sull’evoluzione dei prezzi energia in ragione dell’incertezza sull’applicazione delle misure Ets. L’esclusione dei diritti CO2 per i generatori CCGT richiede infatti l’approvazione della Ue (normativa sugli aiuti di Stato) che riteniamo complessa anche in termini di timing (le norme Ets si applicherebbero dal 2027)”.
Tra le nuove misure figura un aumento del 2% dell’Irap per le società del settore energetico per due esercizi fiscali (2026-27), con un gettito complessivo previsto di un miliardo. Su questo aspetto, secondo Intermonte, “considerando la quota di attività domestiche soggette all’Irap aggiuntiva rispetto al totale delle attività di gruppo, stimiamo un impatto sull’Eps 2026 di circa il 3% per le Regulated Utilities, del 2% per le Integrated Utilities (ad eccezione di Acea all’1%) e per Erg. Per le società del settore energetico, l’impatto è molto più limitato (stimiamo circa l’1% per Eni) e sostanzialmente nullo per gli altri titoli”. Sotto questo profilo Intermonte evidenzia che nel calcolare uno scenario ipotetico di worst case per i produttori rinnovabili, il potenziale impatto negativo complessivo sul Pun (Prezzo Unico Nazionale) sarebbe nell’ordine di 25-30 euro/MWh. I titoli più penalizzati sarebbero Erg, seguita da A2A, Iren ed Enel. “Continuiamo a ritenere che eventuali interventi sul funzionamento del mercato elettrico siano altamente complessi da attuare e debbano necessariamente essere discussi a livello europeo, possibilmente nell’ambito di una più ampia revisione dei costi della CO2 per tutti i settori industriali”, aggiungono gli esperti.
Secondo gli analisti di Banca Akros, il decreto “conferma che il governo italiano intende separare i prezzi finali dell’energia elettrica dal costo dei diritti di emissione di CO2”. Le società con esposizione alla generazione idroelettrica, eolica e solare “potrebbero subire un impatto negativo a causa della diminuzione dei prezzi all’ingrosso dell’energia”, aggiungono.
Leggi anche:
Ondata di freddo spinge consumi elettrici ai massimi da 2014
© Riproduzione riservata