Paradossi di sinistra: le battaglie teoricamente a favore delle donne spesso si trasformano in un boomerang che finisce per penalizzarle e allontanare il famoso tetto di cristallo. Ne sono sempre più convinte anche le femministe, come dimostra la polemica che sta montando nel Regno Unito contro l’obbligo per le aziende di fornire accomodamenti speciali alle dipendenti in menopausa. Un cavallo di battaglia della cultura woke, che magari sarà al tramonto ma che per ora continua a orientare le politiche pubbliche.
Dalla prossima primavera, tutte le società con oltre 250 dipendenti dovranno pubblicare un piano d’azione ad hoc per venire incontro alle dipendenti più âgée, offrendo per esempio ventilatori da scrivania, modifiche alle uniformi, pause aggiuntive, più smart working. In arrivo anche aree private per riposarsi, sedie ergonomiche (che evidentemente uomini e donne giovani non si meritano…) e corsi di formazione per i manager, chiamati a fornire supporto in un campo che sarebbe di competenza dei medici.
Boomerang
Ma qui casca l’asino. Con queste nuove norme la menopausa viene sostanzialmente associata a una disabilità: donne fino a ieri produttive avrebbero bisogno di accomodamenti a non finire perché in preda a sbalzi d’umore, vuoti di memoria, crisi di rabbia incontrollabile, “nebbia” mentale e chi più ne ha più ne metta. Un discorso che in bocca a un uomo avrebbe fatto scendere in piazza coi forconi proprio le associazioni femministe che tanto hanno caldeggiato la misura. Il problema però è che non si può essere “sane” e “malate” a giorni alterni, manager efficienti quando fa comodo e “panda” da proteggere in caso di errori e difficoltà. Di accomodamento in accomodamento, la campagna finirà per disintegrare la credibilità delle donne in ufficio.
Le critiche
Lo hanno spiegato anche le autrici di The Glass Wall, diventato un caso editoriale dieci anni fa e salito al rango di “Bibbia” della donna in carriera, tanto da essere appena stato ripubblicato per festeggiarne l’anniversario. Sue Unerman e Kathryn Jacob non hanno esitato a puntare il dito contro la campagna pro menopausa: «Le regole del club prevedono che tu sia meno efficiente sul lavoro. Che tu sia distratta e smemorata. Che tu sia volubile e inaffidabile. È un po’ come avere una carta per uscire di prigione: “Oh, che sbadata, mi sono dimenticata dove fosse la riunione”. Solo che è una carta per uscire di prigione che equivale a spararsi in un piede». Donne avvisate mezze salvate.
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