La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina si gioca su più fronti: da un lato i dazi diretti, dall’altro le rotte alternative con cui Pechino li aggira. Come riporta il Financial Times citando i dati del Census Bureau statunitense, a maggio il valore delle merci esportate direttamente dalla Cina agli USA è crollato del 43% su base annua, un buco da 15 miliardi di dollari. Eppure, nello stesso mese, l’export totale cinese è aumentato del 4,8%, trainato da una crescita del 15% verso i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico e del 12% verso l’Unione Europea.
Una parte consistente delle merci sta percorrendo nuove strade per raggiungere indirettamente il mercato statunitense, sfruttando triangolazioni attraverso Vietnam, Indonesia, India e Emirati Arabi. In Vietnam, ad esempio, le riesportazioni cinesi stimate da Capital Economics hanno toccato i 3,4 miliardi di dollari a maggio, il 30% in più rispetto allo stesso mese del 2024. Anche l’Indonesia registra un aumento: 800 milioni di dollari, equivalenti a un +25% annuo. Il meccanismo è noto: le aziende cinesi inviano semilavorati o componenti elettronici, come circuiti stampati e display, che vengono assemblati o semplicemente transitano nei Paesi terzi prima di raggiungere gli USA, formalmente come merci locali. Le esportazioni cinesi di componenti elettronici verso il Vietnam infatti sono salite del 54%, pari a 2,6 miliardi di dollari, rispetto a maggio 2024.
Sembra essere proprio il Vietnam il paese destinato a essere la pedina fondamentale nello scacchiere economico della lotta tra le due super potenze. Ma Washington ha reagito: il nuovo accordo commerciale siglato con Hanoi prevede un dazio del 40% sulle merci riesportate, misura che prende di mira proprio le triangolazioni con la Cina.
Nel frattempo, l’India si ritaglia un ruolo strategico nella nuova mappa del commercio globale. A maggio, le esportazioni indiane verso gli USA sono aumentate del 17%, mentre le importazioni da Cina e Hong Kong sono salite del 22,4%. A trainare il fenomeno è Apple, che ha annunciato il trasferimento in India dell’intero assemblaggio degli iPhone destinati al mercato americano.
Anche gli Emirati Arabi registrano una crescita delle importazioni dalla Cina: +1,1 miliardi di dollari su base annua a maggio (+20%). Laptop, smartphone e sigarette elettroniche guidano l’incremento, a conferma di un altro trend in atto: la Cina sta ampliando l’orizzonte dei propri mercati di sbocco.
In Europa, intanto, le eccedenze cinesi non vengono più soltanto riesportate: spesso sono direttamente consumate. Secondo la Commissione europea nei primi cinque mesi del 2025 le importazioni di tessili, macchinari e prodotti chimici dalla Cina sono cresciute nettamente. Dopo che gli Stati Uniti hanno tolto i vantaggi doganali agli e-commerce cinesi, come Temu e Shein, i loro pacchi si sono spostati in massa verso l’Europa.
Ora anche l’Unione Europea vuole intervenire: sta pensando di togliere l’esenzione dai dazi per i pacchi sotto gli 800 euro e di aggiungere una tassa di 2 euro per ogni spedizione.
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