In un mondo segnato da incertezze geopolitiche e commerciali, valutazioni tirate negli Stati Uniti e timori di bolla tecnologica, il Giappone sorge sotto una nuova luce. Non solo come porto sicuro, ma come una storia di crescita e diversificazione del portafoglio. Il 2025 lo ha suggerito e il 2026 sembra già confermarlo. L’indice Nikkei 225 ha chiuso il terzo anno consecutivo in positivo, toccando nuovi massimi storici a gennaio. Mentre i titoli di Stato giapponesi hanno raggiunto livelli record nei giorni scorsi. Dietro i numeri c’è soprattutto un cambio di clima politico ed economico che gli investitori stanno imparando a chiamare “Takaichi trade” (come il “Trump trade” di fine 2024).
L’effetto nipponico
Quando Sanae Takaichi, prima donna alla guida del Giappone, ha dichiarato in campagna elettorale “Japan is back” (“il Giappone è tornato”), sembrava la solita affermazione politica di circostanza. A distanza di un anno, però, i fatti dimostrano qualcosa di più. La sua agenda combina sostegno fiscale, riforme della governance aziendale e una politica economica orientata alla crescita. Le elezioni anticipate dell’8 febbraio, indette dalla stessa Takaichi con l’obiettivo di affiancare un mandato popolare a quello ricevuto dai membri del suo partito lo scorso ottobre – quando è stata eletta leader del Liberal Democratic Party (LDP) ed è diventata primo ministro – le potranno garantire quel rafforzamento utile per il suo programma espansivo. Il pacchetto economico complessivo supera i 21.000 miliardi di yen e ha già spinto la Bank of Japan a considerare una revisione al rialzo delle sue proiezioni di crescita.
Takaichi gode di un consenso popolare superiore al 70% e “questo scenario interno offre un’alternativa credibile agli Stati Uniti”, sostiene Emily Badger, portfolio manager di Man Group. Il messaggio per gli investitori è chiaro: il Giappone vuole tornare a crescere. E il rafforzamento della leadership della Takaichi è il presupposto.
Sull’aspettativa di una vittoria elettorale e di una maggiore stabilità politica l’azionario giapponese ha corso. I settori più favoriti dal “Takaichi trade” sono quelli legati all’intelligenza artificiale, all’energia nucleare e alla difesa. Anche l’obbligazionario ha sorpreso con il rendimento del titolo di Stato a 40 anni che ha superato il 4%, un livello mai visto prima. Per molti investitori, abituati a rendimenti compressi, il Giappone inizia così a rappresentare un’alternativa credibile per diversificare, sia sull’azionario sia sul reddito fisso. La domanda chiave ora è: può il Giappone passare da “asset rifugio” a nuova frontiera di investimento?
Opportunità
Il fattore politico conta. Non solo perché un sostegno popolare è condizione necessaria per un governo longevo, e un governo longevo tende a favorire una performance più solida e duratura dei mercati. Ma anche perché la sua leadership ha un valore simbolico in una società tradizionalmente poco incline al cambiamento. Il Giappone soffre da anni di uno spesso “soffitto di cristallo”: le donne elette alla camera bassa sono ancora meno del 10%. La sua nomina e la sua vittoria alle prossime elezioni potrebbero rappresentare un importante punto di svolta verso una realtà più dinamica. Ed è proprio qui che molti investitori vedono il potenziale non ancora pienamente espresso.
Se le riforme verranno attuate con efficacia, il mercato nipponico potrebbe beneficiare di una rivalutazione strutturale. Gli analisti di Bank of America hanno fissato obiettivi per la fine del 2026 a 55.500 per l’indice Nikkei. «Siamo ottimisti sulle prospettive delle azioni giapponesi per l’anno in corso, – afferma il colosso degli investimenti Blackrock in un suo recente report dal titolo eloquente “Perché il 2026 potrebbe essere un anno promettente per il mercato azionario giapponese” – poiché ulteriori riforme e il programma fiscale del nuovo primo ministro sostengono l’espansione dell’economia nazionale». Un sondaggio condotto tra i clienti di BlackRock a fine 2025 ha indicato che circa il 40% degli intervistati intendeva aumentare la propria esposizione ai mercati dell’area Asia-Pacifico entro il primo trimestre del 2026.
Esistono rischi che devono essere monitorati. Il rapporto con la Cina resta delicato e anche quello con gli Stati Uniti potrebbe riservare sorprese. Ma oggi il Giappone offre una narrazione più convincente. Le riforme potrebbero portare la Borsa di Tokyo, cronicamente sottovalutata rispetto ai mercati sviluppati, a una rivalutazione a lungo termine. Le opportunità non mancano, soprattutto tra le società orientate al mercato interno. Anche alcuni grandi nomi della tecnologia, come Hitachi o Fujitsu, continuano a essere considerate interessanti da diversi analisti. Considerato che il Giappone è sottorappresentato negli indici globali – nell’Msci World le azioni giapponesi rappresentano meno del 6% – «gli investitori potrebbero valutare un Etf dedicato per aumentare la propria esposizione al paese se il contesto resterà favorevole», consigliano da Blackrock.
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