Le guerre nel Medio Oriente e nel cuore dell’Europa stanno mettendo a dura prova anche i bilanci delle aziende agricole italiane. A pesare è soprattutto la bolletta sempre più cara. Ma l’agricoltura italiana non sta a guardare e scende in campo contro la crisi energetica con nuovi impianti fotovoltaici installati sulle coperture delle aziende che consentiranno di arrivare a coprire circa un terzo dei consumi elettrici del settore, generando 540 milioni di euro di risparmi energetici ogni anno, pari a oltre 10,8 miliardi di euro nell’arco di vent’anni di vita degli impianti. Ridurre la bolletta del Paese e delle imprese aumentando l’autoapprovvigionamento in maniera sostenibile, in un momento di grandi tensioni internazionali, è infatti l’obiettivo del nuovo bando Agrisolare promosso dal ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare che consente alle imprese agricole di presentare, entro le ore 12 del 9 aprile 2026, progetti per la realizzazione degli impianti. Le domande stanno già arrivando numerose considerando che potranno essere finanziate tra 4 mila e 6 mila nuove imprese che potranno completare gli investimenti fino al 31 dicembre 2028, garantendo tempi adeguati alla piena realizzazione degli interventi. Il contributo a fondo perduto dell’80% è concesso alle imprese che installano pannelli fotovoltaici sui tetti dei fabbricati rurali, dalle stalle alle serre, dai magazzini alle cantine. E tra i criteri che costituiscono un elemento di priorità c’è anche l’iscrizione alla Rete del lavoro agricolo di qualità a tutela dei lavoratori agricoli, fa sapere la segretaria generale della Uila-Uil Enrica Mammucari.
La rimozione dell’amianto
Nel finanziamento rientrano anche altri interventi complementari tutti con finalizzazioni ambientali. È il caso della rimozione dell’amianto che con i progetti finanziati a oggi consentirà di smaltire oltre 3,6 milioni di metri quadrati del materiale pari al 2,4% del totale dei siti mappati a livello nazionale dal ministero dell’Ambiente. Le aziende, nei progetti già finanziati, potranno anche dotarsi di oltre 17 mila sistemi di accumulo, con una capacità di 721 Mw, ossia il 7,9% della capacità di accumulo totale italiana registrata nel 2024 dal Gse. La misura può contare su ulteriori 800 milioni grazie al rifinanziamento del Pnrr che porta così il budget totale a 3,15 miliardi. Si tratta infatti del quarto bando agrisolare rinnovato dal governo che riconosce il ruolo importante che il settore agricolo può svolgere nella produzione di energia sostenibile, anche per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Lo straordinario successo dell’iniziativa Parco Agrisolare ha infatti indotto la Commissione europea a finanziare a più riprese la misura nell’ambito del Pnrr. Si è passati da una dotazione originaria di 1,5 miliardi di euro a 2,3 miliardi dopo la prima rimodulazione. Già oggi secondo il ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare con i 2,3 miliardi di euro sono stati finanziati oltre 23 mila progetti e il target assegnato, in termini di potenza da fonti rinnovabili da installare, è stato addirittura quadruplicato passando da 375 Mw a oltre 1.500 Mw. Per il settore agricolo ciò equivale ad un aumento della potenza installata del 47,7% rispetto a quella esistente, con i progetti già realizzati la capacità solare segna un balzo del 26%. Per alcune regioni, soprattutto quelle del Sud, l’aumento della capacità è ben più consistente: Campania+ 120%, Molise +112%, Puglia + 76%. Attualmente sono oltre 15 mila le imprese che hanno già completato l’investimento con una potenza installata di circa 1.000 Mw.

«La misura Parco Agrisolare dimostra il grande lavoro compiuto dal governo Meloni per rendere le imprese agricole più competitive e sostenibili», ha sottolineato il ministro Francesco Lollobrigida. «Con gli obiettivi complementari abbiamo anche contribuito a eliminare l’amianto e ad aumentare la capacità di accumulo del nostro sistema elettrico senza sacrificare un solo metro quadro di suolo agricolo», ha precisato il ministro. Se infatti i pannelli fossero stati installati a terra avrebbero richiesto l’uso di 3 mila ettari di terra che oggi invece possono essere utilizzati a scopi agricoli. «È necessario salvaguardare le campagne per garantire la sovranità alimentare nazionale fermando le speculazioni e il consumo di suolo con impianti fotovoltaici a terra che sono incompatibili con l’attività agricola», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’esprimere apprezzamento per l’intervento che offre opportunità per le imprese agricole e per il Paese senza l’occupazione di suolo fertile. Si evita cosi un impatto pesante sul territorio che porta un numero sempre maggiore di comunità locali ad insorgere contro le invasive distese di pannelli “mangia-suolo” che minacciano la sovranità alimentare, il paesaggio e il turismo. Un pericolo evidenziato nell’ultimo rapporto Ispra dal quale emerge che nel 2024 il suolo consumato dai nuovi pannelli fotovoltaici a terra risulta quadruplicato: si passa dai 420 ettari del 2023 a oltre 1.700 ettari del 2024, un aumento notevole se si considerano i 75 ettari e i 263 rilevati rispettivamente nel 2021 e nel 2022. E ben l’80% delle superfici coperte da fotovoltaico a terra precedentemente erano utilizzate ai fini agricoli. Tra le regioni che destinano più territorio a questo tipo di impianti spiccano Lazio (443 ettari), Sardegna (293 ettari) e Sicilia (272 ettari).
Gli Oscar Green
L’agrisolare previsto dal nuovo bando, invece, si integra perfettamente con la realtà circostante come dimostrano diverse esperienze imprenditoriali presentate nelle ultime edizioni degli Oscar Green, il premio per l’innovazione dei giovani Coldiretti. Soraya Zorzettig ha vinto il premio Oscar Green della Coldiretti per aver realizzato a Udine in Friuli Venezia Giulia un innovativo e originalissimo glamping ispirato alle api. Ogni casetta/chalet a forma di alveare è realizzata in legno di larice e, grazie alla presenza di pannelli fotovoltaici sul tetto, è energicamente indipendente. Labadini Luciano e Costantino Società Agricola di Parma gestiscono un’azienda che alleva bovini da latte per parmigiano reggiano e che produce anche energia pulita grazie a un impianto biogas e a pannelli solari. A Scalea, in provincia di Cosenza, le piante di cedro liscio “diamante” crescono all’ombra di serre con pannelli fotovoltaici nell’azienda Le Greenhouse della famiglia Lancellotta, un impianto di migliaia di piante, costantemente controllate da remoto tramite piccoli sensori. Nelle serre, i pannelli sono posti su strutture elevate e distanziate, che fungono allo stesso tempo da supporto per l’irrigazione. Le strutture portanti sono in acciaio mentre il tetto è costituito da “cupolini” trasparenti che si aprono e chiudono a seconda delle condizioni esterne di sole e vento. Le serre fotovoltaiche permettono così di contingentare l’acqua, favorire la subirrigazione, la fertirrigazione programmata, oltre alla vaporizzazione delle chiome.
Energie alternative
Esperienze che dimostrano che con misure come il nuovo bando agrivoltaico l’agricoltura italiana può continuare a produrre e recitare anche un ruolo sempre più da protagonista nelle energie alternative e nella difesa dell’ambiente. Lo dicono i numeri: il 16% dell’energia rinnovabile consumata in Italia nasce dai campi e dalle stalle, fornendo un contributo strategico al fabbisogno nazionale grazie all’impiego del fotovoltaico ma anche di biomasse, biogas, bioliquidi. Il nostro Paese si conferma così un protagonista assoluto nella transizione ecologica ed energetica, grazie anche a un’agricoltura che è la più green d’Europa. E c’è ancora spazio per crescere. Secondo uno studio di Coldiretti Giovani Impresa solo utilizzando i tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole sarebbe possibile recuperare una superficie utile di 155 milioni di metri quadri di pannelli con la produzione di 28.400 Gwh di energia solare, pari al consumo energetico complessivo annuo di una regione come il Veneto.
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