La tregua commerciale tra Usa e Pechino fa acqua da tutte le parti e le terre rare cinesi approdano di rado nei porti a stelle e strisce con conseguenze produttive già tangibili: le aziende di rivestimenti aerospaziali razionano l’ittrio, le società di semiconduttori scarseggiano di scandio mettendo a rischio i chip 5G e i fornitori aerospaziali sospendono temporaneamente la produzione.
In questo quadro, le terre rare saranno l’asso nella manica del presidente della Cina Xi Jinping nel vertice con Donald Trump programmato per fine marzo: una tre giorni a cavallo tra marzo e aprile confermata al momento solo dalla Casa Bianca, ma sulla quale sono puntate le attenzioni degli analisti geopolitici.
Un’arma per regolare i commerci e da giocare per arginare la guerra in Iran che sta mettendo in difficoltà il mercato asiatico, fortemente dipendente da gas e petrolio del Golfo: materie prime fondamentali per la sicurezza energetica cinese, rappresentando una quota sostanziale delle importazioni necessarie a sostenere la sua enorme economia industriale e di trasporto. Nonostante le crescenti importazioni da Russia e America Latina, la Cina ha infatti consolidato la cooperazione con i Paesi del Ccg (Consiglio di Cooperazione del Golfo) per garantire forniture stabili e diversificare le fonti. Ma ora gli stop imposti dalla guerra mettono nei guai l’economia del Dragone.
La Corte suprema
Il presidente americano partirà il 31 marzo per una visita di tre giorni. Il potere negoziale di Trump potrebbe però essere indebolito dalla recente sentenza della Corte Suprema, che ha dichiarato illegale una parte consistente dei dazi imposti dal presidente su molti Paesi, Cina compresa. Ma non solo. Il tallone d’Achille di Trump si chiama a tutti gli effetti “terre rare”.
L’industria a stelle e strisce soffre una grave carenza di terre rare, come l’ittrio e lo scandio, elementi di nicchia tra i 17 presenti, che svolgono funzioni chiave nella tecnologia della difesa, nell’industria aerospaziale e nei semiconduttori.
Secondo i dati doganali, sebbene Pechino abbia consentito la ripresa di numerose esportazioni di terre rare da quando ha imposto restrizioni ad aprile, le spedizioni di questi materiali raramente arrivano nei porti degli Stati Uniti e anche per questo i prezzi sono volati alle stelle come mai prima: il prezzo dell’ossido di ittrio ha subito una crescita drastica alla fine del 2025, con quotazioni europee che hanno raggiunto i 270 dollari al chilogrammo, spinte da un’impennata del 4.400% a causa di una carenza di approvvigionamento. La Cina mantiene prezzi più bassi, circa 7 dollari al chilo, ma la forte domanda per motori aeronautici e semiconduttori ne rende il valore estremamente volatile.
Sebbene la carenza di ittrio e scandio non abbia ancora influito gravemente sulla produzione di motori a reazione o chip, un funzionario del governo statunitense ha dichiarato alla Reuters che alcuni produttori statunitensi si trovano ora ad affrontare una «carenza» importante di alcune terre rare provenienti dalla Cina.
Oltre all’ittrio, i produttori di semiconduttori statunitensi stanno esaurendo le scorte di scandio, mettendo a rischio la produzione dei chip per il 5G, sotto scacco è dunque il settore della telefonia. Ma non solo. Con una produzione globale di sole poche decine di tonnellate all’anno, lo scandio svolge un ruolo piccolo, ma importante nelle celle a combustibile, nelle leghe aerospaziali di alluminio speciali e nella lavorazione e nel confezionamento avanzato dei chip. I principali produttori di semiconduttori statunitensi usano lo scandio per realizzare smartphone, ma negli ultimi mesi, i produttori di chip statunitensi hanno riscontrato ritardi nel ricevere nuove licenze di esportazione di scandio dalla Cina e hanno chiesto aiuto a Washington. Peccato che attualmente gli Stati Uniti non abbiano alcuna produzione sul suolo nazionale di scandio e non abbiano fonti alternative al di fuori della Cina.
Da parte sua, dunque, Xi Jinping non è mai stato così forte e potrebbe quindi usare questa arma per puntare a un periodo prolungato di stabilità nei rapporti con Washington.
Colli di bottiglia
D’altra parte la Cina domina il mercato mondiale delle terre rare (circa il 37% delle riserve e quasi il totale della quota di raffinazione). Nell’ottobre 2025, la Cina ha stretto i controlli su terre rare e tecnologie, richiedendo l’approvazione per l’export di materiali per semiconduttori avanzati, in risposta alle misure commerciali statunitensi. Poi Pechino si è impegnata a sospendere le restrizioni alle esportazioni degli elementi chimici, ma di fatto i colli di bottiglia non mancano.
Gli Stati Uniti stanno intensificando la collaborazione con partner come l’Australia, Malesia, Thailandia e Vietnam per ridurre la dipendenza dal monopolio cinese. Washington sta distribuendo ingenti risorse finanziarie sui progetti di estrazione e raffinazione di mezzo mondo. Delle dieci iniziative governative lanciate nel periodo tra il 2025 e il 2026, quattro sono sponsorizzate dagli americani e solo una dall’Europa: l’impianto di raffinazione e riciclo Carester nel Sud-Ovest della Francia. Gli Stati Uniti hanno inoltre concluso una serie di accordi di investimento con Australia, Malesia e Arabia Saudita. L’amministrazione americana sta poi spingendo per la creazione di un club di acquirenti all’interno del G7, con l’obiettivo di stabilire prezzi minimi che impediscano ai concorrenti cinesi di far fallire nuovi progetti attraverso politiche di dumping. L’Europa riconosce la necessità di un sostegno dal lato della domanda, ma al momento appare riluttante ad aderire a schemi proposti da Washington.
Bilanci terremotati
Così, la strategia americana al momento non sembra assolutamente sufficiente. Le negoziazioni tra Usa e Cina, con Pechino che a volte allenta le restrizioni, sono sempre più una partita a scacchi e a soffrire sono le grandi imprese Usa. Le più colpite dalla mancanza di terre rare sono principalmente quelle operanti nei settori tecnologico, automobilistico (in particolare veicoli elettrici) e della difesa.
Qualche nome? Ge Aerospace, produttore di motori aeronautici, influenzato dalla carenza di materiali per rivestimenti termici (ittrio); Rtx (Pratt & Whitney), altro produttore di motori e Honeywell. Applied Materials e Lam Research, società di apparecchiature per semiconduttori, ma anche Apple, Tesla e Ford. Aziende come Applied Materials e Lam Research sono state influenzate negativamente da questa carenza, rivedendo addirittura i bilanci e, in particolare, le previsioni sugli utili.
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