Il boom dell’argento, che nel 2025 è cresciuto di circa il 147% raggiungendo un record assoluto lo scorso 29 gennaio a 121,64 dollari l’oncia (per poi calare intorno agli 80) sta impattando innumerevoli comparti produttivi. E ora rischia di far crollare uno dei capisaldi della sempre più zoppicante rivoluzione verde: il comparto dei pannelli solari. L’argento infatti non è richiestissimo solo come bene rifugio o speculativo, ma anche perché viene impiegato in tantissimi settori industriali grazie alle sue infinite proprietà: dalla più alta conducibilità elettrica e termica fra tutti i metalli alle possibilità di riflessione della luce, fino alla capacità di agire come catalizzatore. Caratteristiche che lo rendono un componente chiave anche per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Colpo di grazia
La maxi richiesta e l’aumento dei prezzi dell’argento si sono così trasformati in una ulteriore zavorra per i produttori di pannelli solari, che già si trovavano in una situazione di crisi a causa della sovrapproduzione cinese che ha azzoppato le industrie europee del settore, costringendo la maggior parte dei marchi a lavorare a prezzi prossimi o appena al di sotto dei costi di produzione che – e qui sta il paradosso – nell’ultimo periodo sono inevitabilmente saliti a causa dello sprint della materia prima chiave.
Una spirale che rischia di dare il colpo di grazia al comparto. «L’argento è il principale fattore che contribuisce all’aumento dei costi di produzione dei pannelli solari», ha detto Derek Schnee, consulente senior per il settore solare commerciale dell’americana Jk Renewables a Reuters, aggiungendo che il costo dei pannelli solari è aumentato del 7-15% negli ultimi 12 mesi. Sulla stessa linea gli analisti del gruppo tedesco Heraeus, che hanno spiegato che la pasta d’argento da sola rappresenta il 30% dei costi totali delle celle solari.
Domanda in crescita
Il settore fotovoltaico assorbe 196 milioni di once troy, pari al 17% della domanda totale di argento. Entro il 2030, l’industria solare sarà la fonte di domanda d’argento in più forte crescita, raggiungendo 10 mila-14 mila tonnellate per anno (Tpa), pari a una forbice fra il 29 e il 41% dell’offerta. Nello stesso lasso di tempo, seppur con una crescita più lenta, aumenterà anche la domanda degli altri settori industriali, che potrebbe arrivare a quota 38 mila-40 mila Tpa. A quel punto, a far salire il prezzo concorrerà anche l’effetto scarsità, visto che l’offerta potrà soddisfare solo il 62-70% della domanda globale che, secondo le previsioni, sarà di 48 mila-54 mila Tpa, circa il doppio rispetto a quella attuale.
Deficit
E non si può neanche sperare troppo in un aumento della produzione per compensare il boom della domanda: se nel 2025 si è registrato il quinto deficit consecutivo, secondo il Silver Institute nel 2026 la tendenza si confermerà la stessa con uno squilibrio di circa 67 milioni di once. È prevista infatti una crescita solo modesta della produzione globale, intorno al +1,5%, sia grazie a un aumento delle estrazioni sia per il contributo del riciclo dell’argento.
Una situazione così grave che i produttori di pannelli solari stanno accelerando nella ricerca di materiali alternativi all’argento. E fra tutti spicca il rame, al momento scambiato a circa lo 0,5% del prezzo dell’argento. Longi green energy technology, il principale produttore cinese di pannelli solari, ha dichiarato a gennaio di aver compiuto progressi su una tecnologia di riduzione dei costi basata su metalli comuni e di prevedere l’avvio della produzione di massa tra aprile e giugno. Secondo alcune stime sempre di Reuters, il passaggio dalla metallizzazione in argento a quella a base di rame potrebbe portare a un risparmio di circa 15 miliardi di dollari all’anno per il settore a livello globale, con una produzione annuale di 500 gigawatt di energia solare. Si sperimenta anche con altri metalli, ad esempio con i nastri di alluminio che vengono impiegati sempre più spesso sui lati posteriori dei pannelli bifacciali.
Rivoluzione tecnologica
La rivoluzione tecnologica però presenta numerose sfide e incognite: l’argento è stabile, ragione per cui viene usato da decenni come metallo di contatto senza problemi di degradazione, mentre il rame può diffondere nel silicio e portare a un calo delle prestazioni rendendo necessarie barriere di diffusione, controlli di ossidazione e processi produttivi più complessi: tutti aspetti tecnici che aumentano i problemi produttivi e di conseguenza i costi, considerando che ormai per i pannelli solari si considera “standard” una garanzia di funzionamento di almeno 15/20 anni. Problemi di affidabilità che riguardano anche soluzioni ibride come la polvere di rame rivestita d’argento.
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