A gennaio l’economia statunitense ha creato 130 mila nuovi posti di lavoro, quasi il doppio delle attese, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3%. È quanto emerge dai dati diffusi mercoledì dal Dipartimento del Lavoro, che hanno ribaltato le previsioni di un mercato in rallentamento.
Le stime raccolte da Bloomberg indicavano in media un incremento di circa 65 mila occupati, con un ventaglio molto ampio: da un massimo di 135 mila nuovi impieghi a un minimo che ipotizzava una perdita netta di 10 mila posti. Un quadro reso ancora più incerto dai dati privati pubblicati la settimana precedente, che segnalavano difficoltà persistenti per i disoccupati e una dinamica occupazionale debole. La pubblicazione del rapporto è arrivata con alcuni giorni di ritardo a causa del breve shutdown parziale dell’amministrazione federale. Un’attesa che ha trasformato il consueto appuntamento mensile in un evento seguito con particolare tensione dagli operatori finanziari. Bank of America Global Research lo ha definito il “Super Bowl dei report sull’occupazione”, mentre l’economista Michael Madowitz del Roosevelt Institute ha ironizzato parlando di “#ConspiracyTheoryJobsday”, per il peso delle revisioni statistiche incluse nel dato di gennaio.
Proprio queste revisioni mostrano un quadro meno brillante nel medio periodo: nei dodici mesi chiusi a marzo 2025, l’economia ha creato complessivamente 898 mila posti in meno rispetto alle stime precedenti su base destagionalizzata. Un dato leggermente migliore rispetto alla correzione preliminare di settembre, che indicava una revisione al ribasso di 911 mila unità, ma che conferma un rallentamento più marcato del previsto.
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