Ansia per le prospettive economiche, a cui si somma la preoccupazione per il futuro di figli e nipoti. I boomer italiani, ossia tutti coloro che sono a cavallo tra gli ultimi anni del percorso lavorativo e i primi anni di meritata pensione, risultano animati da sentimenti contrastanti: da un lato la consapevolezza di appartenere a una generazione relativamente fortunata, dall’altro la crescente preoccupazione per la tenuta del proprio futuro economico e per quello di figli e nipoti. Stando a quanto emerge da un sondaggio effettuato da Moneyfarm e visionato in anteprima da Moneta, il 69% dei boomer – ossia con età compresa tra 56 e 70 anni – dichiara di provare ansia per le proprie prospettive economiche, con picchi del 76% tra le donne e del 77% tra chi, avendo tra i 56 e i 61 anni, vede ancora abbastanza distante l’uscita dal mondo del lavoro. L’assillo principale è il nodo della pensione pubblica. Solo il 24% del campione ritiene il futuro assegno pensionistico sufficiente a garantire un tenore di vita adeguato e molti sono convinti che sarà necessario integrare il reddito o ridimensionare le proprie aspettative.
Le soluzioni
Che fare allora? Una buona fetta individua nei risparmi (35%) e nella pensione integrativa (32%) le principali leve di sicurezza per gli anni a venire. Meno popolari le soluzioni legate alle rendite immobiliari (15%) o finanziarie (15%). A emergere è anche la difficoltà nella pianificazione di lungo periodo: quasi la metà dei rispondenti investe con un orizzonte temporale inferiore ai cinque anni, nonostante un’attesa di vita post-pensionamento che ormai supera i vent’anni. Solamente il 4% investe con un orizzonte compreso tra gli 11 e i 20 anni, mentre appena l’1 per cento guarda oltre le due decadi.
Il livello di ansia raddoppia per i genitori o nonni boomer. Il 79% del campione si dice preoccupato circa il futuro economico di figli e nipoti e il 75% dichiara di averli già sostenuti finanziariamente nel corso della loro vita adulta, spesso anche a costo di sacrifici personali (41%). Nonostante questo ruolo centrale di supporto, la reciprocità non è data per scontata. Solo 3 boomer su 10 si aspettano di ricevere aiuto dai figli in caso di bisogno, mentre per la maggioranza si tratta più di una speranza che di una sicurezza.
Passaggio generazionale
Un altro elemento irrisolto è il tema del passaggio generazionale. Solo una minima parte degli intervistati (9%) ha già formalizzato un testamento, mentre quasi la metà ritiene che non sia necessario programmare in anticipo la trasmissione della propria ricchezza. «Il paradosso dei boomer è quello di una generazione che ha costruito ricchezza e stabilità, ma che oggi fatica a sentirsi davvero protetta – asserisce Andrea Rocchetti, Global Head of Wealth di Moneyfarm – con l’allungamento delle aspettative di vita che impone di ripensare profondamente la previdenza: una fase pensionistica che può durare vent’anni o più non può essere affrontata con strumenti studiati per un orizzonte molto più breve».
A questo si aggiunge l’incertezza sul potere d’acquisto delle pensioni pubbliche, spesso percepite come insufficienti a garantire una vecchiaia serena, e la crescente complessità delle scelte finanziarie. «In questo contesto – aggiunge Rocchetti – la pianificazione del futuro diventa sempre più delicata e richiede maggiore consapevolezza, consulenza adeguata e un nuovo equilibrio tra responsabilità individuale e welfare collettivo».
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