Onu a un passo dalla bancarotta: António Guterres, a capo delle Nazioni Unite, ha scritto una lettera agli Stati membri dicendo che l’organizzazione è vicina al “collasso finanziario imminente” per colpa di quote non pagate e di una regola di bilancio che la costringe a restituire i fondi non spesi. A pesare anche il disimpegno degli Stati Uniti dopo l’elezione di Donald Trump, che ha ridotto i finanziamenti volontari alle agenzie Onu. Per fare qualche esempio, un quinto del bilancio dell’Unhcr, l’agenzia per i rifugiati dell’Onu, dipendeva dai fondi americani.
“La crisi si sta aggravando, minacciando l’attuazione dei programmi e creando il rischio di un collasso finanziario. E la situazione peggiorerà ulteriormente nel prossimo futuro”, ha aggiunto Guterres nella missiva inviata gli ambasciatori il 28 gennaio e resa pubblica da Reuters.
Ciclo kafkiano
A maggio 2025, Guterres aveva già annunciato un taglio di 600 milioni (pari al 17%) al bilancio da 3,7 miliardi per evitare il default e anche nel 2024 la situazione non era rosea: rosso di 200 milioni. E le cose sono destinate a peggiorare, visto che Guterres ha annunciato che “sono state ora formalmente annunciate decisioni di non onorare i contributi obbligatori che finanziano una parte significativa del bilancio ordinario approvato”, senza specificare quali Stati hanno deciso di chiudere i rubinetti. La liquidità potrebbe finire entro luglio.
Uno dei problemi è una regola secondo la quale l’Onu deve riaccreditare ogni anno agli Stati centinaia di milioni di dollari di contributi non spesi. “In altre parole, siamo intrappolati in un ciclo kafkiano, chiamati a restituire denaro che in realtà non esiste”, ha affermato Guterres.
Chi paga di più
I contributi dipendono dalla dimensione dell’economia di ciascuno Stato membro. Gli Stati Uniti coprono il 22% del bilancio di base, seguiti dalla Cina con il 20%. Tuttavia, alla fine del 2025 si registrava un livello record di 1,57 miliardi di dollari di contributi arretrati.
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