Gas +70%, petrolio +50%, bollette alle stelle: la casa brucia e Bruxelles si sveglia solo adesso. Alla luce dei recenti sconvolgimenti geopolitici, il commissario Ue all’energia Dan Jørgensen ha lanciato un monito senza precedenti e oltremodo pessimistico: “Lo shock sarà prolungato”. Dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran il 28 febbraio, i prezzi dei combustibili nell’Unione hanno fatto un balzo record, per un esborso complessivo superiore ai 14 miliardi di euro. Una cifra destinata a pesare sempre di più sulle tasche degli europei.
Il messaggio di Bruxelles è chiaro: occorre razionare le scorte di combustibile, privilegiare i mezzi pubblici rispetto all’auto privata e lavorare da casa dove possibile. Jørgensen sottolinea che è fondamentale “evitare misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione nelle raffinerie Ue”. Uno scenario da economia di guerra.
Il commissario punta anche sulle alternative: “Valutare la possibilità di aumentare l’utilizzo di biocombustibili, che potrebbero contribuire a sostituire i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sul mercato”. Ma per salvare l’Europa dalla crisi serve anche un ritorno a comportamenti virtuosi dei cittadini. E qui da Bruxelles si superano, arrivando a indottrinare i cittadini sulle possibili condotte anti-crisi: usare di più il car sharing, guidare più piano per consumare meno e ridurre gli spostamenti non indispensabili. Siamo allo stato etico; anzi, enrg-etico. Secondo Jørgensen, “più si riuscirà a economizzare il petrolio, soprattutto il diesel, tanto meglio sarà per tutti”, un decalogo che ricorda da vicino le restrizioni dello shock petrolifero degli anni ’70.
Dall’altro lato, i ministri dei 27 cercano di smorzare i toni: “La nostra fornitura energetica è sicura e l’Unione europea dispone già di strumenti e norme per garantirne la stabilità”, hanno dichiarato al termine del vertice. Ma la raccomandazione del commissario resta sul tavolo, accompagnata dalla spinta sugli aiuti di Stato, sulle energie rinnovabili, sul nucleare e sui biocarburanti.
Eppure, se il monito appare oggi drammatico, non può non far riflettere il fatto che l’Europa arrivi in ritardo di decenni a prendere coscienza della propria vulnerabilità energetica. Per troppo tempo Bruxelles ha dormito e guardato altrove, rinunciando a politiche concrete per garantire l’indipendenza energetica del Vecchio Continente. Ora, di fronte a uno shock già in atto, il colosso Ue chiede sacrifici ai cittadini: a pagare il conto, sono sempre questi ultimi.
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