La crescita dei prezzi delle materie prime, in particolare di petrolio e gas, sta mettendo sotto pressione l’economia europea e mondiale e mai come ora stiamo misurando quando le tensioni geopolitiche possano avere ripercussioni dirette sui consumi e sui bilanci familiari. Lo ha sottolineato Lando Sileoni, segretario generale della FABI, in un’intervista a Radio Rai Uno, rimarcando la necessità di un intervento coordinato dei governi.
“La speculazione prende forma e diventa indispensabile quindi un intervento dei governi in generale, non solo del governo italiano, per colpire chi specula sull’attuale situazione”, ha spiegato Sileoni. Le previsioni restano incerte, perché dipenderanno “essenzialmente da due fattori, la durata e l’intensità del conflitto. Se la guerra durerà poche settimane chiaramente l’aumento sui prezzi si riassorbirà senza traumi per l’economia globale, se al contrario il conflitto si allungherà la conseguenza sarà il rialzo strutturale di petrolio e gas”.
I settori più vulnerabili restano famiglie e imprese, che subiscono in primo luogo l’impatto degli aumenti. “Storicamente, ma anche purtroppo tradizionalmente, i primi a pagare il prezzo sono purtroppo le famiglie ma anche le stesse imprese perché tutto è collegato all’inflazione e quindi all’aumento dell’inflazione e al conseguente rallentamento dei consumi”, ha spiegato Sileoni. Il sindacalista ha aggiunto che l’aumento dei costi energetici ha conseguenze economiche e sociali immediate, ma ha invitato a mantenere un approccio equilibrato: “È chiaro che quando l’energia aumenta il problema diventa subito economico e anche sociale, ma evitiamo allarmismi. È importante comunque quando uno dà una valutazione essere equilibrati senza drammatizzare perché, per come sono realmente le cose ora, non ce n’è bisogno”.
“La speculazione prende forma e diventa indispensabile quindi un intervento dei governi in generale, non solo del governo italiano, per colpire chi specula sull’attuale situazione”, ha affermato.
Sul fronte della politica monetaria, la Banca centrale europea sta monitorando attentamente la situazione. “La Bce fa il suo lavoro, sta cercando di porre dei rimedi finanziari e economici a quella che è una situazione completamente diversa da qualche mese fa”, ha detto Sileoni. Tuttavia, se il conflitto dovesse protrarsi, l’inflazione potrebbe salire, con effetti negativi sullo sviluppo economico. “Se la guerra dovesse allungarsi ancora è chiaro che la Bce guarderà essenzialmente a un fatto: l’inflazione potrebbe crescere. E se l’inflazione cresce potrebbe anche rallentare la crescita non solo italiana ma anche in tutta Europa. Il rischio concreto è quello di trovarsi con prezzi alti e sviluppo debole”, ha concluso.
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