Se il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non avesse mantenuto una linea di rigore sui conti pubblici, frenando spese considerate insostenibili come il Superbonus 110%, oggi l’Italia sarebbe in una situazione simile alla Francia. Lo spread tra i i Buoni di Stato dei due Paesi si è ridotto a soli 10 punti, mentre a Parigi cresce il timore di un intervento dell’Fmi se il deficit/Pil, oggi al 5,8%, non tornerà sotto controllo. Per Giorgetti, questo è il segnale che i mercati «premiano la serietà» del governo italiano. Le discussioni estive sulla prossima legge di Bilancio, pertanto, hanno un valore puramente preliminare. Il quadro reale si definirà a metà settembre, quando saranno disponibili i dati della Ragioneria sulla trimestrale di cassa. L’indirizzo politico, tuttavia, è già chiaro: prudenza, rigore e una spesa selettiva. E se serviranno nuove risorse per centrare gli obiettivi, non è escluso un contributo da parte del settore bancario.
Il quadro
La legge di Bilancio 2026 parte con un accreditamento di circa 20,5 miliardi rispetto all’anno in corso. La conferma del taglio del cuneo fiscale e l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef restano le architravi della politica economica. Ma ogni nuovo intervento richiederà coperture certe, perché le nuove regole europee hanno drasticamente ridotto i margini di spesa.
Un contributo arriverà dal Fondo per l’attuazione della delega fiscale: tra versamenti delle partite Iva, sanatorie e maggiori entrate dal Lotto, il Tesoro conta su circa 4 miliardi. Intanto la spending review ha già prodotto un risparmio di 4 miliardi nella prima metà dell’anno, elemento chiave per rispettare il vincolo europeo dell’aumento della spesa netta entro l’1,6% annuo. Se il trend sarà confermato dai dati della Ragioneria, il governo avrà più margini senza rischiare infrazioni.
Tra le priorità indicate dalla premier Giorgia Meloni c’è il nuovo Piano Casa, pensato per favorire le giovani coppie e sostenere la natalità. «Senza una casa è più difficile costruire una famiglia», ha ribadito la premier al Meeting di Rimini, che insieme al ministro Salvini sta lavorando per ampliare l’offerta di abitazioni a prezzi calmierati, anche attraverso la collaborazione con capitali privati. Il piano prevede fondi per l’edilizia popolare, la rigenerazione urbana e il potenziamento delle garanzie pubbliche sui mutui per i giovani sotto 36 anni.
Ceto medio e sanità
Sul fronte fiscale, il viceministro Maurizio Leo ha confermato l’intenzione di «tagliare l’Irpef per la classe media», mentre la Lega insiste per «una nuova rottamazione delle cartelle fiscali» che potrebbe costare fino a 2 miliardi. A questi si aggiungono i 2 miliardi che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha già strappato per il sistema sanitario. Ma il nodo resta sempre lo stesso: dove trovare le risorse. Occorre poi confermare l’Ires premiale per le imprese che nel 2025 è partita in via sperimentale. Forza Italia da tempo propone di abbassare la seconda aliquota Irpef dal 35 al 33% estendendone la soglia da 50mila a 60mila euro. Per raggiungere l’obiettivo servono 4 miliardi ma darebbe un beneficio che vale 440 euro annuo per i redditi fino a 50mila euro.
Questi interventi, secondo Giorgetti, potrebbero essere parzialmente finanziati con un «piccolo pizzicotto» alle banche, chiamate a contribuire dopo i vantaggi registrati dal calo dello spread. Tra le ipotesi che suggeriscono i “creativi“ della Ragioneria l’obiettivo sarebbe tassare i buy-back miliardari (l’acquisto di azioni proprie sul mercato) che stanno praticando in particolare le banche. Sul fronte previdenziale, il governo intende sterilizzare l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile previsto per il 2027. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha confermato l’intenzione di inserire la misura nella manovra, con un costo stimato di 300 milioni l’anno, ma che secondo Unimpresa potrebbe arrivare fino allo 0,3% del Pil se si aggiungesse la proposta leghista di pensionamento a 64 anni con almeno 25 anni di contributi.
Al Tesoro resta chiaro un principio: le nuove regole Ue impediscono di finanziare politiche espansive in deficit. Ogni intervento dovrà quindi poggiare su tagli di spesa o nuove entrate. Obiettivo dichiarato: rientrare dalla procedura per deficit eccessivo entro il 2026, per restituire credibilità al Paese, liberare risorse per gli investimenti mantenendo la crescita del debito entro limiti sostenibili. Una sfida complessa ma, secondo Giorgetti, l’unica strada possibile.
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