Aprire un’impresa in tutta Europa in 48 ore, con meno di 100 euro e senza muoversi da casa. È la promessa del mercato unico delle imprese che sta prendendo forma a Bruxelles e che diventerà realtà entro fine 2026. L’obiettivo è liberare il potenziale innovativo e competitivo dell’Unione. In altre parole, trasformare davvero l’Europa in un unico mercato anche per chi crea impresa. Si tratta senza dubbio di un passo importante che però ha già sollevato qualche perplessità.
I vantaggi di Eu Inc
Al momento, la proposta, elaborata dalla Commissione europea e conosciuta come Eu Inc, deve passare al vaglio di Parlamento e Consiglio e, se tutto andrà secondo i piani, l’iter legislativo si completerà entro fine anno. Anche se il testo molto probabilmente subirà alcune modifiche, la proposta mette già sul tavolo alcune novità molto concrete.
La prima è la velocità. Potrà essere costituita una nuova azienda in meno di 48 ore, con un costo inferiore ai 100 euro e senza requisiti minimi di capitale. Un cambio netto rispetto a molti sistemi nazionali ancora appesantiti da burocrazia e vincoli iniziali. A questo si aggiunge la semplificazione radicale delle procedure. Le imprese dovranno fornire i propri dati una sola volta, attraverso un’interfaccia europea che fornirà i loro numeri di identificazione fiscale e di partita Iva, evitando duplicazioni o documenti da rinviare ogni volta che si apre una filiale in un altro Paese. Altro punto chiave è la digitalizzazione totale. Dalla costituzione alla gestione quotidiana, fino alla liquidazione, tutto il ciclo di vita dell’azienda sarà gestibile online. Anche operazioni spesso complesse, come trasferimenti di quote o procedure di chiusura, diventeranno più snelle e digitali.
L’idea è quella di offrire un’opzione unica, standardizzata, che permetta di operare in tutta Europa senza dover ogni volta ricominciare da capo. Oggi, infatti, chi vuole fare impresa su scala europea si scontra con una realtà tutt’altro che unica: 27 ordinamenti giuridici diversi, oltre 60 forme societarie e procedure che cambiano da Paese a Paese. In questo contesto, una qualsiasi azienda si trova a navigare una vera giungla normativa, impiegando settimane, a volte mesi, per costituire una società o espandersi oltre confine.
«È facile immaginare che i primi ad adottarla saranno gli attori più dinamici, come startup, venture capital, aziende innovative, naturalmente più sensibili a velocità, costi e scalabilità», commenta Paolo Guarneri, managing associate dello studio legale internazionale Simmons&Simmons. Tuttavia, la nuova formula sarà accessibile a imprese di ogni dimensione (non solo startup) e potrà essere utilizzata da una o più persone fisiche o giuridiche, da zero o anche per conversione, fusione, scissione di aziende già esistenti.
Un aspetto da non sottovalutare riguarda anche la forma giuridica scelta da Bruxelles per introdurre questo nuovo modello. Perché al di là delle possibile modifiche al testo, una volta approvato sarà un regolamento europeo, quindi regole uguali per tutti i Paesi che dovranno adottarle così come sono (e non recepirle adeguandole al loro contesto normativo, come nel caso di una direttiva). Questo significa in poche parole tempi più rapidi per l’entrata in vigore.
Oltre ai benefici immediati per le imprese, Eu Inc potrebbe avere un effetto indiretto positivo: spingere i singoli Stati a modernizzare i propri modelli societari. Lo spiega Guarneri: «La nuova forma europea potrebbe diventare un benchmark, un modello di riferimento capace di mettere in luce inefficienze e rigidità dei sistemi nazionali, incentivando riforme e maggiore competitività interna».
I limiti da superare
Accanto a benefici, però, emergono anche alcune criticità, che se non risolte potrebbero creare distorsioni di mercato interne. La più evidente riguarda ciò che Eu Inc non armonizza: tasse e diritto del lavoro. Due pilastri fondamentali nella gestione di qualsiasi impresa al momento restano nelle mani dei singoli Stati membri. «Se con la Eu Inc le regole societarie diventano uniformi ma fiscalità e norme sul lavoro restano diverse, è naturale che le aziende tenderanno a costituirsi nei Paesi che offrono maggiori vantaggi sotto questi profili. – avverte Guarneri – Il rischio è una competizione interna tra Stati, basata su leve fiscali e regolatorie, più che su innovazione e qualità».
Un’altra area di incertezza riguarda l’applicazione pratica nei diversi ordinamenti. In Paesi come l’Italia, ad esempio, resta da capire quale sarà il ruolo di figure chiave come i notai nella vita di queste nuove aziende e come si integreranno con processi completamente digitali.
Non meno rilevante è il tema delle controversie legali. «In assenza di una piena uniformità anche sul piano giudiziario, potrebbero emergere differenze nell’interpretazione e nell’applicazione delle norme tra i vari Paesi. – indica l’esperto – Questo potrebbe tradursi in incertezza per le imprese, soprattutto nei casi transfrontalieri».
La sfida è ben più ampia, quindi. Finché resteranno differenze su tasse, lavoro e giustizia, creare una nuova forma societaria europea non sarà sufficiente per raggiungere il traguardo di un mercato unico delle imprese.
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