L’intelligenza artificiale e la robotica stanno entrando in cucina con la stessa forza con cui hanno cambiato la storia della logistica e del commercio online. Tra sofisticati macchinari per la ristorazione – che assolvono sia il ruolo di chef che quello di camerieri – e robot da cucina ultra potenziati, possiamo dire a buon diritto che l’automazione è ufficialmente ai fornelli.
A Reggio Emilia esiste un’azienda che ha saputo cavalcare l’onda della robotizzazione culinaria prima degli altri. Stiamo parlando di Robomagister, startup che ha inventato, prodotto e messo in commercio Liffo, un robot da cucina in grado di offrire – grazie all’intelligenza artificiale – prestazioni molto più avanzate rispetto al classico Bimby. Liffo è un robot poco più grande di una friggitrice ad aria ma che funziona come uno chef personale che non solo cucina i piatti, ma li pensa, li conserva e li programma. E le sue dimensioni sono perfette per entrare nella cucina di chiunque.
«L’idea nasce più di dieci anni fa, a casa di una mia amica, Anna. Lei non sa cucinare e quella sera aveva invitato alcuni amici con l’intento di preparare la cena per tutti grazie all’aiuto di un robot. In realtà passammo tre quarti d’ora a seguire passo passo le istruzioni della ricetta da far cucinare al macchinario. Il piatto venne bene, ma sprecammo la serata», racconta Massimiliano Delsante, fondatore e ceo di Robomagister. Così nel 2022 è nata la startup, con l’obiettivo di creare piatti di livello MasterChef liberando il tempo delle persone. Liffo è un robot da cucina guidato dall’intelligenza artificiale, corredato da 200 ricette memorizzate. «Se scelgo, ad esempio, un risotto allo zafferano, indico per quante persone voglio cucinare e Liffo mi chiede di inserire negli otto barattoli disponibili gli ingredienti già pesati. Ogni barattolo può contenere uno o più ingredienti e ha una capienza di mezzo litro. A quel punto posso decidere se iniziare subito a cucinare oppure pianificare la ricetta: grazie a un sistema di raffreddamento integrato, Liffo consente di programmare la preparazione fino a 24 ore prima. Posso caricare gli ingredienti la sera per il pranzo del giorno dopo».
Una volta avviata la ricetta, Liffo opera come uno chef: prende il primo barattolo, prepara il soffritto, aggiunge il riso e procede seguendo fedelmente la ricetta originale. È dotato di una telecamera che monitora costantemente la preparazione, permettendo di controllare tutto da remoto. Grazie all’IA generativa, Liffo è anche in grado di creare ricette da zero, anche con i pochi ingredienti abbandonati nel frigo. «Abbiamo creato il primo robot da cucina completamente utilizzabile da persone non vedenti e ipovedenti, data la sua semplicità di utilizzo». Liffo costa 3.400 euro e le ricette sono certificate dall’Accademia Gualtiero Marchesi. «Al momento i nostri clienti sono soprattutto privati, ma registriamo un forte interesse da parte delle imprese, anche a causa della carenza di personale nel comparto». Oggi l’azienda conta una ventina di dipendenti, oltre ai consulenti e a un network di circa 100 imprese partner. Il dato rilevante è proprio che – come ricordato da Delsante – la domanda sta uscendo dalle mura domestiche, per approdare dritta nelle cucine dei ristoranti di tutto il mondo. E oltreoceano sembra che se ne siano accorti. Un esempio di ciò si chiama Infinite Kitchen, il sistema robotico automatizzato in grado di preparare fino a 500 piatti all’ora, 10 volte – secondo Bloomberg – un lavoratore umano. Lì sono confluiti gli investimenti della statunitense Wonder Group, che ha sborsato 186 milioni di dollari per l’acquisto di un robot, grande quanto una stanza, in grado di cucinare e distribuire pasti senza bisogno dell’aiuto umano. Il fondatore di Wonder è Marc Lore e l’automazione è da sempre il suo chiodo fisso.
Nel 2010 ha venduto la sua prima società, Diaspers.com, ad Amazon per 550 milioni di dollari, passando poi alla creazione di Jet.com, venduta a Walmart nel 2015 per 3,3 miliardi. Il suo obiettivo è moltiplicare il volume di pasti prodotti e distribuiti grazie all’aiuto delle macchine. Il software dovrebbe permettere alle sue cucine di raggiungere la produzione di 1000 menù diversi per ristorante, offrendo il 90% di tutte le salse esistenti, preparate sul momento. Ed è anche destinato alla vendita: nella mente del ceo infatti chiunque, – ad esempio un personaggio famoso, un influencer – volesse aprire la propria catena di ristoranti pur non sapendo affettare una zucchina, potrebbe farlo acquistando il software e scegliendo il tipo di cucina da offrire nel locale. Secondo l’imprenditore infatti l’IA sarebbe in grado di trovare il nome del ristorante, stilare i menu, scegliere e realizzare le ricette, scrivere le descrizioni dei piatti e stabilire i prezzi. Un sistema in grado sia di gestire una vasta rete di ristoranti, sia di produrre autonomamente tutti i pasti con un solo macchinario. Sembra fantascienza ma è la realtà. Una tendenza confermata anche dai numeri: «Secondo la International Federation of Robotics, le installazioni di robot industriali aumentano a un ritmo medio annuo del 7% dal 2019», spiega Bertrand Born, senior portfolio manager Swisscanto. «Nel 2024 sono stati installati a livello globale circa 542 mila nuovi robot, più del doppio rispetto a dieci anni fa. L’Asia rappresenta il 74% delle nuove installazioni e la Cina, da sola, oltre la metà del mercato mondiale». Secondo il Rapporto Fipe sulla ristorazione 2025, in Italia il settore ha visto una crescita reale dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Però nel 2024 il numero di imprese si è ridotto a 328 mila, segnando una flessione dell’1,2% rispetto all’anno precedente.
E il tasto dolente è la difficoltà nel reperire personale qualificato. «Il principale fattore di cambiamento – spiega ancora Born – è rappresentato dalla cosiddetta intelligenza artificiale fisica. Grazie all’addestramento in ambienti digitali simulati, i robot possono oggi percepire l’ambiente, adattarsi in tempo reale e interagire direttamente con le persone. Questo consente il loro utilizzo non solo in processi industriali chiusi, ma anche in contesti aperti, ampliando significativamente il mercato potenziale». E a questo contribuisce sicuramente l’invecchiamento della popolazione e la conseguente riduzione della forza lavoro, che renderà inevitabile in futuro lasciare alle macchine sempre più compiti umani. «L’aumento del costo del lavoro, anche in Paesi tradizionalmente a basso costo, rende i robot sempre più competitivi dal punto di vista economico. Inoltre, la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento in un contesto geopolitico multipolare richiede maggiore efficienza per compensare investimenti e costi più elevati».
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