Lo spazio è uno dei campi di battaglia della contemporaneità. Quello più oscuro e ingovernabile, ma anche quello più affollato. La Nato lo ha riconosciuto come quinto dominio operativo nel 2019. Oggi l’universo è un ambiente dove possono svolgersi operazioni militari e in cui, per questo motivo, dobbiamo essere in grado di difenderci. Ma attorno alla Terra le strade del cosmo sono intasate da una buona dose di traffico satellitare. A partire dagli anni Duemila, con l’avvento di Internet, l’economia ha assistito all’ingresso di una nuova creatura, quella del NewSpace: la fioritura di tutte quelle attività economiche che sfruttano le risorse offerte dall’aerospazio per i loro affari. I principali attori dell’economia cosmica sono Elon Musk con la sua SpaceX e Jeff Bezos con Blue Origin. L’attrazione esercitata dallo spazio sul business ha avuto l’effetto collaterale di rendere sature le orbite basse, note anche con la sigla Leo. Così la probabilità che due oggetti si incrocino e si scontrino è aumentata esponenzialmente, tanto che l’Esa lancia periodici allarmi sul rischio di collisioni, soprattutto di quelle a catena capaci di rendere interi scaglioni orbitali inutilizzabili per secoli. Secondo i dati dell’Esa, nel 2025, i satelliti in orbita attorno alla Terra erano 45 mila: di questi, più di 25 mila si posizionati in orbita terrestre bassa. Ci sono stati oltre 300 lanci e sono stati immessi nell’ambiente spaziale di circa 4 mila carichi utili, con una media di 10 al giorno
Sono aumentati anche gli oggetti che rientrano in atmosfera: circa 1.200 nel 2025. Gran parte di questi si disintegra durante il rientro, ma alcuni frammenti, anche di significative dimensioni, possono sopravvivere e raggiungere il suolo. Il rischio di un incidente mortale resta contenuto rispetto ai pericoli quotidiani, ma è in crescita negli ultimi anni
Per quanto misterioso e distante da noi possa sembrarci quello che c’è al di là del nostro cielo, la possibile inaccessibilità di intere aree del cosmo avrebbe effetti devastanti sulle nostre vite. Le infrastrutture che rendono possibile la maggior parte delle nostre attività sulla Terra, infatti, si trovano proprio lì e andrebbero distrutte. Per evitare il rischio di scontri, gli operatori satellitari ricevono costantemente dei messaggi che avvertono di un’imminente potenziale collisione, servendosi principalmente di un particolare sistema di tracciamento statunitense. Ma la maggior parte dei software tradizionali utilizza dei modelli matematici vecchi, sviluppati ormai decenni fa e che applicano delle approssimazioni rigide. Non è un caso che fino al 99 per cento degli allarmi che gli operatori ricevono si riveli essere un falso positivo. I team che devono controllare tutti i dati passano fino a 20 ore alla settimana analizzando allarmi trascurabili.
«In Ecosmic ci occupiamo di capire cosa succede a livello di intelligence nello spazio, monitorando l’attività spaziale in ogni momento». A parlare con Moneta è Imane Marouf, co-founder diella startup torinese, fondata da tre ingegnere under trenta. L’azienda conta circa venti dipendenti, ha raccolto due milioni di euro di investimenti e lavora, tra gli altri, con Leonardo e l’Esa. «Mettiamo insieme dati radar, di telescopi e di satelliti da osservazione. Siamo in grado di sapere in ogni momento dove si trova un oggetto nello Spazio, come si muove e di rilevare le manovre in corso». Un esempio concreto: un satellite alleato (come quelli della megacostellazione Halo della Nato, che garantiscono comunicazioni rapide per l’intelligence tra gli otto Paesi aderenti) si avvicina a un satellite non cooperativo per scattare foto o creare interferenze. «Noi ci accorgiamo di questo movimento – spiega Marouf – identifichiamo il satellite e spieghiamo cosa sta facendo e quali pericoli comporta». In ambito civile, questo permette di prevenire le collisioni tra satelliti. Prima di un’operazione a terra, inoltre, i satelliti vengono spesso spostati da un’orbita all’altra per avere una visuale più ampia su un confine e per più tempo. «Questo cambiamento può essere sfruttato nell’intelligence multidominio per interferire e anticipare le mosse altrui». Oggi la sicurezza deve passare necessariamente dallo cosmo.
Grazie ad algoritmi matematici retroattivi, Ecosmic è stata in grado di ricostruire l’origine di nuovi oggetti comparsi all’improvviso nello spazio. «Questo era il caso – realmente accaduto – di un satellite matrioska russo: analizzando la traiettoria e la serie storica dei dati, siamo riusciti a dimostrare con un’elevata probabilità da quale veicolo madre fosse stato rilasciato e in quale istante preciso». Internet, telecomunicazioni, osservazione della Terra e Difesa: tutto passa da lassù. Sapere cosa succede in orbita, oggi, è una questione di sicurezza quanto controllare un confine o un porto.
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