Piemontese, di Pinerolo, la laurea in Economia e Commercio dopo aver conseguito la maturità scientifica al liceo Marie Curie di Torino. E una vita all’insegna della passione per la pallavolo e, fin da ragazzina, l’amore per l’auto e i motori che le è stato trasmesso da papà Sergio, scomparso a soli 48 anni.

Antonella Bruno, attuale managing director di Stellantis Italia, è una manager di successo con un percorso professionale di continua crescita. Caparbietà, determinazione («E pensare – confessa – che papà mi aveva consigliato di evitare il lavoro in una grande azienda, meglio fare la libera professionista»), lavoro di squadra e passione le hanno permesso di raggiungere gli obiettivi desiderati.
Dottoressa Bruno, due le date centrali nella sua attività. Partiamo dal 14 ottobre 2024 quando l’allora capo di Stellantis Europa, Jean-Philippe Imparato, l’ha nominata al vertice di Stellantis Italia. Se lo aspettava?
«No, anche se devo dire che è sempre stata una mia ambizione. Un onore e una responsabilità molto importanti che ogni giorno è condiviso con tutto il mio team, persone preparate e anche loro appassionate del loro lavoro».
L’altra data: 23 giugno 2025. Antonio Filosa diventa ceo di Stellantis e rivoluziona il management del gruppo all’insegna dell’italianità. Emanuele Cappellano diventa capo dell’Europa e lei viene confermata al volante dell’Italia. Una dimostrazione di grande stima e fiducia.
«Siamo un gruppo globale dove la multiculturalità è un elemento portante. È ovvio, però, che avere dei connazionali come ceo e coo è un segnale molto bello e importante che ci aiuta a trasmettere i valori del gruppo nel nostro Paese. Come è più volte è stato, l’Italia è centrale nelle strategie globali di Stellantis».
Certo che lei ha sulle spalle una grande responsabilità, quella di un settore che in Italia attende di conoscere il suo futuro a livello produttivo per un rilancio concreto. Il 21 maggio il ceo Filosa svelerà i suoi piani.
«Al momento non possiamo anticipare nulla del Piano strategico che, come lei dice, verrà presentato il 21 maggio. Quello che è certo è che il cliente sarà posto al centro della strategia di Stellantis. Un cliente che deve affrontare ogni giorno le incertezze sulle scelte della politica europea. In effetti, siamo di fronte a un contesto di mercato molto particolare, con regole che non sono allineate alla realtà e che mettono in difficoltà i costruttori nel rapporto con i loro clienti. Il pacchetto automotive di Bruxelles lascia intravedere che la Commissione Ue si sia resa conto della situazione, ma le risposte sono ancora troppo parziali. C’è bisogno di tanta flessibilità e resta da sciogliere il nodo delle sanzioni. Le tempistiche e i modi della transizione energetica, con i target di abbattimento della CO2, non corrispondono a quelli inizialmente ipotizzati».
Tra i brand emergenti in Italia c’è anche quello cinese di Leapmotor.
«Leapmotor, il brand attivo in Italia attraverso la joint venture Leapmotor International che fa capo a Stellantis, sta crescendo moltissimo grazie alle tecnologie e all’accessibilità dell’offerta. Alla fine di marzo, Leapmotor ha chiuso il primo trimestre 2026 in testa nel mercato delle elettriche, con un totale di 11.637 immatricolazioni, superando già nei primi tre mesi dell’anno l’intero volume registrato nel 2025 (7.500 unità). Nel mese scorso il risultato più significativo arriva dal mercato elettrico, dove Leapmotor si è confermata leader con una quota del 33,5%, che raggiunge addirittura il 44,6% nel canale privati, assicurando così al brand la prima posizione assoluta nel mercato elettrico italiano».
Bruno, torniamo indietro negli anni, proprio agli inizi della sua carriera.
«Mio padre era responsabile delle attività produttive della Skf, uno storico fornitore dell’allora Gruppo Fiat, a Pinerolo, dove sono nata. Era un grande appassionato di motori e tra gli altri sport che seguivamo insieme c’era la Formula 1. Sono così cresciuta a stretto contatto con il mondo dell’auto dal punto di vista lavorativo, ma anche sportivo. Il mio percorso profssionale è stato una naturale evoluzione di questa passione per le quattro ruote».
La prima esperienza arriva però a Roma…
«La primissima assunzione è arrivata dalla Capitale grazie a una azienda, la Msx, che si occupava della gestione delle officine e delle carrozzerie autorizzate della Ford. Da lì alla multinazionale americana il passo è stato breve. Si è trattato di una scuola importante di quasi 11 anni prima di ritornare a casa in Piemonte, e approdare in Fiat a fine 2007. Gli anni giovanili che ho trascorso nel mondo della pallavolo mi hanno aiutato a interpretare il lavoro proprio come uno sport di squadra, mettendo in evidenza determinazione, resilienza e focus sull’obiettivo. Sono estremamente convinta che lo spirito di squadra è l’arma vincente nella vita e nel lavoro e, anche quando si affrontano periodi complicati, è molto importante non scoraggiarsi e guardare sempre al futuro».
Lei è stata tra le prime donne che ha assunto ruoli di rilievo nel mondo dell’auto…
«In effetti quando ho iniziato non c’erano molte donne manager in questo settore. Le esperienze fatte in più settori in Italia e all’estero, in particolare a Londra, mi hanno dato la possibilità di crescere e di incontrare tante altre donne che hanno avuto esperienze analoghe alla mia. A un certo punto della mia vita, però, ho deciso di rientrare a Torino e riavvicinarmi a casa per motivi familiari. Ogni esperienza fatta, dalla prima in Ford all’ultima in Stellantis, passando per Fiat e Fca, sono state tutte determinanti per arrivare dove sono».
Ora forse per una donna ricoprire certi ruoli è meno complicato rispetto al passato….
«Sicuramente oggi ci sono molte più donne in tutte le aziende del mondo, ma è ancora lenta la crescita nei ruoli apicali. Quello che ho sempre sostenuto è che le donne non devono essere considerate come percentuali da raggiungere, ma devono crescere con il merito, così come gli uomini. Ritengo che sia la meritocrazia che deve guidare le scelte delle aziende. È chiaro che bisogna sostenere comunque le donne nella crescita perché ci sono fasi della vita che possono essere più impegnative, come ad esempio la maternità. Oggi siamo tantissime, ma c’è sempre la sensazione di dover dimostrare qualcosa di più. Anche nelle fabbriche la forza delle donne rappresenta un motore imprescindibile».
Nel 2007 lei è arrivata in Fiat dove alla guida c’era Sergio Marchionne. Quali insegnamenti ha ricevuto?
«Di Marchionne ho colto soprattutto il carisma e la passione per il lavoro. Aveva il coraggio di fare scelte nette difficili pensando al bene dell’azienda per cui lavoro».
E nel 2021 il passaggio da Fca a Stellantis ha aperto un nuovo capitolo…
«Vero. Un nuovo capitolo molto sfidante che ha permesso di avere nuovi stimoli di crescita per me e per i colleghi dei due gruppi che si univano. Questo mi ha portato a guidare, in Europa, dapprima il brand Jeep e successivamente quello Peugeot con grandi soddisfazioni da entrambi. Un’ulteriore esperienza fondamentale per arricchire il mio bagaglio professionale».
Il modello del gruppo al quale è più affezionata?
«Ce ne sono tanti e non voglio fare torti ai vari brand in cui ho lavorato. È chiaro che ci sono alcuni modelli a cui sono particolarmente legata per le emozioni vissute. Non posso non citare la Lancia Ypsilon, che ho gestito per sette anni come responsabile del brand Lancia, ma anche lo sviluppo e il lancio della Jeep Avenger che è culminato nella vittoria del “Car of The Year”. Un premio che rimane uno dei ricordi indelebili della mia carriera grazie proprio al lavoro di squadra che ogni giorno porto avanti, tuttora, nel mio team in Italia».
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