Il mondo corre verso un crescente e illimitato fabbisogno energetico. Dall’intelligenza artificiale all’industria tradizionale, senza energia tutto si ferma. Per soddisfare la domanda tradizionale, e di progresso, il gas è tornato a farla da padrone in alternativa, in primis, al classico carbone messo al bando dalle politiche green. Gigantesche turbine alimentate a gas sono il cuore di questa ennesima rivoluzione industriale. Dal punto di vista tecnico, la turbina a gas è una macchina termica rotante che trasforma l’energia chimica del combustibile in energia meccanica attraverso un processo continuo di compressione, combustione ed espansione di un fluido gassoso.
Si stima che il mercato delle turbine a gas industriali avrà una dimensione di 9,72 miliardi di dollari nel 2025 e si prevede che raggiungerà i 13,33 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso annuo di crescita (Cagr) del 6,52% nel periodo di previsione (2025-2030). I progetti di cogenerazione (Chp) per data center, la leadership in termini di efficienza delle turbine superiori a 300 Mw e le unità modulari mobili per reti resilienti ai cambiamenti climatici stanno pompando il mercato.
Oligopolio
Ma di fatto, in tutto il mondo, sono tre le principali compagnie produttrici di turbine: la tedesca Siemens Energy; la statunitense Ge Vernova; la giapponese Mitsubishi Heavy Industries. Coprendo i due terzi della fornitura globale di turbine a gas, queste tre aziende sono un terzetto basico del mercato. Una sorta di oligopolio.
Anche per questo, la crescente domanda di gas ha mandato in cortocircuito la catena di fornitura e oggi i tempi per avere una turbina a gas sono raddoppiati da 2 a 4 anni. Le aziende stanno cercando di espandere la produzione, ma i fornitori sono già sotto pressione per la forte domanda del settore aerospaziale e militare. Ge Vernova ha dichiarato di essere già sold out per il 2026 e per tutto il 2027. E anche le altre aziende hanno vissuto un importante incremento delle commesse e faticano a tenere il passo con nuovi ordini. Eppure, nel 2017, Siemens aveva annunciato 6.900 licenziamenti, prevedendo un mercato limitato a 110 turbine l’anno contro le 400 che l’industria poteva produrre. Un suo dirigente arrivò a dichiarare che «le turbine a gas erano morte nel 2022». Mai previsione fu tanto sbagliata.
Oggi lo scenario è capovolto. Secondo la società di consulenza Dora Partners, nel 2025 gli ordini globali sono saliti a 1.025 unità, di cui 183 di grande capacità, il livello più alto dal 2011 e quasi il 50% in più rispetto alla media degli ultimi cinque anni.
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Il Financial Times scrive che Siemens Energy nel 2023 aveva venduto una sola turbina a gas negli Stati Uniti. Alla fine del 2025, si avvicinava a consegnare l’unità numero 200. L’impianto da 1.350 Mw della Nigeria, il piano del Vietnam per 84 Gw di capacità basata sul Gnl entro il 2035 e il primo impianto a ciclo combinato della Tanzania dimostrano come i Paesi in via di sviluppo stiano passando a tecnologie del gas più pulite per far fronte ai picchi di consumo dovuti all’industrializzazione. Le agenzie di credito all’esportazione e gli istituti di credito multilaterali, come la Us International Development Finance Corporation, sostengono la bancabilità dei progetti, accelerando gli ordini di turbine in tutta l’Africa subsahariana. Soprattutto alla luce della loro capacità di accelerare rapidamente e delle minori emissioni di particolato rispetto al carbone.
Sempre a livello geografico, è però la regione Asia-Pacifico che ha rappresentato il 46% del fatturato globale nel 2024, trainata dalla transizione dal carbone al gas, dall’urbanizzazione inarrestabile e dagli investimenti statali. Il progetto cinese di Zhoushan, pronto per l’idrogeno, e la roadmap vietnamita per il Gnl da 84 Gw sono un esempio dell’impegno politico per una rapida decarbonizzazione senza compromettere la sicurezza energetica.
I data center
Esiste poi tutto il tema che riguarda la costruzione di turbine per i data center. Entro il 2030, i data center basati sull’intelligenza artificiale potrebbero richiedere 1.000 Twh, una quantità paragonabile alla domanda totale di elettricità del Giappone, e secondo l’Agenzia internazionale per l’Energia gli investitori si stanno rivolgendo alla cogenerazione basata su turbine a gas per un’energia affidabile ed efficiente. Per sostenere la potenza di calcolo necessaria a far funzionare modelli come ChatGpt o i supercomputer di Google e Meta, servono centrali a gas capaci di fornire energia stabile 24 ore su 24.
In mancanza di forniture rapide, negli Usa, i data center americani stanno utilizzando turbine a gas derivate da motori di aerei in pensione come soluzione d’emergenza per alimentare l’intelligenza artificiale. Parliamo di unità come i General Electric Cf6-80C2 e Lm6000, gli stessi propulsori che un tempo equipaggiavano Boeing 767 e Airbus A310, ora installati su rimorchi e riconvertiti in generatori di emergenza.

Il progetto Stargate rappresenta forse l’esempio più chiaro di questa tendenza. La società madre di OpenAi sta dispiegando quasi 30 unità Lm2500xpress presso una struttura nei pressi di Abilene, in Texas, come parte di un investimento multimiliardario. Ogni singola unità può generare fino a 34 megawatts ed è in grado di avviare server a freddo in meno di dieci minuti, una velocità impensabile con le fonti di energia convenzionali.
I dati
D’altra parte anche la Iea ha parlato chiaro: nel 2026 la domanda globale di gas raggiungerà un nuovo record storico, con una crescita attesa intorno al 2%. Quasi la metà dell’incremento sarà concentrata in Asia, dove la domanda è stimata in aumento di oltre il 4% e le importazioni di Gnl saliranno del 10%. Crescite più contenute sono previste per Eurasia (+2%), Africa e Medio Oriente (+3,5%) e Nord America (+1%).
In Europa, invece, si prevede una flessione del 2%, grazie alla maggiore produzione da fonti rinnovabili. Un bene, forse, alla luce del collo di bottiglia che si è creato sul fronte delle forniture di turbine a gas. Una situazione che difficilmente potrà sciogliersi nel medio termine.
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