C’è una piccola di Piazza Affari, che però è già grande per ambizione e posizionamento globale. Perché nel suo settore è tra i principali operatori a livello mondiale. E perché vanta prospettive di crescita interessanti e al riparo dall’avanzata dell’intelligenza artificiale. La sua eccellenza, acquisita in 40 anni di storia, si basa infatti su competenze ingegneristiche e manuali che nessun algoritmo può replicare. Il suo nome è Somec.
Nata nel 1978 nel nord-est trevigiano come azienda di serramenti in legno e superfici vetrate, nel 2013 il gruppo è stato rilevato e rilanciato in un percorso di crescita e internazionalizzazione dall’attuale maggiore azionista e CEO Oscar Marchetto insieme al Chief Corporate Officer Alessandro Zanchetta. Oggi Somec è un gruppo internazionale che conta al suo interno oltre 30 società operative. Ed è tra i principali operatori a livello mondiale specializzati in progetti costruttivi complessi chiavi in mano. La sua attività si snoda tra navi da crociera, hotel di lusso e palazzi iconici.
Il gruppo si è evoluto lungo tre direttrici industriali: architetture navali e facciate civili per grattacieli e grandi edifici residenziali (linea Horizons), sistemi e cucine professionali (linea Talenta) e infine interior personalizzati di alta gamma, dove falegnami, marmisti, vetrai e decoratori trasformano la visione degli architetti in spazi unici (linea Mestieri). Se Horizons e Talenta rappresentano la spina dorsale tecnologica, Mestieri è l’anima artigianale. Un ecosistema che coordina eccellenze manifatturiere italiane e le mette al servizio dei più esigenti committenti e studi di architettura navale e civile nel mondo. Giusto per capirsi, tra i suoi clienti figurano colossi come Fincantieri, gruppi crocieristici come Royal Caribbean, icone dell’hotellerie come Bulgari Hotel a Roma e Four Seasons Hotel a Milano, oltre a indirizzi simbolo del lifestyle italiano come Ristorante Cracco Portofino e Billionaire Porto Cervo. Solo per citarne alcuni. «È una storia italiana di successo in tre diversi ambiti industriali che realizza progetti irripetibili che nessuna intelligenza artificiale può replicare», osserva Francesco Brilli, senior equity analyst di Intermonte.
Radici italiane, ricavi globali
Con quartier generale a San Vendemiano, in provincia di Treviso, Somec è presente in 12 Paesi e 3 continenti. I numeri del primo semestre raccontano una crescita misurata ma costante: ricavi a 192,7 milioni di euro al 30 giugno (+4%), con l’Europa che resta il primo mercato (51% del fatturato), ma gli Stati Uniti che pesano ormai per il 43,5%. Segno di un’esposizione internazionale bilanciata e strategica, che in futuro potrebbe vedere aprirsi nuovi orizzonti anche verso Est.

In questo settore però il vero indicatore da osservare, è il backlog (ossia i contratti firmati e in fase di realizzazione): circa 800 milioni di euro al 30 giugno 2025. In altre parole, lavoro già acquisito e da eseguire nel tempo. Un cuscinetto che offre visibilità sui flussi futuri di fatturato (e quindi di rassicurazione per un investitore). Solo da inizio anno il gruppo guidato da Oscar Marchetto ha già messo a segno importanti commesse. Questo mese ha annunciato un contratto da 53 milioni per la divisione Talenta, relativa alle aree cucina, catering e bar di due navi da crociera in costruzione presso un primario cantiere italiano per una compagnia tedesca; oltre che nuovi ordini per 54,5 milioni nella divisione Mestieri, destinati a progetti di interni e rivestimenti di alta gamma per top brand tra Italia e Stati Uniti, confermandosi come il segmento a più alto valore aggiunto: nel primo semestre del 2025, questa unit è cresciuta di un 25 per cento.
Occasione in Borsa?
Quotata dal 2018 (prima su Euronext Growth Milan, poi dal 2020 sull’indice Small Cap), Somec tratta intorno ai 14 euro. Un valore che non rende giustizia alla storia di eccellenza che rappresenta, secondo Brilli, e che quindi avrebbe un ampio margine di risalita. Secondo Intermonte, che mantiene una raccomandazione di acquisto con prezzo obiettivo a 19 euro, il valore potenziale dell’azione potrebbe gradualmente collocarsi in un range più ambizioso tra 25 e 30 euro. Integrazione sinergica tra le divisioni, normalizzazione dei costi e capacità di intercettare la crescita in più mercati senza eccessiva concentrazione del rischio clienti rappresenterebbero tutti fattori favorevoli alla traiettoria di crescita. Non solo.
Anche il contesto rimane favorevole. Il business navale, cuore storico del gruppo, attraversa infatti una fase espansiva. Secondo Cruise Lines International Association, nel 2025 i passeggeri delle crociere hanno raggiunto 37,7 milioni (+9% su base annua) e potrebbero salire a 42 milioni entro il 2028. Un trend strutturale, più che ciclico, sostenuto dalla crescente domanda di esperienze premium.
E in effetti il titolo ha iniziato a dare qualche segnale di risveglio in Piazza Affari: negli ultimi 12 mesi ha incassato un corposo +33%, ma resta comunque lontano dai livelli precedenti alla flessione del 2024, quando inflazione e rincaro delle materie prime hanno eroso i margini. «Dopo un momento di difficoltà operative, il recupero della fiducia del mercato è generalmente graduale e legato alla coerenza dei risultati», avverte Brilli. «Ma il potenziale di rialzo sta diventando sempre più visibile man mano che la strategia viene attuata».
Una dimostrazione arriva proprio dai conti: un utile netto di 1,6 milioni, in deciso miglioramento rispetto al risultato di -2,1 milioni al 30 giugno 2024.
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