Da gruppo siderurgico altamente specializzato e di nicchia, a protagonista dei dossier chiave del Paese. A vari livelli e in vari ambiti, Danieli è oggi al centro della “nuova industria” fondata sui processi di decarbonizzazione.
Gruppo quotato, che conta 9 mila dipendenti nel mondo e 25 società operative, Danieli ha intrecciato la sua storia con quella del Paese e della sua industrializzazione. E oggi – a più di 100 anni di distanza dalla sua nascita – il business del gruppo friulano si è evoluto tanto da raccontare proprio la direzione che stanno prendendo fabbriche e impianti.
Non è un caso che oggi, nonostante il 90% del fatturato sia all’estero, sia anche la protagonista di molti dossier industriali chiave: l’acciaio verde a Piombino, il possibile rilancio dell’ex Ilva e il nuovo nucleare.
Nella città toscana, il progetto da oltre 3 miliardi prevede la realizzazione di un impianto “chiavi in mano” capace di produrre 2,7 milioni di tonnellate all’anno di acciaio, contribuendo all’autonomia italiana nel settore.
«Vogliamo rilanciare la filiera dell’acciaio che è sempre stato un asset strategico, ma bistrattato, fino a quando non sono esplose le grandi crisi d’impresa», racconta a Moneta Anna Mareschi Danieli, responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo e pilastro della quarta generazione (che vede nei ruoli operativi Camilla Benedetti, figlia di Giampietro; e il fratello Giacomo Mareschi Danieli). Una generazione che ha ereditato e saputo elevare il business avviato dai fondatori, i fratelli Mario e Timo Danieli.
A Piombino, l’acciaieria utilizzerà forni elettrici ad arco oltre che Dri e Hbi (forme di ferro pre ridotto), riducendo l’impatto ambientale e posizionandosi come uno dei siti più avanzati in Europa e nel mondo.
Dopo la firma degli accordi nel 2025, i lavori per la realizzazione del sito, che sorge su aree ex Lucchini, dovrebbero dare il via alla produzione (la prima colata) entro la fine del 2029. Il progetto mira a riattivare il sito industriale inattivo da oltre un decennio, impiegando circa 800-1.000 persone.
D’altra parte Danieli non è un player come gli altri perché il suo business copre la filiera dell’acciaio: dalle tecnologie di produzione alla produzione stessa (con la sub holding Abs): le attività di impiantistica e quelle di produzione d’acciaio green sono due realtà interconnesse che danno stabilità al business e compensano i cicli economici in un rapporto con i ricavi 70-30.
La rinascita green a Piombino potrebbe essere traslata da Danieli anche a Taranto. Secondo le ultime indiscrezioni raccolte, infatti, Danieli sarebbe (proprio con Metinvest) tra i partner d’elezione del gruppo Usa Flacks per il rilancio dell’ex Ilva. In merito Anna Mareschi Danieli si limita a dire che «se ne parlerà quando ci sarà qualcosa da dire», ma che di certo «Danieli è l’unico gruppo che ha la tecnologia per garantire la vera decarbonizzazione di Taranto».
Quanto al dossier nucleare, la decisione di entrare nel capitale di Newcleo è arrivata «dalla consapevolezza che l’idrogeno, su cui ci siamo concentrati, non è ancora maturo per un utilizzo in Europa che sia sostenibile sul fronte economico». Detto questo, «siamo gli unici al mondo che hanno impianti multi source che possono caricare gas naturale e idrogeno a qualsiasi percentuale. Un brevetto che mettiamo in saccoccia aspettando il momento giusto di mercato». Quindi sul nucleare si è pensato di «poter supportare Newcleo, investendo con una piccola quota nel capitale della società, per sviluppare quelli che sono i materiali metallici utilizzati nell’industria nucleare perché siamo interessati, nell’ipotesi di piccoli impianti nucleari (Smr), ad abbinarli a latere dei nostri impianti siderurgici. In sostanza, vediamo in abbinata impianto per la produzione di energia attraverso nucleare e impianto siderurgico», racconta Anna.
Oggi per Danieli, che ha un portafoglio ordini di 6 miliardi, nel mutevole quadro geopolitico «i migliori clienti sono in India e America». In particolare, Oltreoceano, «nonostante i dazi, che comunque erano già presenti ai tempi di Obama (29%), abbiamo un business solido», ricorda Anna Mareschi Danieli. «Siamo un’ industria abituata a questo tipo di dazio e l’alta qualità del nostro prodotto ci sta di fatto favorendo perché ha ridotto le importazioni di acciaio di bassa qualità. Dazi o meno, un prodotto leader e di qualità non risente dei dazi».
Dalla produzione, alla formazione, il gruppo si distingue in Italia anche per aver dato vita in un piccolo Comune del Friuli dopo l’asilo nido e la scuola dell’infanzia, anche alla scuola primaria e secondaria.
Tutte in nome di Cecilia Danieli (madre di Anna e Giacomo Mareschi, figlia di Luigi). Una donna che seppe tramandare la visione dell’ingegner Giampietro con una determinazione che le valse l’appellativo, attribuitole dal Time, di «First Italy’s Lady of Steel», soprannome cui facevano da contraltare uno stile pacato e un animo dolce e gentile. Le venne pure proposto di ricoprire posizioni di vertice in Confindustria, ma declinò l’invito, preferendo il suo lavoro in azienda alle luci della ribalta.
Oggi Danieli è quindi un esempio di impegno sociale e territoriale con investimenti dedicati che hanno superato oltre 2 miliardi. Danieli è stata pioniera nei tirocini formativi, dalla collaborazione con gli atenei, a progetti specifici per i giovani, fino al finanziamento diretto in restauri di gioielli del patrimonio regionale. Per continuare ad attrarre giovani di talento dal mondo Danieli ha sviluppato una serie di iniziative anche all’estero, per esempio in Egitto. Obiettivo: soddisfare il crescente bisogno di manodopera specializzata e rafforzare percorsi di immigrazione regolare verso l’Italia.
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