L’escalation militare nell’area del Golfo Persico comincia a produrre effetti preoccupanti sul commercio internazionale e rischia di colpire direttamente uno dei comparti più dinamici e virtuosi dell’agroalimentare italiano: l’export ortofrutticolo. Le tensioni che coinvolgono l’Iran e la crescente instabilità nella regione stanno infatti mettendo sotto pressione le rotte marittime e aeree verso il Medio Oriente, mercato strategico per molti produttori italiani di frutta fresca. A lanciare l’allarme è Valentina Mellano, ceo di Nord Ovest S.p.A., realtà attiva nella logistica e nelle spedizioni nazionali e internazionali.
Secondo l’analisi della manager, l’impatto della crisi geopolitica sui traffici di merci è già evidente e rischia di aggravarsi nelle prossime settimane. «L’escalation del conflitto che coinvolge l’Iran e le operazioni militari nell’area del Golfo Persico stanno già producendo impatti significativi sui traffici marittimi e aerei», osserva Mellano. Le principali compagnie di navigazione hanno infatti adottato sospensioni totali o parziali delle prenotazioni di container diretti o provenienti da paesi come Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait, Qatar, Bahrain e Arabia Saudita. Alla base della decisione c’è l’aumento del rischio operativo e la forte volatilità delle condizioni di sicurezza.
Il punto più delicato resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio globale normalmente attraversato ogni giorno da decine di navi. Per ridurre i rischi molte imbarcazioni stanno evitando il transito in questo corridoio marittimo, con deviazioni di rotta che comportano tempi di navigazione più lunghi e un generale rallentamento dei traffici.
Le conseguenze si stanno già facendo sentire sull’ortofrutta italiana. Alcune navi porta-container cariche di prodotti freschi risultano ferme o in attesa di riprogrammazione delle rotte, con il concreto rischio di deperimento delle merci. Diverse cooperative italiane segnalano blocchi di carichi di kiwi e mele destinati all’Arabia Saudita e ad altri mercati del Golfo, con ordini cancellati o rinviati.
Il problema non è marginale. L’Italia è tra i principali esportatori mondiali di mele e altri prodotti ortofrutticoli freschi e il Medio Oriente rappresenta uno sbocco commerciale consolidato per una quota significativa di queste produzioni. L’interruzione o il rallentamento dei flussi logistici rischia quindi di compromettere relazioni commerciali costruite negli anni.
Nel settore dello shipping, spiega Mellano, la situazione è estremamente fluida. Negli ultimi giorni le compagnie hanno diffuso numerose comunicazioni tra disdette, smentite e aggiornamenti sulle rotte operative, molte delle quali già alla sesta o settima revisione. Un segnale evidente dell’incertezza che caratterizza la fase attuale.
Anche il fronte assicurativo sta reagendo rapidamente al deterioramento del quadro geopolitico. Nei prossimi giorni è previsto un aumento dei premi assicurativi di circa il 20% per le spedizioni dirette verso diverse aree del Medio Oriente. In alcune zone considerate ad alto rischio le polizze standard non garantiscono più copertura, poiché il rischio guerra è ormai formalmente riconosciuto dagli assicuratori.
Parallelamente le compagnie marittime stanno rischedulando i servizi e cercando rotte alternative. Alcune merci vengono deviate verso porti come Khor Fakkan o verso scali in India, mentre risultano temporaneamente sospese le prenotazioni per diverse destinazioni dell’Upper Gulf, del Golfo Persico e per il porto di Dubai Jebel Ali. Alcune aree dell’Arabia Saudita sono considerate off limits, mentre porti come Jeddah restano accessibili soltanto per determinate compagnie.
Per le aziende che decidono comunque di procedere con le spedizioni, il conto logistico sta già salendo. I costi aggiuntivi oscillano tra i 2.000 e i 4.000 dollari per container. A ciò si aggiunge un ulteriore rischio contrattuale: le compagnie potrebbero dichiarare chiuso il viaggio in porti alternativi per cause di forza maggiore, come previsto dalle polizze marittime. In questo caso i costi supplementari ricadrebbero sia sulle nuove spedizioni sia sulle merci già partite ma non ancora giunte a destinazione, con ripercussioni su spedizionieri e destinatari.
Anche il trasporto aereo, tradizionalmente utilizzato per i prodotti più deperibili, sta subendo contraccolpi. La riduzione della capacità cargo sulle rotte tra Asia, Medio Oriente ed Europa, insieme alla cancellazione di voli cargo verso hub fondamentali come Dubai e Doha, ha ridotto gli spazi disponibili per le merci fresche. Il risultato è un aumento dei costi logistici e una minore continuità dei collegamenti dedicati all’ortofrutta.
La combinazione di fattori – riduzione della capacità di trasporto, aumento dei premi assicurativi, crescita dei noli, deviazioni di rotta e ritardi operativi – crea dunque una tempesta perfetta per l’export ortofrutticolo italiano. Un settore che, proprio per la natura altamente deperibile dei prodotti, necessita di tempi di consegna rapidi e di una catena logistica prevedibile.
Nel breve periodo, sottolinea Mellano, le aziende esportatrici dovranno individuare rotte alternative, rafforzare i flussi attraverso hub logistici non direttamente coinvolti nel conflitto e monitorare costantemente l’evoluzione delle condizioni operative per ridurre il rischio di perdite di prodotto lungo la filiera. Ma se la crisi dovesse protrarsi, gli effetti potrebbero estendersi ben oltre il comparto ortofrutticolo.
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