Il settore della telefonia mobile e dei computer si appresta a vivere una fase di rincari. In una recente intervista rilasciata al Wall Street Journal, il Ceo di Apple, Tim Cook, ha rotto gli indugi dichiarando che per l’azienda di Cupertino è diventato ormai «insostenibile» continuare ad assorbire i costi di produzione interni. Negli ultimi anni Apple ha cercato di fare da scudo ai consumatori, ma l’attuale instabilità della catena di approvvigionamento ha reso i rincari dei listini una scelta inevitabile per preservare i margini di profitto storici del brand.
La radice del problema non è legata a dinamiche interne ad Apple, bensì a una vera e propria rivoluzione macroeconomica: il boom globale dell’Intelligenza Artificiale. La costruzione massiccia di data center e server dedicati ai modelli linguistici avanzati ha generato una domanda senza precedenti di semiconduttori e, in particolar modo, di memorie DRAM e NAND ad altissime prestazioni. Questa pressione sul mercato ha prosciugato le scorte dei fornitori asiatici, innescando un aumento dei costi dei componenti base che Cook ha definito come un evento straordinario, paragonabile a un’alluvione che si verifica una volta ogni secolo.
Secondo i report della società di analisi Omdia, l’effetto combinato di questa crisi dei chip e della necessità di implementare hardware sempre più potente per l’IA locale spingerà il prezzo medio degli smartphone a livello globale verso una crescita stimata del 20% entro il 2026. Per quanto riguarda la gamma iPhone in arrivo sul mercato il prossimo autunno, le stime indicano un rincaro netto sui costi dei componenti di circa 150 dollari a dispositivo. Di conseguenza, il prezzo finale al consumo in Europa risentirà inevitabilmente di questa fluttuazione, portando i modelli della linea Pro a toccare nuove soglie critiche di prezzo, destinate a ridefinire il posizionamento dei dispositivi premium sul mercato internazionale.
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