Dietro un piatto di pasta e una bottiglia di olio extravergine d’oliva si nasconde oggi una delle contraddizioni più evidenti dell’agroalimentare italiano. Mentre i cittadini continuano a pagare prezzi elevati sugli scaffali, agli agricoltori vengono riconosciuti compensi sempre più bassi per i loro prodotti. Una forbice che si allarga e che sta alimentando tensioni lungo due filiere strategiche per l’economia nazionale: quella del grano duro e quella dell’olio extravergine d’oliva.
Le proteste in piazza di Coldiretti
La protesta che ha portato questa settimana migliaia di agricoltori della Coldiretti davanti alle Prefetture di tredici capoluoghi italiani rappresenta il punto di emersione di un disagio che da mesi attraversa le campagne. Da Bari a Bologna, da Palermo a Firenze, da Roma a Napoli, gli imprenditori agricoli hanno denunciato una situazione che, a loro giudizio, non può più essere spiegata soltanto con le normali dinamiche di mercato. Sul banco degli imputati finiscono speculazioni, importazioni prive di adeguata trasparenza e presunte frodi sull’origine che rischiano di alterare profondamente la concorrenza. Il tema assume particolare rilevanza in una fase in cui il comparto agricolo sta già affrontando l’aumento dei costi energetici e logistici legati alle tensioni geopolitiche internazionali. In questo contesto, il crollo delle quotazioni all’origine rischia di compromettere la sostenibilità economica di migliaia di aziende.
Diritto alla trasparenza
«Siamo di fronte a una protesta che riguarda l’intero sistema agroalimentare italiano e il diritto dei cittadini alla trasparenza – afferma David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti – Le manifestazioni davanti alle Prefetture sono state accompagnate dalla consegna di un documento contenente richieste precise alle istituzioni. Chiediamo controlli più efficaci sull’origine dei prodotti, l’applicazione rigorosa della normativa contro le pratiche commerciali sleali, il rafforzamento della tracciabilità lungo tutta la filiera e l’utilizzo delle nuove tecnologie di analisi come la risonanza magnetica nucleare e la mappatura isotopica, che devono poter assumere pieno valore probatorio anche in sede giudiziaria. Difendere gli agricoltori significa difendere la qualità del made in Italy e la sicurezza alimentare dei cittadini».
Spighe di grano
Il caso più urgente riguarda il grano duro, essenziale per una delle produzioni simbolo del Paese: la pasta. Con l’avvio della raccolta nel Mezzogiorno, in particolare in Sicilia, il mercato ha registrato quotazioni che Coldiretti definisce insostenibili. Alcuni operatori in Sicilia, dove è appena partita la fase di trebbiatura, stanno proponendo acquisti a 19 centesimi al chilogrammo, un livello che secondo gli agricoltori non copre nemmeno i costi di produzione. La questione non è soltanto agricola. Se il prezzo riconosciuto al produttore scende sotto determinate soglie, diventa infatti difficile mantenere investimenti, innovazione e qualità lungo tutta la filiera.
Il paradosso è che la riduzione delle quotazioni agricole non trova corrispondenza nei prezzi al consumo. «Diciannove centesimi al chilo rappresentano un prezzo offensivo per il lavoro degli agricoltori e completamente scollegato dalla realtà economica della filiera – sottolinea Francesco Ferreri, presidente di Coldiretti Sicilia – Proprio nel momento della trebbiatura, quando gli imprenditori agricoli raccolgono il risultato di mesi di lavoro e di investimenti, si tenta di imporre quotazioni che non consentono alcuna sostenibilità economica. È una situazione che rischia di mettere in difficoltà centinaia di aziende e di scoraggiare ulteriormente la produzione nazionale».
Gli arrivi dall’estero
Secondo gli agricoltori, il problema sarebbe aggravato dall’ingresso sul mercato di grano proveniente dall’estero e da pratiche che renderebbero difficile una piena identificazione dell’origine del prodotto lungo la filiera. «Serve un sistema di controlli capillare e rigoroso lungo tutta la filiera agroalimentare – afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia – Non possiamo permettere che il valore del grano italiano venga schiacciato da operazioni speculative o da meccanismi che riducono la trasparenza del mercato. Gli agricoltori stanno affrontando costi sempre più elevati e meritano di poter competere in condizioni corrette».
la Legge Caselli
Coldiretti chiede quindi una piena trasparenza sui prezzi e l’applicazione rigorosa delle norme esistenti. «Oggi disponiamo di uno strumento importante come la Legge Caselli – incalza Battista Cualbu, presidente Coldiretti Sardegna – che consente di rafforzare i controlli e di sanzionare chi non rispetta le regole. È una norma che deve essere applicata con determinazione per contrastare le frodi, tutelare le produzioni italiane e garantire correttezza nei confronti degli agricoltori e dei consumatori. Dobbiamo fermare chi specula sul mercato e chi introduce prodotti che non rispettano gli stessi standard richiesti alle nostre imprese agricole».
Criticità dal Nord al Sud
La preoccupazione non riguarda soltanto il Sud. Anche nelle regioni settentrionali, dove il comparto cerealicolo rappresenta una componente importante dell’economia agricola, si guarda con attenzione all’evoluzione del mercato. «La cerealicoltura italiana è un patrimonio produttivo che va tutelato – osserva Luca Cotti, presidente di Coldiretti Emilia-Romagna – Le imprese agricole hanno bisogno di stabilità, programmazione e regole chiare. Quando si verificano dinamiche che comprimono artificialmente il valore del prodotto agricolo, si rischia di compromettere la competitività di un’intera filiera che rappresenta un elemento distintivo del made in Italy».
L’olio extravergine
Se il grano vive una fase di forte tensione, il settore olivicolo sta attraversando una situazione altrettanto complessa. Negli ultimi dodici mesi le quotazioni dell’olio extravergine d’oliva all’origine si sono ridotte di circa il 50%, mentre i costi sostenuti dalle aziende agricole sono aumentati sensibilmente. Il fenomeno appare particolarmente significativo alla luce dei numeri della filiera. L’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva, ma il mercato complessivo movimenta volumi molto superiori. I consumi interni raggiungono infatti i 461 milioni di litri e le esportazioni circa 318 milioni. Per soddisfare la domanda arrivano ogni anno nel Paese circa 545 milioni di litri di olio proveniente dall’estero. Proprio questi flussi rappresentano uno degli aspetti più controversi del dibattito. Secondo Coldiretti, le dimensioni delle importazioni richiedono strumenti di controllo più avanzati e una trasparenza ancora maggiore sull’origine effettiva del prodotto commercializzato. Il settore dell’olio rappresenta infatti un comparto economico di primaria importanza, con un valore stimato superiore a 5,8 miliardi di euro. Una cifra che rende evidente quanto la corretta gestione della tracciabilità e dei controlli sia rilevante non soltanto per gli agricoltori ma per l’intero sistema economico nazionale.
Screening mirati
Sul fronte delle soluzioni, una delle richieste principali riguarda l’impiego delle nuove tecnologie analitiche per certificare l’origine dei prodotti. «I consumatori devono poter conoscere con assoluta certezza ciò che acquistano – evidenzia Letizia Cesani, presidente di Coldiretti Toscana – Oggi esistono strumenti scientifici avanzati come la risonanza magnetica nucleare, la mappatura isotopica e gli screening analitici mirati che consentono di verificare l’autenticità e la provenienza dell’olio. È fondamentale che queste tecnologie vengano pienamente valorizzate e possano essere utilizzate anche come elementi probatori nei procedimenti giudiziari. La trasparenza rappresenta il presupposto essenziale per tutelare sia i produttori sia i cittadini».
La globalizzazione
Dietro le richieste avanzate dagli agricoltori emerge una questione più ampia che riguarda il futuro delle produzioni agricole nazionali. In un mercato sempre più globalizzato, la competitività non può essere costruita comprimendo il valore riconosciuto alle imprese agricole o riducendo la trasparenza verso i consumatori. La sfida, secondo Coldiretti, consiste nel garantire regole uguali per tutti, controlli efficaci e strumenti capaci di valorizzare realmente l’origine e la qualità delle produzioni italiane. Una partita che coinvolge non soltanto il reddito delle aziende agricole, ma anche la credibilità di due prodotti simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea, patrimonio economico e culturale che continua a rappresentare uno dei principali asset competitivi del Paese.
Leggi anche:
Dazi: Coldiretti, autosufficienza alimentare diventa priorità per 79% italiani
Ciliegie, dopo due anni prezzi giù del 22,5%
© Riproduzione riservata