Il vento è cambiato nella Silicon Valley e Alphabet sta diventando protagonista nel settore dell’intelligenza artificiale. Se solo un anno fa il colosso di Mountain View appariva in affanno rispetto ai rivali, la recente presentazione dei risultati finanziari ha mostrato un’azienda diversa, capace di ribaltare lo scetticismo di Wall Street che in precedenza ne aveva penalizzato il valore azionario. Il motore di questa rinascita è il nuovo modello Gemini 3, la cui accoglienza ha permesso a Google di colmare il divario tecnologico e di conquistare una posizione di leadership nel mercato. Secondo Reuters gli inizialmente gli investitori allarmati dagli investimenti in conto capitale di Google avevano fatto scendere il titolo fino al 6% nelle contrattazioni after-hours. Ma data la buona performance della divisione cloud i ricavi sono aumentati del 48% da dicembre rassicurando gli investitori sulla scommessa di Alphabet sull’IA.
La strategia dei vertici societari punta ora su una crescita trasversale che coinvolge sia il settore dei servizi per i consumatori sia quello per le imprese. L’integrazione della nuova tecnologia nel motore di ricerca e nelle versioni professionali ha generato un incremento significativo degli utenti attivi e delle licenze a pagamento, dimostrando che l’intelligenza artificiale non è più soltanto una scommessa teorica ma una fonte concreta di fatturato. Sebbene la sfida numerica con OpenAI resti aperta, Alphabet punta sulla forza del proprio ecosistema e su un coinvolgimento degli utenti sempre più profondo. Questo nuovo scenario giustifica un piano di investimenti senza precedenti. La società madre di Google intende infatti potenziare massicciamente la propria capacità di calcolo attraverso una spesa in conto capitale che per il 2026 potrebbe toccare cifre prossime ai 185 miliardi di dollari. Nonostante l’entità di queste uscite abbia inizialmente causato qualche timore tra gli azionisti, la straordinaria performance della divisione cloud ha rassicurato i mercati sulla sostenibilità finanziaria del progetto.
Il panorama delle grandi capitalizzazioni tecnologiche ne esce ridefinito. Alphabet ha scalato le gerarchie globali posizionandosi tra le pochissime aziende al mondo con un valore di mercato superiore ai 4 trilioni di dollari. Mentre altri concorrenti diretti mostrano i primi segni di rallentamento o una dipendenza eccessiva da partner esterni, Google sembra aver trovato la chiave per rendere l’intelligenza artificiale un moltiplicatore di profitti interno, convalidando la tesi secondo cui i massicci investimenti tecnologici hanno senso solo se accompagnati da ritorni economici chiari e immediati.
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