Entro il 2030 l’intelligenza artificiale agentica potrebbe rappresentare circa il 31% dell’intero mercato dell’IA generativa. Nata inizialmente per aziende e professionisti, questa tecnologia sta rapidamente diventando mainstream. Si tratta di un’evoluzione dei chatbot tradizionali: sistemi capaci non solo di rispondere, ma di portare a termine in autonomia operazioni complesse, coordinando strumenti e contesti diversi.
A imprimere un’accelerazione al settore è stato OpenClaw, che consente di installare sul proprio computer un agente personale. Il successo è stato tale che il suo creatore, Peter Steeinberger, è stato reclutato da OpenAI lo scorso febbraio.
I principali attori tecnologici si stanno muovendo nella stessa direzione. ChatGPT ha rafforzato le proprie capacità agentiche con lo sviluppo di Agent, progettato per gestire attività diverse in contesti differenti. Anche Gemini, il sistema sviluppato da Google sotto la guida di Sundar Pichai, punta su una visione integrata: l’agente come intermediario all’interno di un ecosistema che combina motori di ricerca, mappe e servizi di posta elettronica. Un approccio simile è adottato da Microsoft con Copilot Studio, che consente alle aziende di creare agenti personalizzati: dalla gestione delle spese mensili alla redazione di bilanci e al supporto nelle risorse umane. Tra i nuovi protagonisti si inserisce anche Perplexity, che ha lanciato “Computer”, un sistema di agenti in grado di navigare online, programmare software ed eseguire flussi di lavoro in autonomia.
In questo contesto competitivo, Microsoft punta a sviluppare modelli di frontiera già entro il prossimo anno, sfidando direttamente OpenAI e Anthropic. Secondo Mustafa Suleyman, “entro il 2027 l’obiettivo è raggiungere davvero lo stato dell’arte” nei modelli capaci di generare testo, immagini e audio. La strategia passa anche attraverso un rafforzamento infrastrutturale. A ottobre Microsoft ha avviato l’utilizzo dei chip Nvidia GB200, ampliando in modo significativo la propria capacità di calcolo, con l’obiettivo di incrementarla ulteriormente nei prossimi 18 mesi. Finora lo sviluppo interno era stato limitato dagli accordi con OpenAI, che impedivano la creazione di modelli proprietari avanzati in cambio della licenza di integrazione di ChatGPT. Una clausola rimossa circa un anno fa, aprendo la strada a una nuova fase.
Il sorpasso di Anthropic
La missione dell’azienda guidata da Satya Nadella è ora esplicita: raggiungere l’autosufficienza nell’IA di frontiera. Parallelamente, sul fronte finanziario emergono segnali di riequilibrio tra i principali player. Le azioni di OpenAI sul mercato secondario hanno perso attrattiva, diventando in alcuni casi difficili da vendere, mentre cresce l’interesse per Anthropic. Secondo Ken Smythe, fondatore di Next Round Capital, nelle ultime settimane diversi investitori istituzionali – tra hedge fund e società di venture capital – hanno cercato di cedere partecipazioni in OpenAI per circa 600 milioni di dollari, senza trovare acquirenti. “L’anno scorso sarebbero state vendute in pochi giorni. Ora nessuno le vuole”, ha dichiarato.
Al contrario, la domanda per Anthropic è in forte aumento. Gli investitori avrebbero già circa 2 miliardi di dollari pronti da allocare nella società. Il differenziale di valutazione – circa 852 miliardi per OpenAI contro 380 miliardi per Anthropic – alimenta la percezione di un maggiore potenziale di crescita per quest’ultima. Entrambe le società limitano formalmente la negoziazione delle proprie azioni sul mercato secondario senza autorizzazione. Tuttavia, l’accesso avviene spesso tramite strumenti alternativi, come i veicoli di investimento dedicati. OpenAI ha recentemente invitato alla cautela, sottolineando i rischi legati a canali non autorizzati e annunciando l’introduzione di percorsi ufficiali, anche tramite istituzioni bancarie, per consentire la partecipazione degli investitori senza commissioni elevate.
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