Un anno fa appena il 5% delle aziende riusciva a generare un valore significativo dall’IA. Ma 12 mesi dopo il panorama è radicalmente cambiato, come dimostra il nuovo Applied AI Index 2026 di BCG, basato su un sondaggio condotto su 1.330 cxo e senior manager.
L’IA crea valore reale
Secondo lo studio, le aziende più avanzate nello sviluppo e nell’applicazione dell’IA, ovvero il 7,5% che Bcg classifica come “future-built”, stanno prendendo nettamente le distanze dalle aziende più arretrate: registrano un total shareholder return 2,3 volte superiore, una crescita dei ricavi 2,4 volte maggiore e una crescita dell’Ebitda 2,8 volte superiore rispetto alle società più in ritardo.
Ma il dato più significativo riguarda il gruppo di aziende immediatamente al di sotto delle “future-built”: un ulteriore 41% di imprese che sta attivamente portando l’IA su larga scala e sta ottenendo risultati migliori, con, per esempio, un rendimento totale per gli azionisti 1,8 volte superiore rispetto alle aziende più arretrate.
Nel complesso, i gruppi delle aziende “future-built” e di quelle che stanno scalando l’IA rappresentano quasi la metà del mercato.
«La percezione è che l’IA non stia dando risultati», ha dichiarato Nicolas De Bellefonds, responsabile globale dell’IA di BCG e coautore del rapporto. «I nostri dati mostrano un quadro più articolato: quasi la metà delle aziende sta già creando valore reale grazie all’IA, mentre molte altre stanno ancora facendo fatica a trasformare gli investimenti in impatto. La sfida ora consiste sia nel realizzare questo valore su larga scala sia nel governare ciò che le aziende stanno implementando».
L’IA è diventata uno dei maggiori investimenti delle imprese
La spesa per l’IA è cresciuta, passando da circa l’1,7% dei ricavi alla fine del 2025 al 3,3% attuale. E si è estesa ben oltre la funzione IT aziendale: oltre l’80% della spesa per l’IA è oggi al di fuori dell’IT.
«La spesa per l’IA è raddoppiata in meno di un anno e gran parte di questa spesa non rientra più nel budget IT aziendale», ha dichiarato Michael Grebe, managing director e senior partner di BCG e coautore del rapporto. «Le aziende che continuano a considerare l’IA esclusivamente come una voce di costo dell’IT stanno sottovalutando sia quanto stanno spendendo sia quanto potrebbero ottenere in cambio».
Il nodo del controllo
Con l’aumento del valore generato e degli investimenti, le aziende si stanno preparando ad affidare agli agenti di IA un potere decisionale, ma a una velocità superiore rispetto alla loro capacità di governarli.
Entro il 2030, il 42% delle aziende prevede di concedere agli agenti una reale autonomia, ma oggi appena il 5% dispone dell’insieme completo di controlli necessari.
Il rapporto BCG individua i controlli richiesti dall’IA agentica, che comprendono una supervisione chiara e meccanismi di “rollback”, fino a sistemi di protezione per la sicurezza, l’audit e i costi. Secondo le previsioni, l’IA agentica rappresenterà circa il 40% di tutto il valore generato dall’IA entro il 2030.
«Le aziende si stanno preparando ad affidare agli agenti una reale capacità decisionale e pochissime dispongono dei controlli necessari per farlo in sicurezza», ha dichiarato Jeff Walters, managing director e senior partner di BCG e coautore del rapporto. «Questo divario rappresenta la sfida decisiva dei prossimi due anni. Non sarà risolto dai regolatori o dai fornitori di tecnologia. La responsabilità ricade sulle aziende che implementano questi sistemi».
L’IA ridisegna il lavoro e trasforma la fascia intermedia
Le aziende prevedono una riduzione della forza lavoro di circa il 10-15% entro il 2030. Il cambiamento riguarda soprattutto il ridimensionamento dei livelli di coordinamento e del middle management, una trasformazione che le aziende più avanzate considerano un percorso verso strutture organizzative più snelle.
Più che limitarsi a tagliare posti di lavoro, le aziende “future-built” e quelle che stanno portando l’IA su larga scala stanno ridisegnando i ruoli: sette su dieci stanno già riqualificando il personale.
Nel complesso delle aziende intervistate, i ruoli dedicati all’IA sono destinati a triplicare, passando dal 7% della forza lavoro nel 2026 al 22% nel 2030. In un’economia in crescita, i nuovi ruoli assorbiranno gran parte dei posti di lavoro persi.
«L’IA sta ridisegnando la forza lavoro, non semplicemente riducendola, e la pressione si concentra soprattutto sul middle management, più che sui senior manager o sugli esperti funzionali», ha dichiarato Amanda Luther, managing director e senior partner di BCG e coautrice del rapporto. «Le aziende che stanno andando avanti stanno riqualificando il proprio personale e creando ruoli dedicati all’IA su larga scala. Il modo in cui si ridisegna il lavoro e si riqualifica la forza lavoro conta molto più del numero di posti di lavoro che vengono eliminati».
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