Il confronto tra Infrastrutture Wireless Italiane – Inwit – e i suoi principali clienti – Tim e Fastweb – entra in una fase di aperto conflitto. Il Consiglio di amministrazione della società delle torri ha preso atto di un deterioramento progressivo dei rapporti con i principali operatori che utilizzano le sue infrastrutture.
Al centro dello scontro vi sono i contratti di lungo periodo che regolano l’utilizzo delle torri. Per Inwit, la posizione di Tim e Fastweb risponde a una strategia precisa: ottenere una squilibrata e ingiustificata revisione degli originari termini dei due contratti. Un tentativo che la società respinge integralmente, ribadendo la validità degli accordi e la loro coerenza con un modello industriale consolidato a livello globale.
La frattura si è ampliata con l’annuncio di una possibile joint venture tra Tim e Fastweb (che ha incorporato Vodafone Italia), destinata a realizzare fino a 6 mila nuovi siti per la telefonia mobile in Italia. Un progetto che, secondo Inwit, si porrebbe in evidente contrasto con i contratti sottoscritti, i quali prevedono un diritto preferenziale della società nella realizzazione di nuove infrastrutture.
Nonostante il clima teso, Inwit afferma di voler “sostenere l’evoluzione delle reti mobili e collaborare con i propri clienti in un quadro di certezza, trasparenza e stabilità”, pur rivendicando una “rigorosa logica industriale”. Tuttavia, il contesto di mercato – già caratterizzato da scarsi investimenti discrezionali da parte degli operatori – e l’inasprimento dei rapporti hanno portato a una revisione al ribasso delle prospettive. Per il 2026, la società prevede ricavi tra 1,05 e 1,09 miliardi di euro, un margine operativo intorno al 90% e un flusso di cassa ricorrente tra 550 e 590 milioni. Confermato il dividendo di almeno 0,55 euro per azione e una leva finanziaria a 5,5 volte. Nel medio termine, la crescita attesa dei ricavi resta contenuta, con capex annui intorno ai 200 milioni.
Sul piano contrattuale, la società ricorda che gli MSA sono parte di un’operazione “unica e inscindibile” conclusa nel 2020, che ha comportato un investimento iniziale di circa 10 miliardi di euro per l’acquisizione delle torri da Tim e Vodafone, generando benefici immediati per i venditori. Inoltre, ribadisce che tali contratti garantiscono stabilità dei ricavi e sostenibilità industriale.
A rafforzare il messaggio è intervenuto anche il direttore generale Diego Galli: “l’Msa (master service agreement) con Fastweb+Vodafone termina a marzo 2038, metteremo in campo ogni azione necessaria per chiarire questo”.
© Riproduzione riservata