L’Italia si distingue per longevità ma rischia di non avere un sistema pienamente adeguato alla presa in carico dei suoi anziani. Anche a motivo dei crescenti costi dell’assistenza. Aggiornare il paradigma non è solo utile, ma è necessario: Sereni Orizzonti, il gruppo fondato e guidato dall’imprenditore Massimo Blasoni, lo sta facendo con numeri che testimoniano il ruolo sempre più decisivo della cosiddetta silver economy (l’economia legata ai bisogni e ai servizi per la terza età). Con 7mila posti letto e quasi 4mila collaboratori distribuiti in cento strutture, la realtà con sede a Udine nel 2025 ha primeggiato in Italia per crescita nel proprio settore. Un risultato che si inserisce nell’ambito di una progettualità che lo stesso fondatore ci ha raccontato.
Dottor Blasoni, quali sono le caratteristiche del contesto italiano?
«La nostra aspettativa di vita media è tra le più alte d’Europa, ma il numero di posti letto per anziani è molto basso, peraltro con una dislocazione fortemente penalizzante per il Meridione. Nel Nord-Est si contano infatti 10,5 posti letto ogni mille residenti, nel Sud 3,4. Per le persone con parziale autosufficienza le risposte alle esigenze della terza età si dividono solitamente in tre categorie: l’assistenza domiciliare e quella operata dalle cosiddette badanti, ma anche i senior living, ovvero gli appartamenti pensati per favorire la socialità. E poi ci sono le Rsa, che ormai hanno una crescente vocazione sanitaria, perché rispondono alla tendenza delle strutture ospedaliere a ridurre al minimo i tempi di ricovero. Anche per questo ritengo che la generica definizione di “casa di riposo” non sia più adatta a definire il ruolo di queste strutture».
In che modo Sereni Orizzonti ha cambiato questo approccio?
«Siamo il primo gestore italiano di Rsa per crescita, grazie a un modello peculiare che prevede sia l’acquisizione di realtà esistenti sul territorio, sia da un’attività di sviluppo immobiliare e dunque di costruzione di nuove residenze. Con oltre 7mila posti letto e con un fatturato da oltre 300 milioni, questa impostazione ci consente di accorciare la filiera e di essere così efficienti da un punto di vista economico, ma anche di realizzare strutture ad alto tasso di sostenibilità energetica e di innovazione. L’utilizzo della domotica, in particolare, ci permette di rispondere alle esigenze di ospiti con importanti disabilità fisiche e cognitive. Si tratta di un modello sempre più necessario, nel quale il privato ha un ruolo trainante e decisivo, come peraltro accade già all’estero».
Qual è la situazione fuori dai nostri confini?
«In Germania e in Francia i gruppi privati arrivano anche a 25 o 30mila posti letto. In Spagna a 15mila. Dunque, in Italia abbiamo ancora significativi margini di crescita, anche perché è lo stesso mercato a sollecitare un avanzamento in questa direzione. Il contesto italiano, tuttavia, non è privo di problematiche strutturali alle quali far fronte».
Quali?
«La crescente vocazione sanitaria delle Rsa ha provocato un inevitabile aumento dei costi. Da un lato le Regioni ci chiedono più infermieri e più tempo di assistenza, dall’altro però lievitano le rette, soprattutto nella componente coperta dal privato, a fronte di una contribuzione pubblica che invece non è adeguatamente cresciuta. Negli ultimi cinque anni l’inflazione rilevata dall’Istat è cresciuta complessivamente del 18%, mentre la componente pubblica non è aumentata oltre l’8 per cento. Questa situazione ricade innanzitutto sulle famiglie: oggi le rette variano da 80 a 120 euro giornalieri e non tutti gli ospiti hanno diritto al contributo pubblico che, attraverso Asl e Comuni con criteri variegati tra le Regioni, copre raramente più del 50 per cento dell’importo».
Come si possono risolvere queste criticità?
«La corresponsione della parte pubblica della retta dovrebbe essere parametrata al reddito e alle reali possibilità economiche delle singole delle famiglie, innanzitutto. Poi occorrono maggiori risorse, almeno per pareggiare l’incremento dei costi, e in terzo luogo servirebbe una pensione di non-autosufficienza, già esistente in altri Paesi come la Germania. Si tratterebbe di una misura strutturale fondamentale, perché non possiamo pensare di affrontare questi temi con il solo e costante aumento della spesa pubblica».
I dati italiani testimoniano anche una carenza di personale sanitario.
«Questo è un altro tema scottante. La carenza di Oss è molto rilevante e dipende in larga parte da una minore disponibilità dei lavoratori italiani a fare gli operatori sociosanitari. Per supplire a questa mancanza, siamo a favore dell’ampliamento delle assunzioni di cittadini stranieri qualificati. Ma servono anche più infermieri, perché al momento la coperta è corta e di questo passo le Rsa e le tradizionali strutture ospedaliere rischiano di dover competere per avere disponibilità di queste figure. Secondo dati Cisl, il numero di infermieri in Italia si attesta sui 6,2 ogni mille abitanti, contro gli 8,8 della media Ue. Non è uno scenario sostenibile».
Qual è la vostra prospettiva di sviluppo da qui ai prossimi cinque anni?
«Sereni Orizzonti sta approntando un’operazione di grande sviluppo. L’obiettivo è arrivare a 10mila posti letto entro il 2027 e a 15mila entro il 2030 grazie a una pipeline di nuove costruzioni notevolissima. Stiamo costruendo una quindicina di nuove Rsa fra Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Sardegna. E faremo anche nuove acquisizioni sul territorio, perché l’eccessiva parcellizzazione del mercato non aiuta lo sviluppo del settore».
Un progetto importante e ambizioso. Come lo sosterrete finanziariamente?
«Stiamo preparando un’emissione obbligazionaria da 150 milioni e stiamo facendo operazioni di cartolarizzazione attraverso una società veicolo con la quale intendiamo procedere, cedendo una parte degli immobili che realizziamo. In un contesto in cui i grandi operatori stranieri del settore avanzano, vogliamo che nel nostro Paese lo sviluppo del segmento continui a parlare italiano».
Guardate anche all’estero?
«Siamo già in Spagna e abbiamo in mente di muoverci anche in Inghilterra. Certo, l’ambizione a internazionalizzare continuerà ad andare di pari passo a una particolare attenzione per il nostro Paese, dove vogliamo contribuire a rendere il settore delle Rsa più moderno ed efficiente proprio grazie alla progettualità del nostro modello e alla nostra presenza capillare sul territorio».
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