In un Paese che legge tradizionalmente poco produrre e vendere libri è un’impresa notevole. Il business poi tende in genere ad avere margini di profitto non certo allettanti. E che si faccia fatica lo dice la recente liquidazione dell’antica libreria di Milano della famiglia Hoepli. Un pezzo di storia dell’editoria che aveva dietro di sé oltre 150 anni di vita. Che poi la liquidazione sia più da imputare al dissidio interno ai vari rami della famiglia di editori poco cambia. I numeri dei conti segnano comunque rosso. Così come per anni non hanno brillato i bilanci dello storico gruppo Feltrinelli: difficile intravvedere la possibilità di qualche piccolo utile, i conti terminavano sempre con il colore rosso. A livello di gruppo infatti la casa editrice presieduta da Carlo Feltrinelli ha sempre chiuso le sue annate in costante perdita. Solo dal 2017 al 2023 il passivo cumulato è stato di ben 68 milioni. E questo pur con i ricavi in crescita. Segno che i costi hanno costantemente superato il fatturato, pur salito nel tempo. La svolta si è vista solo nel 2024. L’ultimo bilancio disponibile risale a quell’anno e parla di un utile netto per il gruppo di 3,4 milioni su un fatturato di 531 milioni. La gestione industriale è stata positiva per 26 milioni mentre l’utile operativo è risultato inferiore all’1% del totale ricavi. Una redditività ritrovata dopo anni di rosso, ma che segnala un business dove fare soldi è un miraggio. Non è stato ancora pubblicato il bilancio del 2025 che verrà diffuso solo quest’estate. Si vedrà se il ritorno all’utile si sarà consolidato.
Certo è che i dati di vendita dell’intero settore non sono confortanti. Secondo l’ultima rilevazione dell’Aie, l’Associazione degli editori, nel 2025 il mercato del libro è andato in contrazione con vendite a -3% e con 3 milioni in meno di copie acquistate, passate da 102,6 milioni del 2024 a 99,5 milioni. La perdita di lettori ha influito anche sul valore del venduto, sceso del 2,1% con il fatturato caduto sotto la soglia di 1,5 miliardi nel 2024. Difficile far quadrare i conti se non intervenendo su efficienza e costi di gestione.
In questo panorama di difficoltà emerge in realtà un solo grande vincitore che ormai è stabilmente sul podio del mercato editoriale libraio del Paese e che continua a erodere quote di mercato. Si tratta di Mondadori che negli anni si è andata concentrando di fatto solo sul libro come editore acquisendo via via altri brand. Tra i marchi che il gruppo presieduto da Marina Berlusconi ha acquisito figurano tra gli altri Sperling & Kupfer, Frassinelli, Rizzoli, Bur, Fabbri, Rizzoli Lizard, Silvio Berlusconi Editore e Mondadori Electa. Ai quali si sono affiancati dal 2022 De Agostini Libri e Star Comics, principale editore italiano di fumetti. Ma non solo editore di libri. Il gruppo può anche contare su una catena di store e librerie che si dispiega su 500 punti vendita in tutta Italia e dunque sul 13% del settore, attraverso la Mondadori Retail controllata al 100%. E la conquista di fatto del mercato ha posto la casa editrice di Segrate, posseduta con il 53,3% del capitale da Fininvest, nella condizione privilegiata di vero e proprio dominus. Oggi Mondadori con i suoi vari marchi controlla il 28,3% del mercato libraio con i competitor distanziati di molte lunghezze: il secondo operatore con il 10,7% è il gruppo Gems, cui seguono Giunti (8,5%) e Feltrinelli con il 7,4%. Il resto è parcellizzato in un numero elevato di piccole case editrici indipendenti che fanno fatica ad arrivare a fine mese.
Mondadori si è espansa a più riprese non solo nel settore della narrativa e della saggistica, ma anche in quello più redditizio dell’editoria scolastica dove opera con i marchi Mondadori Education, Rizzoli Education e D Scuola che insieme fanno oltre il 32% del settore Scolastica. Un cammino lungo e di grande shopping che oggi vede il primo editore italiano produrre ricavi per 932 milioni con una marginalità industriale del 17% e utili per 54 milioni con una profittabilità netta del 5,7%. In questi giorni Segrate si è anche imposta con un’offerta per rilevare da Hoepli il ramo d’azienda relativo alla scuola. Ormai il percorso segna una costanza e una stabilità che può reggere nel tempo. Dal 2021, dopo la frenata imposta dal lockdown, i ricavi sono saliti da poco più di 800 milioni a 932 nel 2025 con gli utili netti saliti da 44 a 54 milioni. Sicchè, la redditività netta si colloca intorno al 5%, una soglia difficile da conseguire nel settore dell’editoria libraria, dove molto dipende dal successo di pochi titoli, a fronte di molte opere che vendono pochissime copie. Sono i grandi successi a tenere in piedi tutta l’architrave di un business difficile e complicato. Nel 2025 i best seller sono stati l’immarcescibile Dan Brown, con L’Ultimo segreto pubblicato per Rizzoli oltre a Ken Follet con Il Cerchio dei Giorni e la biografia di Cesare di Alberto Angela. Ma non c’è solo la buona redditività a costituire l’atout del gruppo. Mondadori produce anche buona cassa con un cash flow che ogni anno si aggira sui 65-70 milioni. Il debito è assolutamente gestibile e la cassa consente anche di fare di Mondadori un grande distributore di dividendi. L’ultimo è stato di poco più di 40 milioni con un pay out del 75% e un dividend yield che viaggia al 7,3%. E per il 2026 il dividendo sarà di 16,9 centesimi con un rendimento dello stesso all’8%. La politica dei dividendi è andata crescendo negli anni e questo fa della casa editrice di Segrate un punto fermo per gli investitori di lungo periodo. In effetti non si investe nel gruppo pensando a grandi strappi sul listino. È un titolo value, dalla marcia lenta ma costante. E i dividendi sono la garanzia di un ritorno più che apprezzabile per chi punta sul gruppo.
Oggi Mondadori, il cui titolo tratta intorno a 1,95 euro, capitalizza 510 milioni, poco più della metà del fatturato annuo e meno di 10 volte i suoi utili netti. Negli ultimi 5 anni l’apprezzamento borsistico è stato del 22%. Al piccolo trotto senza grandi balzi né cadute. E quella cedola ad alto rendimento fa il titolo uno dei preferiti dai cassettisti di lungo corso.
Leggi anche:
© Riproduzione riservata