The Next Big Thing. In tecnologia è la definizione di quello che ci cambia la vita, ed è da anni che le aziende cercano il prossimo oggetto del desiderio. Sì, ora c’è l’intelligenza artificiale, ma da sola non può camminare: e allora? Markus Reinisch, austriaco, è il vicepresidente di Meta e si occupa di public policy per l’Europa: è lui che racconta in esclusiva a Moneta come la next big thing in realtà sia italiana, e ce l’abbiamo davanti al naso. Gli AI Glasses sono il futuro che spazzerà via tutto, «e che farà finire l’era degli smartphone». E soprattutto sono l’opportunità per un nuovo boom economico in Europa, e non solo (ma anche) perché sono prodotti con EssilorLuxottica, che è parte del nostro Dna: «È un’occasione storica, per tutta l’Unione e per il vostro Paese. E invece si rischia di frenare». Qui sta il punto: grazie ai 70 miliardi di dollari investiti dell’azienda di Mark Zuckerberg nell’intelligenza artificiale applicata agli occhiali smart (e non solo), Meta ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 200,97 miliardi (+22% rispetto all’anno precedente). La risposta dei consumatori negli Stati Uniti – dove gli AI Glasses di nuova generazione, i Meta Ray-Ban Display, sono già in vendita – ha contribuito a una crescita che, a livello globale, ha portato a triplicare le vendite. E noi? Siamo in un limbo, Reinisch ci spiega il perché.
Innanzitutto: davvero gli occhiali smart sostituiranno lo smartphone?
«Ne siamo sicuri. È un po’ come in quelle immagini dell’evoluzione dell’uomo: prima c’è la scimmia, poi la figura che cammina con la lancia, infine l’uomo eretto. Ecco: noi ora stiamo tutti curvi a guardare i nostri schermi, con gli occhiali invece cammineremo dritto. Come un essere umano».
Solo per questo?
«Lo smartphone è in vicolo cieco perché ci allontana gli uni dagli altri: siamo a cena insieme, tu dici “ti faccio vedere una foto”, lo prendi dalla tasca, inizi a scrollare ed è finita. Con gli occhiali non ci si perde mai di vista: vedono ciò che vedi, sentono ciò che senti. Il vero superpotere sarà dato dall’IA».
Come funzionano?
«L’IA capisce il contesto: se stai facendo una chiamata non ti manda altre informazioni, se sali in macchina passa automaticamente alla modalità solo audio per darti indicazioni, se parli con uno straniero attiva la traduzione automatica in tempo reale. Il superpotere è appunto avere un dispositivo così consapevole, un assistente personale che sa di cosa hai bisogno nel momento in cui ne hai bisogno. Un telefono non potrà mai farlo».
In questo l’evoluzione della specie è veloce.
«Quando siamo partiti con EssilorLuxottica erano solo occhiali con fotocamera e audio. Poi si è aggiunto lo schermo, e non siamo certo arrivati al prodotto finale. Siamo però già nel futuro, inevitabile: se si pensa alla disabilità, ci sono tantissimi casi d’uso. L’ho già constatato a causa di un amico che ha cominciato a perdere la vista, una tragedia: ma uno strumento come questo che legge al posto tuo, che ti fa sentire i messaggi, diventa una possibilità per continuare a vivere bene».
Quando arriverà in Italia?
«Data l’incredibile domanda negli Usa abbiamo dovuto aspettare: abbiamo scorte limitate. Però siamo molto preoccupati per il futuro di questo dispositivo, c’è un problema regolatorio che rischia frenare il progresso».
Ovvero?
«Riguarda batterie sostituibili: secondo un regolamento Ue dal 2027 i dispositivi elettronici di consumo dovranno adottarle. Capisco lo spirito della norma, però è stata pensata in un’epoca in cui oggetti come questo non esistevano. Un prodotto che dev’essere non solo funzionale ma di design, invece così rischia di diventare più pesante e più brutto. E voi: indossereste qualcosa di brutto?».
Di certo no.
«C’è un punto strategicamente importantissimo per l’Europa: il motivo della partnership con EssilorLuxottica è che è un’azienda straordinaria, tecnologica, hanno un ottimo management, creativi fantastici. Sono italiani, insomma, realizzano un design impeccabile. E allora: se hai qualcosa sul viso deve essere alla moda, sennò non lo vendi. Oppure entri in concorrenza con la Cina, ma se perdi bellezza perché devi avere aste più grandi e meno funzionalità non sei più competitivo. E questo diventa un problema per tutta l’Europa».
Economico.
«Questo è il dispositivo di AI più avanzato al mondo, in assoluto: EssilorLuxottica ha la possibilità di fare per l’Italia ciò che Samsung ha fatto per la Corea. Ma se blocchiamo il nostro punto di forza con una regolamentazione sbagliata, in realtà stiamo impedendo all’Europa di sfruttare il proprio vantaggio per guidare il mondo e la tecnologia. Abbiamo moltissimi punti deboli: non abbiamo abbastanza capitale, non abbiamo abbastanza energia, abbiamo troppa regolazione in molte altre aree. Qui invece siamo leader e ci autolimitiamo: sarebbe un autogol».
L’Italia cosa può fare?
«Dovrebbe essere il motore del cambiamento, è quello che mi aspetto dal Paese in cui questa innovazione è di casa. Abbiamo incontrato il vostro governo e hanno capito la nostra preoccupazione. Capisco che al momento ci sono altre priorità, ma è una grandissima opportunità di business per diventare più grandi di quello che siamo in ambito tecnologico. Lo dico da cittadino dell’Unione Europea e da manager: intorno a questo progetto si sta costruendo un intero ecosistema, in cui l’Italia e l’Europa possono essere leader. Il costo strategico per l’Europa nel non intervenire per tutelare questa innovazione è molte volte superiore al costo commerciale per noi».
Qualche numero?
«Raddoppieremo la cifra che abbiamo speso l’anno scorso per costruire infrastrutture IA. E quei 70 miliardi sono già più di quanto tutte le Telco europee messe insieme hanno investito nello stesso periodo. Il fatto è che noi vogliamo portare denaro e impianti in Europa ma non possiamo farlo per le troppe regole Ue, e come noi tantissime altre aziende. Non è sempre stato così».
Era il tempo del boom dei telefonini.
«Alla fine degli Anni ’90 lavoravo in Orange: eravamo orgogliosissimi, perché con le altre aziende del nostro continente rappresentavamo la leadership mondiale del mobile. Oggi se dicessi “proviamoci di nuovo” la risposta sarebbe “chi ce lo fa fare?”».
Cosa potrebbe farcelo fare, allora?
«L’ottimismo. Questi occhiali sono europei e sono straordinari: io resto entusiasta, Meta è entusiasta. Anche l’Italia sia entusiasta: lavoriamo insieme per una soluzione giusta. Così l’Europa potrà essere la nuova Next Big Thing».
Leggi anche:
1. IA e smart glass: Alibaba lancia la sfida a ChatGpt
2. Macché nuovo iPhone l’occhiale è smart ma i profitti di Essilux hanno la vista corta
© Riproduzione riservata