L’eolico vacilla in Giappone. Il colosso Mitsubishi si è ritirato da tre importanti progetti nel settore ritenuti “non più redditizi”. Lo fa sapere l’azienda che compie così un passo indietro rispetto a una fonte di energia rinnovabile che il Paese considera la sua carta vincente. Un consorzio guidato da Mitsubishi Corporation Offshore Wind era stato selezionato dal governo, nel 2021, per sviluppare i tre progetti offshore nell’ambito del programma di decarbonizzazione del Giappone: Noshiro City, Mitane Town e Oga City; Yurihonjo City; Choshi City. Ma Mitsubishi “ha rivisto i piani aziendali legati a questi progetti a causa di cambiamenti imprevisti nel contesto aziendale. A seguito di tale revisione, abbiamo deciso di non procedere con lo sviluppo dei progetti”, si legge in un comunicato dell’azienda.
“Il contesto imprenditoriale per l’energia eolica offshore è cambiato significativamente in tutto il mondo a causa di fattori quali catene di approvvigionamento ristrette, inflazione, tassi di cambio e aumento dei tassi di interesse” e per questo “abbiamo stabilito che, date le attuali condizioni, non è fattibile elaborare un piano aziendale sostenibile” sebbene “continuiamo a riconoscere che le energie rinnovabili, compresa l’energia eolica offshore, sono un elemento essenziale del mix energetico giapponese. Continuiamo a impegnarci per la realizzazione di una società decarbonizzata, monitorando attentamente il contesto imprenditoriale”.
L’inizio di una crisi che potrebbe espandersi a macchia d’olio? Qualche segnale è già arrivato anche dall’Europa, per esempio con la decisione di Orsted di cancellare il progetto Hornsea 4 nel Regno Unito: colpa dell’aumento dei costi di approvvigionamento dei materiali, degli alti tassi di finanziamento e – in ultimo – dell’ostilità del presidente americano Donald Trump, che ha ridotto ulteriormente la fiducia degli investitori.
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