Il 2026 si profila come l’anno della ripresa per il lusso, con l’Italia in prima fila per fiducia e aspettative. Mentre lo scenario globale resta attraversato da dazi, tensioni commerciali e consumi selettivi, come dimostra anche il crollo di Lvmh oggi in Borsa, i manager del settore rimettono mano alle previsioni e vedono il bicchiere mezzo pieno. Secondo il report Global Powers of Luxury 2026 di Deloitte, l’84% dei top manager italiani del comparto prevede ricavi stabili o in crescita nel corso dell’anno, contro una media globale del 67%. Numeri che raccontano un’Italia più ottimista del resto del mondo, nonostante il rallentamento della domanda interna registrato negli ultimi due anni.
Sul fronte geografico, la bussola del lusso continua a puntare a Oriente. La Cina, pur in una fase di crescita meno esplosiva, rimane uno dei principali motori della domanda globale. Accanto a Pechino e Shanghai, però, avanzano nuove traiettorie di sviluppo: Giappone, Medio Oriente, Asia Pacifico e India si candidano a diventare pilastri sempre più rilevanti della crescita.
Il quadro che ne esce è quello di un’industria fiduciosa, ma tutt’altro che spensierata. “Il sentiment degli executive descrive un settore ottimista ma prudente – spiega Ida Palombella, Global Fashion & Luxury Leader di Deloitte. – Le aziende stanno puntando su disciplina di prezzo, efficienza operativa e investimenti selettivi, intervenendo con attenzione su risorse, forza lavoro e rete retail”. In altre parole: meno espansione muscolare, più strategia chirurgica. In una fase di consolidamento, tecnologia, brand ed esperienza diventano gli assi portanti per difendere desiderabilità e resilienza in un mercato sempre più esigente.
I quattro trend che ridisegnano il lusso
A sostenere la ripresa non sarà un unico fattore, ma una combinazione di leve destinate a cambiare il volto del settore.
La prima è l’intelligenza artificiale, indicata come il vero motore trasformativo del prossimo ciclo. L’IA entra nei laboratori creativi e nelle fabbriche, nel marketing e nella relazione con il cliente: dal design di prodotto alle campagne pubblicitarie, dalla personalizzazione dell’esperienza alle previsioni di domanda e gestione dell’inventario, fino all’efficienza operativa e alla riduzione dei costi. Ma la tecnologia, da sola, non basta: la capacità delle persone di saperla usare diventa il vero moltiplicatore di valore.
Il secondo trend è la personalizzazione estrema. I consumatori del lusso chiedono sempre meno semplici prodotti e sempre più esperienze: immersive, su misura, memorabili. L’iper-personalizzazione e il lusso esperienziale si affermano come risposta a un cliente che vuole sentirsi unico, non uno dei tanti.
Terzo pilastro: il mercato della seconda mano. Il pre-owned non è più una nicchia, ma una componente strutturale del settore. Il 19% degli executive osserva una crescita delle abitudini di acquisto di prodotti di seconda mano. Un’evoluzione che riflette sia una maggiore sensibilità verso la sostenibilità, sia un approccio pragmatico dettato dal contesto economico.
La sostenibilità rimane un elemento fondamentale per parlare alla nuova generazione di consumatori più consapevoli, con focus su materiali, processi e trasparenza delle filiere. Le innovazioni nei materiali e nella produzione rappresentano una delle grandi frontiere dei prossimi cinque anni: tessuti bio-fabbricati, metalli riciclati, materiali a basso impatto e micro-produzioni on-demand stanno ridisegnando il perimetro del lusso.
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