«Mi hanno chiesto una foto con la bralette che avevo messo in vendita indossata. Ho fatto una foto senza volto. La richiesta successiva era quella di fotografarmi i capezzoli».
A raccontarlo è Camilla (nome di fantasia), in un commento sotto un post di Instagram, dove alcune ragazze si scambiano opinioni su un’ inquietante realtà, emersa grazie a un’inchiesta pubblicata lo scorso aprile dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung in collaborazione con i canali NDR e WDR. L’indagine svela l’esistenza di un canale Telegram chiamato “Girls of Vinted” – ora chiuso – in cui alcuni individui
( per la maggior parte uomini) si scambiano e commentano alcune foto rubate dalla piattaforma di Vilnius. Nelle immagini ci sono i volti e i corpi delle venditrici, che ingenuamente loro stesse hanno fotografato per mostrare la vestibilità del capo.
Le foto circolano corredate da emoticon allusive e commenti volgari. In alcuni casi è allegato anche il link diretto al profilo di Vinted della ragazza in foto, così da permettere agli utenti di contattarla in chat.
Niente di nuovo, come mostra il recente caso del gruppo Facebook “Mia moglie”, dove una schiera di uomini postava e commentava foto intime scattate di nascosto alle proprie mogli e compagne. Da qualche giorno è noto che in un sito, dal nome “Phica.eu”, anche foto di politiche e donne della vita pubblica venivano postate zoomate nelle loro parti intime e commentate.
Quello di “Girls of Vinted”, però, non era il primo episodio. Qualche anno fa, il documentario “Vinted’s Dirty Laundry” aveva mostrato come le foto delle venditrici entrassero nel traffico di immagini erotiche su Reddit, in un gruppo chiamato “Vinted Sluts”, (tradotto “le puttane di Vinted”). A gestire questi gruppi di solito sono più persone, che si servono di un unico account fittizio. L’account, oltre a rilanciare i post rubati, promuoveva servizi di contenuto pornografico a pagamento e chat private. La chiusura di “Girls of Vinted” è probabilmente solo un fatto temporaneo. Per chi gestisce questo tipo di contenuti, aprire nuovi canali in tempi rapidi è molto facile ed è la prassi. Inoltre molto spesso i messaggi insistenti e le molestie raggiungono le venditrici anche dopo la segnalazione che è possibile inviare all’app. Da ricordare – per correttezza- che spesso alcuni profili di vendita su Vinted sembrano destinati a ben altri fini che lo scambio commerciale di merce usata. Ma a ricevere le molestie sono anche le ragazze che con questi usi alternativi non c’entrano niente e vorrebbero solo vendere i propri oggetti.
Il fenomeno si estende anche ad altre piattaforme di usato online. «Accade anche su Facebook Marketplace», dice Patrizia. «Da un paio di scarpe rosse con il tacco che volevo vendere sono arrivate richieste di indossarle per far vedere i piedi».
«A me è successo su Marketplace – racconta Elisabetta –. Avevo messo in vendita un tutore per la colonna vertebrale e avevo caricato una foto indossandolo. Ho ricevuto parecchi messaggi del tipo: “Comprerei te e non il tutore”».
«Mai andare oltre le condizioni di utilizzo di queste piattaforme – spiega a Moneta l’avvocata Marisa Marraffino, esperta in diritto della privacy –. Le richieste di mostrarsi in foto con il capo che abbiamo messo in vendita non devono mai essere assecondate. Le fotografie devono riguardare il prodotto, non la persona». Esporsi sulle piattaforme mostrando o lasciando trapelare i propri dati personali può portare anche a veri e propri atti persecutori. «Un mio cliente aveva messo in vendita su Subito la sua auto usata senza oscurare la targa nella foto. Da lì sono riusciti a risalire alla sua identità e hanno cominciato a inviargli mail persecutorie».
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