I trattori ingranano la marcia. Nel 2025 le immatricolazioni in Italia hanno fatto registrare un aumento del 14% rispetto all’anno precedente, per un totale di quasi 18 mila veicoli. Un evidente segnale dell’ammodernamento tecnologico nei campi che riguarda anche le vendite delle altre categorie di mezzi (a eccezione delle mietitrebbie), con una netta inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti e un valore di produzione nazionale complessivo che va ben oltre i 13 miliardi di euro. Una boccata di ossigeno per l’industria made in Italy dopo due anni difficili.
«Sul nostro settore hanno pesato in questi anni l’incertezza economica, l’aumento dei prezzi di listino causato dalla crescita dei costi di produzione, e la capacità d’investimento da parte delle aziende agricole che accusano da tempo un calo della redditività – commenta la presidente di Federunacoma, Mariateresa Maschio – ma un sostegno importante è venuto dagli incentivi del governo. Hanno dato una spinta infatti il Fondo Innovazione affidato all’Ismea, il Bando Isi Inail per le macchine con elevati standard di sicurezza, il credito d’imposta 4.0 e gli incentivi 5.0, oltre che i Piani di sviluppo rurale (Psr) cofinanziati da Unione Europea e Regioni che rappresentano uno strumento pluriennale e quindi un riferimento costante nel processo di innovazione delle imprese agricole».
«Il rifinanziamento degli incentivi per il 2026 annunciato dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, alla metà di dicembre 2025 – ha aggiunto Simona Rapastella, direttore generale di Federunacoma – può avere un’importanza decisiva per sostenere la ripresa del mercato, che nel corso dell’anno analizzeremo con riferimento non soltanto ai mezzi immatricolati ma anche alle macchine operatrici, alle attrezzature e alla componentistica».
A livello legislativo, nel Milleproroghe è stato anche approvato un emendamento che proroga i termini per la revisione delle macchine agricole e che, spiega Coldiretti, interesserà 2 milioni di trattori.
Se buone notizie arrivano sul mercato interno maggiori preoccupazioni riguardano invece le esportazioni. Ben il 70% del fatturato dell’industria delle macchine agricole viene infatti realizzato all’estero dove a pesare sono l’instabilità geopolitica, le sanzioni commerciali e le nuove barriere doganali. Si registra in particolare una flessione dell’export di macchine italiane del 4,8% in valore nei primi dieci mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente dovuta al crollo del mercato Usa (-34%) ma arretrano anche Francia (-7%) e Germania (-2%) che diventano primo e secondo mercato di sbocco per i macchinari made in Italy. In crescita risulta invece l’export verso la Spagna (+31,3%) e la Polonia (+11,8%) che però presentano volumi contenuti. La svolta all’estero per l’industria italiana è ora però legata all’apertura di nuovi mercati e in questo contesto grandi opportunità si intravedono in India e nei Paesi del Mercosur, dopo la firma degli accordi di libero scambio dell’Ue. Un risultato molto atteso per il grande potenziale di crescita. La sfida è quella di contendere quote di mercato ai costruttori emergenti, in particolare la Cina che ha raggiunto nel 2025 una quota del mercato europeo pari al 9% e una quota su quello italiano del 12% con l’offerta di tecnologie a basso prezzo, secondo Federunacoma.
Il mercato mondiale delle trattrici agricole è stimato pari a 95 miliardi di dollari nel 2026 ma si punta a raggiungere i 126 miliardi nel 2031 con la regione dell’Asia Pacifico che domina per quantità mentre è il Sud America ad avere il tasso di crescita maggiore secondo l’analisi di mercato di Mordor Intelligence. La strategia nazionale di internazionalizzazione è supportata dall’Agenzia per il commercio estero (Ice) e ha il suo punto di forza nell’edizione 2026 di Eima international, la grande kermesse della meccanica agricola che si terrà a Bologna dal 10 al 14 novembre prossimi. Ma aspettative positive sono venute anche dai riscontri del primo appuntamento dell’anno, la Fieragricola che si è tenuta a Verona dal 4 al 7 febbraio scorsi e ha fatto il pieno di presenze con una grande attenzione all’innovazione tecnologica nei campi. I trattori sono l’elemento più rappresentativo dell’attività agricola e confermano la trasformazione che sta segnando il settore primario con una spinta alla digitalizzazione, alla sostenibilità ambientale, al contenimento dei costi e della manodopera che è sempre più difficile trovare.
Negli ultimi anni, l’innovazione ha inciso profondamente sul design e sulle funzionalità dei trattori con una maggiore attenzione al comfort e alla sicurezza degli operatori (cabine ergonomiche, sistemi di climatizzazione evoluti e dispositivi di sicurezza), al basso impatto ambientale e all’agricoltura 5.0 con l’integrazione di Gps, sistemi di guida assistita e software di gestione che consentono una lavorazione più accurata dei campi, riducendo sprechi e ottimizzando l’uso di carburante, fertilizzanti e fitofarmaci. La transizione verso l’agricoltura 5.0 non riguarda solo i trattori ma le diverse tecnologie. Otto imprese agricole italiane su dieci sono pronte a investire nella digitalizzazione nei prossimi anni, secondo il primo Censimento della digitalizzazione nelle campagne italiane, promosso da Coldiretti Next. Un cambiamento che permetterà alle aziende di affrontare con più strumenti le bizzarrie del clima, ridurre i costi di produzione e il consumo di risorse, a partire dall’acqua, aumentando allo stesso tempo le rese produttive.
Secondo Smart Agrifood, gli investimenti nel settore della digitalizzazione agricola valgono oggi 2,3 miliardi di euro, con oltre un milione di ettari già digitalizzati, pari al 9,5% della superficie agricola nazionale. Numeri che raccontano un comparto in movimento, pronto a cogliere le opportunità offerte dall’innovazione. E a dimostrarlo sono le tante novità sul mercato. Dal drone concimatore alla piattaforma che avvisa delle gelate via smartphone, fino alle fototrappole per gli insetti dannosi per difendere le campagne dagli effetti del clima e salvare i bilanci delle imprese. Non solo trattori dunque, Consorzi Agrari d’Italia (Cai), la più capillare rete di vendita sul territorio, offre ad esempio l’utilizzo dei droni Agras per la distribuzione aerea mirata di fertilizzanti e fitosanitari, riducendo i consumi e migliorando la produzione grazie alle soluzioni agricole digitali basate sui dati. Ma ci sono anche i Mavic che permettono di ricostruire mappe di frutteti ad alta risoluzione per analizzare la fotosintesi, la traspirazione delle piante e lo stato del terreno, fornendo agli agricoltori dati chiari per una gestione agricola più accurata e identificando automaticamente il numero di alberi. La stazione meteo Meteosense 4.0 è una tecnologia 100% italiana che acquisisce i dati di pioggia e umidità del suolo ogni 15 minuti e li trasmette automaticamente alla piattaforma informatica aziendale.
L’adozione di droni, robot, sensori e sistemi satellitari sta cambiando profondamente l’organizzazione delle attività agricole e richiede competenze sempre più qualificate. Coldiretti stima che nei prossimi anni serviranno almeno 5 mila nuove figure professionali per accompagnare la digitalizzazione del settore. Una domanda che spinge la presenza di giovani nei campi dove nel secondo trimestre del 2025 gli under 35 sono aumentati del 18% rispetto allo stesso periodo del 2024, in netta controtendenza con il calo del 2% registrato negli altri settori economici, dall’industria ai servizi, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Gli occupati under 35 in agricoltura sono oggi 122 mila, segno di un ritorno concreto dei giovani alla terra, dove le attività tradizionali si intrecciano con nuove competenze digitali e meccaniche.
Accanto a figure storiche come trattoristi, potatori o allevatori, l’agricoltura moderna apre le porte a nuove professionalità ad alta specializzazione tecnologica. Nascono così ruoli come il data analyst agricolo, che analizza i dati raccolti da sensori e macchinari per migliorare la produttività, e lo specialista in agricoltura di precisione, che utilizza Gps, satelliti e IoT per ottimizzare le coltivazioni riducendo gli sprechi. Il prompt manager agronomico supporta le imprese nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per prevedere condizioni climatiche e ottimizzare le risorse, mentre l’esperto in blockchain garantisce trasparenza nelle filiere. Sempre più gettonato poi il dronista, fondamentale per la mappatura dei terreni e le operazioni di precisione, con un utilizzo dei droni destinato a crescere di circa il 27% entro il 2030.
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