Al Capital Markets Update 2026-2030 di Eni il ceo Claudio Descalzi ha delineato una strategia che punta su crescita organica, solidità finanziaria e una remunerazione degli azionisti sempre più robusta, con un mix di dividendi in aumento e buyback significativo. Tra le novità chiave, oltre ai target industriali e finanziari, emerge il percorso di deconsolidamento di Plenitude, funzionale ad accelerarne lo sviluppo.
Un orizzonte di crescita
Nel dettaglio, il gruppo prevede al 2030 una generazione di cassa in forte crescita, con un Cash Flow From Operations atteso a circa 17 miliardi di euro, corrispondente a un tasso di crescita medio per azione del 14%. La disciplina sugli investimenti e l’efficienza operativa sosterranno un free cash flow rilevante, consentendo un rafforzamento strutturale della politica di distribuzione.
“Nel settore E&P abbiamo costruito il portafoglio più forte nella storia di Eni, in gran parte per via organica e grazie a una performance esplorativa e di esecuzione dei progetti da leader del settore”, ha spiegato Descalzi evidenziando che “garantiremo una crescita della produzione al top dell’industria grazie a una serie straordinaria di progetti in sviluppo”. Dal 2014 il gruppo ha scoperto oltre 11 miliardi di barili (900 milioni nel 2025) e anche l’anno in corso si preannuncia promettente. Il punto di forza è l’aver convertito il 60% delle scoperte in produzioni o cessioni conseguendo o vantaggi nella riduzione dei costi o plusvalenze.
Il Ceo ha sottolineato che “la combinazione dei volumi e del valore di questi progetti, insieme alla quota crescente di commercializzazione delle nostre produzioni equity, genereranno flussi di cassa progressivamente più elevati, una significativa flessibilità nell’esecuzione dei progetti e rendimenti più importanti nell’Upstream”. Guardando al futuro, ha proseguito, “la nostra diversificazione geografica, di commodity e tecnologica riduce il rischio del nostro portafoglio e garantisce la sicurezza degli approvvigionamenti, così come la sostenibilità economica e la riduzione delle emissioni”.
Soddisfazioni per gli azionisti
Sul fronte della remunerazione, il gruppo ha conferma la sua politica generosa nei confronti degli azionisti. Il piano potrà essere ampliato fino a 4 miliardi complessivi in funzione dell’andamento del cash flow.
“Per il 2026 proporremo un dividendo di 1,10 euro, in aumento di circa il 5%, e un programma di riacquisto di azioni proprie inizialmente fissato a 1,5 miliardi di euro, con possibilità di ulteriore incremento del buyback distribuendo il 60% del cash flow incrementale in caso di risultati o di scenario migliori rispetto al Piano, come già avvenuto in passato”, ha puntualizzato l’ad aggiungendo che “per scenari di prezzo del greggio particolarmente elevati (cioè superiori a 90 dollari al barile; oppure per incrementi del 50% del prezzo del gas o del margine di raffinazione), prevediamo di distribuire il 100% del cash flow addizionale in forma di dividendo straordinario”.
Il cda ha già deliberato di sottoporre all’assemblea un nuovo programma di acquisto di azioni proprie fino ad aprile 2027, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la remunerazione degli azionisti anche attraverso l’annullamento dei titoli acquistati.
Gas e rinnovabili
Accanto alla solidità dell’upstream, il piano valorizza il contributo crescente dei business legati alla transizione energetica. Enilive e Plenitude, insieme, sono attesi generare al 2030 un Ebitda complessivo di 23 miliardi, confermando il valore del modello “satellitare” adottato dal gruppo.
Per quanto riguarda gli sviluppi nel gas naturale liquefatto (Lng), la società che lavorerà in Indonesia in joint venture con Petronas si chiamerà Searah. La chiusura dell’accordo è prevista nel secondo trimestre del 2026. “Abbiamo interessanti prospettive dal punto di vista delle scoperte. Ci aspettiamo di consegnare Lng a costi molto competitivi grazie a Vaca Muerta”, ha aggiunto Descalzi riferendosi alla partnership con Ypf in Argentina. Insieme Enilive e Plenitude al 2030 generanno un Ebitda di 23 miliardi.
“Al 2030 ci aspettiamo una crescita della capacità rinnovabile di Plenitude di 2,5 volte rispetto al 2025, con un focus su Unione Europea e Stati Uniti”, ha affermato il top manager precisando che “il deconsolidamento di Plenitude si inserisce in questo scenario: l’obiettivo è permettergli di raggiungere i suoi propri obiettivi. Nel gas grazie al nostro know-how e skills siamo leader globali”.
Plenitude, la leva strategica della valorizzazione
Nel piano presentato da Eni il deconsolidamento di Plenitude rappresenta un passaggio chiave per comprendere l’evoluzione del modello industriale e finanziario del gruppo. L’operazione si inserisce nella strategia ormai consolidata delle “società satellite”, ossia entità con una propria autonomia operativa e finanziaria, in grado di attrarre capitali esterni e sostenere la crescita senza pesare direttamente sul bilancio della capogruppo.
In concreto, il deconsolidamento comporta una revisione della struttura azionaria accompagnata da un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro, con l’obiettivo di allineare meglio le risorse finanziarie alle prospettive di sviluppo del business. Questo passaggio consente a Plenitude di accelerare il proprio percorso nelle rinnovabili e nei servizi energetici, mantenendo un forte legame industriale con Eni ma con maggiore indipendenza nella gestione e nella raccolta di capitali.
La logica è quella di far emergere pienamente il valore di un business ad alta crescita, che nel perimetro consolidato rischierebbe di essere sottovalutato rispetto alle attività più tradizionali dell’oil&gas. L’Ebitda atteso quest’anno è di 1,3 miliardi che dovrebbero salire a 2,5 miliardi a fine piano. La capacità rinnovabile installata era a fine 2025 di 5,8 Gigawatt ed è prevista raggiungere i 15 Giga al 2030. A valle del completamento dell’acquisizione di Acea Energia, i clienti aumenteranno a oltre 11 milioni.
Allo stesso tempo, Eni beneficerà di una struttura più leggera e flessibile, con effetti positivi sugli indicatori finanziari e sulla capacità di generare cassa da destinare alla remunerazione degli azionisti.
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