Lontano dai riflettori delle big tech globali, c’è un’azienda a Piazza Affari che muove una parte fondamentale dell’economia digitale europea. È Esprinet, società brianzola che non produce tecnologia, ma la distribuisce e la rende accessibile. Tanto che è diventata il principale distributore di tecnologia nel Sud Europa. Ma definirla semplicemente un grossista sarebbe riduttivo. Il gruppo infatti ha costruito un ecosistema che integra prodotti, servizi, consulenza e soluzioni avanzate per accompagnare consumatori, imprese e pubbliche amministrazioni nella trasformazione digitale. E oggi, complice uno storico cambiamento ai vertici che ha provocato uno scossone al titolo, torna sotto i radar degli investitori in cerca di possibili occasioni in Borsa. Gli analisti di Intermonte infatti considerano questa storia attraente. E chissà che proprio questa recente caduta del titolo non rappresenti un’opportunità, cioè un punto di ingresso interessante.
Cosa dicono i numeri
Il 2025 si è chiuso per Esprinet con ricavi in crescita del 4% a 4,29 miliardi di euro – grazie soprattutto alla forte espansione del mercato iberico (Spagna e Portogallo) – e un utile netto di 20,2 milioni, in lieve ribasso rispetto ai 21,5 milioni del 2024, per effetto di una maggiore tassazione e di alcuni aspetti fiscali di deducibilità. Alla luce di questa performance, il gruppo di Vimercate ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,35 euro per azione, con un pay-out superiore all’85%. Un segnale chiaro di attenzione agli azionisti, che rende il titolo appetibile anche in ottica di rendimento da cedola.
Il 2025 ha visto anche alcuni evoluzioni importanti per il gruppo. Attraverso la divisione V-Valley, Esprinet si è posizionata nei segmenti a più alto valore aggiunto, come il cloud, la sicurezza informatica e la digital transformation, mentre con Zeliatech ha puntato anche sulla transizione energetica, intercettando un altro megatrend strutturale. A ciò si aggiunge una presenza geografica sempre più ampia, rafforzata anche da acquisizioni mirate, come quella di Vamat in Benelux e Irlanda che ha allargato ulteriormente il mercato.
Guardando al futuro, le prospettive rimangono positive ma caute, a causa di un contesto macro non certo privo di rischi. I mercati dei computer e degli smartphone stanno infatti registrando una decisa inflazione, determinata in gran parte dal forte aumento dei prezzi delle memorie in scia alla crescente domanda da parte dell’intelligenza artificiale. E il conflitto in corso in Medio Oriente potrebbe cronicizzare questa tendenza, creando shock energetici duraturi e possibili tensioni sulle catene di fornitura. Eppure, proprio in scenari di offerta limitata e prezzi in salita, il ruolo di un distributore come Esprinet potrebbe anche rafforzarsi, traendone vantaggio.
Le nuove previsioni per l’anno in corso verranno snocciolate in occasione dei risultati del primo trimestre, ma al momento, le indicazioni sull’andamento attuale delle vendite sono positive: di fatto la società può beneficiare dell’aumento dei prezzi senza precedenti compensando ampiamente l’eventuale calo dei volumi.
Il passaggio di testimone
Di certo, una nuova sfida per Esprinet si è palesata di recente con il cambio al vertice, ormai prossimo. L’uscita di scena di Alessandro Cattani, storico amministratore delegato dopo oltre 25 anni, sostituito a partire da maggio da Giovanni Testa, già direttore generale, rappresenta la prossima grande sfida del gruppo. Un passaggio che, sulla carta, non ha nulla di improvvisato: la transizione fa parte di un piano di successione strutturato e Testa è in azienda da quasi 25 anni ed è parte del team manageriale dal 2016. Inoltre, Cattani rimarrà azionista tramite Axopa, che detiene circa il 14% del capitale, e tramite una partecipazione diretta di circa 100.000 azioni. Tuttavia, i mercati tendono a reagire con nervosismo quando viene meno una figura così longeva e identificativa.
Non per niente, il titolo ha lasciato sul parterre di Borsa Italiana oltre 13 punti percentuali nel giorno dell’annuncio del cambio al vertice. Una reazione che ha portato le quotazioni da circa 5,7 euro fino all’area dei 4,5 euro nel giro di due sedute. Secondo gli analisti di Intermonte, la reazione del mercato appare eccessiva rispetto ai fondamentali.
«Sebbene il mercato possa impiegare un po’ di tempo per assimilare appieno il cambio al vertice, la transizione segue un processo di successione già in atto da tempo. – sottolineano – Con il graduale riassestamento della governance e in presenza di prospettive di mercato che rimangono caute ma nel complesso positive, confermiamo la nostra visione sul titolo». La loro view resta quindi positiva, con una raccomandazione di acquisto (rating Buy) e un prezzo obiettivo di 7 euro, ben superiore alle quotazioni attuali intorno a 4,6 euro. Di certo, il ribasso ha reso le valutazioni più interessanti.
Esprinet si trova oggi in una zona grigia che spesso genera opportunità: fondamentali solidi, ma sentiment di mercato fragile. Per chi crede nella crescita strutturale della domanda tecnologica e nella capacità del gruppo di evolversi, il momento potrebbe rivelarsi interessante. Ma è una scommessa che richiede innanzitutto pazienza. Perché il mercato, prima di premiare di nuovo il titolo, vorrà vedere se il dopo-Cattani sarà all’altezza della storia costruita finora.
Leggi anche:
1. Con PharmaNutra nella palestra Borsa per fare i muscoli anche al rendimento
2. Genetica in Borsa, con Helyx si punta sulle nuove frontiere della medicina
© Riproduzione riservata