Nella notte la regione di Zaporizhzhia, nel sud-est dell’Ucraina, è stata colpita da un pesante attacco aereo condotto con droni russi. L’attacco avviene sullo sfondo delle polemiche internazionali per il presunto raid ucraino sulla residenza di Vladimir Putin, segnalato da Mosca. L’Ucraina ha smentito l’attacco e fonti della comunità internazionale, tra cui la Cia secondo la Cnn, ritengono improbabile che Kiev abbia preso di mira la residenza del presidente russo.
Ma la zona resta strategicamente cruciale per motivi molto concreti: la vicinanza della città alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, con una capacità di sei gigawatt distribuiti su sei reattori. Prima dell’invasione russa del marzo 2022, la centrale forniva circa il 40% dell’elettricità ucraina. Il suo controllo ha assunto un valore militare e politico ineguagliabile.
Quando la Russia ha occupato la centrale il 4 marzo 2022, è diventata la prima potenza straniera nella storia a occupare una centrale nucleare operativa. Da allora, Mosca ha trasformato l’impianto in una base militare e logistica, piazzando sistemi lanciarazzi multipli nelle vicinanze e utilizzando la centrale come “scudo nucleare” contro eventuali attacchi ucraini. L’occupazione ha comportato anche intimidazioni sistematiche al personale e detenzioni illegali documentate da Truth Hounds e Greenpeace, che tra marzo 2022 e giugno 2025 hanno registrato 226 casi di arresti, torture e trattamenti inumani.
Fondamentale per la ricostruzione dell’Ucraina
L’impatto sull’economia ucraina è immediato: il Paese affronta un deficit di generazione elettrica pari a circa quattro gigawatt, l’equivalente di quattro reattori della centrale. Per ricostruire una capacità equivalente sarebbero necessari tra i cinque e i sette anni. Il governo di Kiev stima che la ricostruzione del settore energetico richiederà investimenti superiori a 128 miliardi di dollari.
Il ritorno sotto controllo ucraino della centrale nucleare sarebbe infatti di fondamentale importanza sia per la sicurezza energetica di Kiev sia per la futura ricostruzione industriale ed economica dell’Ucraina all’indomani della fine del conflitto. Il nucleare dovrà continuare a rappresentare oltre la metà del mix energetico entro il 2032, garantendo energia continua e consentendo l’integrazione di oltre trenta gigawatt di energia eolica e solare, tre gigawatt e mezzo di energia idroelettrica e quindici gigawatt di elettrolizzatori per idrogeno verde. La centrale sarà inoltre un asset strategico per l’export di energia verso l’Europa, rafforzando l’interconnessione con la rete europea e generando reddito in grado di sostenere la ricostruzione.
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