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Pirelli, Camfin non rinnova il patto parasociale con Sinochem

La presenza cinese rischia di chiudere il mercato Usa se non mondiale alle gomme intelligenti. Notifica al comitato golden power
I pneumatici Pirelli per la stagione 2017 di Formula 1, Abu Dhabi, 24 novembre 2016. ANSA/UFFICIO STAMPA PIRELLI ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Camfin non rinnoverà il patto parasociale su Pirelli con i cinesi di Sinochem. La holding “ha preso atto dell’impossibilita’ di individuare con Sinochem, in questa fase, soluzioni per adeguare la governance di Pirelli alle esigenze normative americane per continuare a sviluppare la tecnologia cyber tyre”. Il mancato rinnovo sarà notificato agli uffici del golden power.

Il patto tra Camfin e Sinochem che scadrà il 18 maggio era entrato in vigore nel 2023 recependo anche l’emanazione del decreto Golden Power e prevedeva una serie di misure di governance a tutela delle tecnologie strategiche e dell’indipendenza del management di Pirelli nonché che qualsiasi successiva modifica della governance del gruppo della Bicocca dovesse ritornare al vaglio del Governo.

 Con la notifica preannunciata da Camfin, gli uffici del golden power, con tempi tecnici che si aggirano solitamente intorno ai 60-90 giorni, dovranno quindi tornare a pronunciarsi in materia. Nel frattempo si avvicina il 17 marzo, quando sarà pienamente operativa la norma Usa sui veicoli connessi che prevede per le case auto l’obbligo di comunicare, al fine di essere autorizzate per i modelli in commercio nel 2027, la presenza di software realizzati da fornitori che abbiano nel loro azionariato soci rilevanti cinesi.

L’Esecutivo, che aveva promosso il dialogo tra i soci, dovrà ora valutare come ribadire la tutela delle tecnologie già ritenute strategiche di Pirelli.

La composizione delle liste per il rinnovo del Cda, da presentarsi 25 giorni prima dell’assemblea del 25 giugno, dovrà probabilmente tener conto di come un nuovo provvedimento impatterà. Il precedente provvedimento Golden Power avev infatti imposto anche che la nomina dell’amministratore delegato spettasse a Camfin, che oggi dispone anche di una sorta di diritto di veto sulle proposte legate a tecnologie e dirigenti chiave.

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