Una macchina da soldi umana, con il contatore pronto a segnare una cifra da capogiro: 692 milioni di dollari. L’importo record rappresenta il valore massimo del nuovo pacchetto di compensi approvato dal consiglio di amministrazione di Alphabet Inc. per il suo amministratore delegato, Sundar Pichai, il top manager indiano che guida anche Google. Non si tratta di uno stipendio nel senso classico del termine, ma appunto di un pacchetto di azioni e incentivi legati alla performance dell’azienda.
Il fisso, in realtà, è quasi una nota a margine nella busta paga del capo di uno dei giganti della tecnologia mondiale: 2 milioni di dollari all’anno, una cifra rimasta invariata negli ultimi anni. Il resto dipende dagli obiettivi. Una parte del piano è composta da azioni vincolate alla permanenza nel ruolo, mentre un’altra quota significativa è formata da performance stock units, titoli che maturano solo se Alphabet farà meglio delle altre grandi aziende competitor.
Nel pacchetto sono inclusi anche incentivi legati allo sviluppo di alcune delle scommesse più ambiziose del gruppo, come la società di guida autonoma Waymo o la piattaforma di consegne con droni Wing. È il modo con cui la Silicon Valley prova a legare il destino dei suoi manager al valore delle aziende che guidano: premi giganteschi, ma solo se i risultati arrivano davvero.
Ed è in questa prospettiva che i numeri riescono a impressionare di più. Se il piano raggiungesse il valore massimo previsto, il compenso equivarrebbe a circa 230 milioni l’anno, oltre 630 mila al giorno e più di 26 mila all’ora. Di conseguenza, quasi 440 dollari al minuto, oltre 7 dollari ogni secondo che passa. Potere della Platform Economy.
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