L’obiettivo dei 100 milioni di profitti netti dovrebbe essere stato raggiunto l’anno scorso. E se non è così, ci si è andati molto vicini, con il consenso del mercato che proietta gli utili verso quota 128 milioni per l’anno prossimo. È questo il dato più interessante della chiusura d’anno dei conti di Ermenegildo Zegna, il gruppo biellese che da dicembre 2021 è quotato alla Borsa di New York. E che raccontano di un’azienda in accelerazione sulla redditività. Un numero preciso sull’ammontare degli utili del gruppo conseguiti l’anno scorso non è ancora disponibile. Lo sarà entro fine marzo quando verranno presentati i conti integrali del gruppo piemontese.
Per ora la società ha pubblicato solo l’andamento dei ricavi che hanno chiuso il 2025 a quota 1,92 miliardi di euro in lieve calo sul 2024, ma con un ultimo trimestre in forte ripresa. I dati del primo semestre dello scorso anno hanno visto una forte crescita proprio dei profitti saliti a 48 milioni dai 31,3 milioni del semestre 2024 con un rialzo del 53% che fa appunto prevedere una chiusura d’anno a traguardare il simbolico obiettivo di 100 milioni.
Così Zegna pare uscita dal cono d’ombra del 2024, quando i profitti scesero intorno a 90 milioni, in calo dall’annata migliore dalla quotazione che fu il 2023, con 135 milioni generati nell’ultima riga del bilancio.
Ha pesato come per molti gruppi del luxury la crisi generalizzata del settore, in particolare la forte frenata del mercato cinese che ha impattato su molti attori del comparto. E che ci sia più di un segnale di risveglio l’hanno notato gli analisti di Ubs che hanno un rating di buy sul titolo ed evidenziano come la società dovrebbe aver chiuso il 2025 con un’esposizione delle vendite più alta che mai agli americani, stimati da Ubs in circa il 31% delle vendite, rispetto ai cinesi, stimati al 25% circa, contro il picco del 2021 di circa il 47%.
«A nostro avviso, questo apre un nuovo capitolo nella storia azionaria di Zegna, guidato dal graduale allentamento delle difficoltà provenienti dalla Cina», ha scritto Ubs. Che prevede un rialzo del margine ebit al 9,5%, in aumento di 50 punti base, nell’esercizio 2026. Per il 2027 è invece atteso un ulteriore progresso del margine ebit previsto all’11,4%, in incremento di 190 punti base.
Il gruppo dalla vita centenaria, nato nel biellese come semplice produttore di lana e poi via via andato a espandersi fino a divenire un simbolo del lusso italiano, grazie alle continue aggregazioni di filiera e poi alle acquisizioni, di altri brand come Thom Browne nel 2018 e di Tom Ford nel 2023, sta vivendo in Borsa una fase di recupero, segnata proprio dal miglioramento della redditività.
Nell’ultimo mese il titolo è salito di un buon 26% a Wall Street e negli ultimi 12 mesi il rialzo è stato del 36%, per certi aspetti in controtendenza rispetto a colossi come Lvmh che ha visto tagliare il suo valore di mercato del 25% e anche di un gruppo solido e redditizio come Prada che ha sofferto in Borsa nell’ultimo anno.
Del resto per Zegna è un piccolo riscatto, dopo che il valore dell’azione era sceso dai massimi di 16 dollari toccati nell’agosto del 2023 fino ai minimi sprofondati a soli 6,6 dollari della primavera del 2025. Come molti il gruppo, posseduto dalla famiglia omonima che controlla il capitale con il 60% delle quote attraverso la società semplice Monterubello, ha vissuto la crisi borsistica che ha investito i titoli della moda dal 2023 in poi. Oggi ha sì recuperato molto dai minimi di 6,6 dollari, quasi raddoppiando le quotazioni negli ultimi 12 mesi, anche se resta poco sopra il valore dello sbarco sul listino Usa dell’ormai lontano dicembre del 2021, avvenuto a poco più di 10,2 dollari per azione per una capitalizzazione di 2,5 miliardi. In fondo dopo il boom a 16 dollari per azione dell’estate del 2023, seguito da un forte ribasso, ci ha messo oltre due anni per recuperare i valori dell’Ipo di oltre quattro anni fa. Ma se sul medio termine, dividendi esclusi, la performance non è stata certo esaltante, le prospettive appaiono incoraggianti. Il gruppo, che ha chiuso in forte accelerazione l’ultimo trimestre del 2025, si è posto obiettivi di ricavi e margini operativi piuttosto ambiziosi. Per il 2027 infatti la guidance, riconfermata poche settimane fa, indica ricavi nella forchetta tra 2,2 e 2,4 miliardi di euro con un ebit (utile operativo) tra i 250 e i 300 milioni che vorrebbe dire una profittabilità operativa a salire ben oltre l’11% dei ricavi. Un obiettivo sfidante a riagguantare i livelli massimi di redditività toccati nell’annata migliore che è stata il 2023 e poi persi per strada.
Quanto alla suddivisione di ricavi e margini tra i vari brand del gruppo, spicca il ruolo chiave proprio del marchio originario. Zegna da sola ha prodotto nel 2025 ricavi per 1,18 miliardi a fare il 62% del totale del fatturato del gruppo. Thom Browne invece ha perso con ricavi scesi da 315 milioni a 268 in un anno, mentre Tom Ford mantiene i suoi 317 milioni di fatturato. Ma è sotto il profilo della redditività che il marchio Zegna finisce di fatto per sostenere i due brand comprati nel 2018 (Thom Browne) e nel 2023 (Tom Ford).
I dati sulla redditività dei marchi si fermano al primo semestre del 2025 e vedono Zegna con una marginalità operativa al 14,3%, mentre Tom Browne segna il passo con un ebit margin al 3,5% dei ricavi, sceso molto dall’’8% del 2024 e addirittura con Tom Ford che va in rosso, con marginalità negativa che dura fin dal 2023.
Ci sarà evidentemente da lavorare per riportare a livelli assai più elevati ambedue i marchi americani.
In ogni caso che Zegna sia tornata appetibile lo dimostra l’interesse estero. Il fondo di Singapore Temasek nel luglio dello scorso anno è entrato nel capitale con il 10% delle quote, acquistando i titoli a un valore di 8,95 dollari e facendo così entrare nella cassa del gruppo 126 milioni di dollari.
Un investimento strategico e di lungo periodo per il fondo dell’Estremo Oriente che è entrato a valori sotto quelli dell’Ipo. E che evidentemente ha fiutato aria di recupero, sia nei conti che nel futuro borsistico.
Ovvio che la guerra scatenata da Israele e Usa contro l’Iran ha già fatto e farà sentire per mesi il suo peso sulle sorti dei listini, non solo certamente della sola Zegna. Che di recente ha aperto il capitolo della successione. Con Ermenegildo, che è diventato presidente esecutivo mentre la carica di ceo del gruppo è passata a un manager che non porta il nome di famiglia. Si tratta di Gianluca Tagliabue, 57 anni, da dieci direttore finanziario e direttore operativo, che entrerà anche nel consiglio di amministrazione. I figli Edoardo e Angelo Zegna, 37 e 39 anni, assumeranno – garantendo la tradizione familiare – il ruolo di co ceo del marchio Zegna.
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