In un’Italia alle prese con lo shock petrolifero, una piccola società quotata a Piazza Affari prova a giocare un ruolo da protagonista nella ricerca di sicurezza energetica. Il suo nome è Redelfi ed è un gruppo genovese specializzato nello sviluppo di infrastrutture per la transizione green. Non produce energia, ma realizza i sistemi che permettono alle rinnovabili di funzionare davvero. Il suo principale business è infatti rappresentato dalle batterie ad accumulo, i cosiddetti Bess (Battery Energy Storage System). In pratica, ciò che tiene in piedi la rete e la rende stabile. La sua storia ha acceso l’interesse degli analisti di Intermonte che di recente hanno avviato la copertura sul titolo con una raccomandazione di acquisto. E la loro non è l’unica valutazione positiva. Per un investitore alla ricerca di nuove opportunità, vale la pena chiedersi se si tratta di una scintilla momentanea o di una fonte stabile di valore.
Pionieri in italia
Con l’aumento delle rinnovabili, per loro natura intermittenti, le batterie ad accumulo diventano fondamentali per rendere la rete elettrica stabile e programmabile. E in effetti le prospettive sono potenti: in Italia si stima una crescita media annua del 27% dell’installato Bess fino al 2030, mentre la capacità rinnovabile continuerà a salire in modo strutturale. La stessa Terna, il principale operatore indipendente per la trasmissione di energia elettrica, prevede un aumento al 90% della capacità produttiva da rinnovabili per il 2030, con un installato di 122 GW, che salirà a 177 GW per il 2040, per raggiungere lo «zero-netto» entro il 2050.
Con oltre 15 anni di esperienza nei settori dell’energia verde, dal 2023 Redelfi si è imposta in questo segmento di mercato, come pioniera. Da lì ha accelerato e oggi può contare su una pipeline di circa 6 GW Bess In Italia, di cui oltre 4 GW in fase avanzata di autorizzazione. Un dato che, in un business dove i permessi sono il vero collo di bottiglia, assume un significato importante.
«In Italia, si prevede che la capacità dei sistemi a batteria d’accumulo aumenti di oltre quattro volte entro il 2030, grazie a programmi di ricavi a lungo termine basati su aste. – sottolineano da Intermonte – In qualità di pioniere con circa 4 GW già in fase di autorizzazione, Redelfi si è posizionata nel 2025 come uno dei principali attori nello sviluppo delle autorizzazioni in Italia».
La gestione tra presente e futuro
Redelfi ha dimostrato finora che la narrativa regge anche nei numeri, con ricavi in aumento e margini in forte espansione, al punto da superare gli obiettivi del piano industriale. Il 2025 è stato chiuso con un valore della produzione di 27 milioni, in rialzo del 36,6% rispetto al 2024. L’Ebitda è salito da 9,4 a 15,8 milioni, oltre la guidance, mentre l’Ebit si è quasi raddoppiato a 14 milioni. Una performance superiore alle attese guidata soprattutto dalla forte accelerazione del business in Italia.
Proprio alla luce di questa dinamica, il management ha deciso di concentrare risorse e investimenti sul territorio nazionale, valutando la dismissione delle attività negli Stati Uniti (dove anche lì è presente da anni).
Accanto al business principale, Redelfi ha iniziato a esplorare un’altra direttrice di sviluppo: i data center, un settore in piena espansione, alimentato dalla crescita dell’intelligenza artificiale e del cloud, ma anche caratterizzato da un fabbisogno energetico enorme e sempre più critico da gestire. Lo scorso gennaio ha infatti stretto un accordo con il gruppo Wrm per la creazione di una joint venture, specializzata nello sviluppo di progetti di data center su territorio nazionale.
«L’Italia sta emergendo come nuovo hub europeo e Redelfi può sfruttare la propria esperienza nello sviluppo della rete per entrare in questo segmento», commentano da Intermonte. In poche parole, per il gruppo ligure emerge una possibile sinergia industriale: chi sa sviluppare infrastrutture energetiche e gestire connessioni alla rete può avere un vantaggio nell’entrare in questo mercato. L’accordo rappresenta quindi non solo una diversificazione, ma un’estensione naturale del modello di business. Anche se resta una scommessa ancora tutta da dimostrare sul piano esecutivo.
Il titolo si accende in Borsa
In Borsa, nel frattempo, il titolo ha già corso molto. Dal debutto sull’Euronext Growth Milan nel 2022, ha moltiplicato il suo valore di oltre nove volte. Negli ultimi 12 mesi è salito del 108%. Eppure, secondo gli analisti, la corsa non si è ancora esaurita. Le valutazioni infatti rimangono positive: Banca Finnat e Integrae Sim ribadiscono una raccomandazione di acquisto (rating buy) con un prezzo obiettivo rispettivamente a 17,4 euro e 13,85 euro, ipotizzando un ulteriore rialzo per il titolo che viaggia prossimo agli 11 euro.
Più di recente Intermonte ha avviato la copertura con un giudizio buy e un obiettivo di prezzo di 14,6 euro, sottolineando il posizionamento e il potenziale dei nuovi sviluppi. «Apprezziamo l’esposizione di Redelfi al mercato italiano dei sistemi di accumulo, un segmento chiave dato il suo ruolo strategico nella stabilità della rete. – spiega – La sua comprovata esperienza in materia di autorizzazioni costituisce un vantaggio competitivo replicabile in segmenti infrastrutturali strategici adiacenti, come i data center».
I catalizzatori a breve termine includono il nuovo piano industriale, i primi passaggi concreti verso la monetizzazione dei progetti (prevista a partire dal 2027) e indicazioni più precise sul fronte data center. Questi elementi, in particolare, decideranno se questa storia sarà una fonte destinata a stabilizzarsi o un picco destinato a scaricarsi.
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