Con un fatturato di circa 3 miliardi, la scommessa di BF sulla mangimistica fa del gruppo guidato da Federico Vecchioni la prima realtà agroindustriale del Mediterraneo. Un modello di impresa unico e integrato «dal seme al mercato» centrale per il Paese ma anche una risorsa determinante nell’ambito del Piano Mattei del governo Meloni in Africa, dove l’agricoltura e l’energia, con il supporto di Eni, rappresentano le due leve centrali per lo sviluppo. Con la partecipazione diretta delle realtà locali la ex Bonifiche Ferraresi ha inaugurato nel continente più povero del mondo una nuova «diplomazia contadina». Una innovativa strategia di cooperazione agricola per dare opportunità di sviluppo, valorizzare le specificità del territorio e assicurare lavoro e cibo alle popolazioni che stanno aumentando il consumo di carne e hanno quindi bisogno di garantire l’alimentazione del bestiame.
L’investimento nella mangimistica è dunque strategico per l’impegno internazionale con la presenza attiva di BF International in Paesi come Algeria, Senegal, Egitto, Ghana e Congo Brazzaville. Da anni in Africa si assiste a un aumento della domanda di prodotti di origine animale, soprattutto a causa dell’urbanizzazione che ha un impatto considerevole sui modelli di consumo alimentare e, in particolare, sulla richiesta di carne. Nell’Africa sub-sahariana, ad esempio, si stima che nel 2050 il consumo di carne bovina e di pollame aumenterà di 10 volte rispetto a oggi, raggiungendo rispettivamente 13,5 milioni e 11,8 milioni di tonnellate. Una domanda alla quale occorre rispondere almeno in parte potenziando il sistema di allevamento locale. Nel dettaglio BF International Best Fields Best Food Limited, controllata da BF spa, ha sottoscritto un accordo di investimento per l’acquisizione dell’intero capitale di F.lli Martini & C. spa da Trust Girasole, Filippo Martini, Annalisa Martini e Carla Martini, attraverso una società veicolo di nuova costituzione (Holdco).
F.lli Martini è la holding di un gruppo industriale con oltre un secolo di storia che ha base in Romagna, attivo nei settori della mangimistica, della zootecnia e dell’alimentare con oltre 3mila collaboratori. Nel 2024 ha registrato un valore della produzione consolidata pari a circa 1,2 miliardi di euro e un margine operativo lordo di 72 milioni. BFI e una parte dei venditori doteranno Holdco delle risorse necessarie al perfezionamento dell’operazione, che prevede un prezzo di acquisto complessivo di 220 milioni di euro.
L’operazione, che si concluderà entro maggio 2026, si inserisce nella strategia di crescita e integrazione verticale del gruppo BF, con l’intento di «sviluppare modelli produttivi sostenibili, tracciabili e ad alto valore aggiunto in grado di contribuire, anche in ambito internazionale, alla sicurezza alimentare».
«Il gruppo BF intende presidiare la filiera delle proteine animali, considerandola strategica per la crescita del valore economico e sociale dei contesti produttivi di proprio interesse», ha dichiarato Vecchioni, presidente esecutivo di BF e ceo di BFI, annunciando l’acquisizione. Va segnalato che secondo le previsioni Fao, con l’incremento demografico al 2050 ci sarà a livello mondiale un aumento del consumo globale di proteine animali superiore al 20% che avrà un impatto rilevante sulla domanda nei confronti dell’industria mangimistica. D’altra parte la strategicità delle componenti base dell’industria mangimistica sul commercio internazionale è emersa anche recentemente con le tensioni provocate dalla politica di Trump sui dazi.
La Cina ha infatti risposto imponendo tariffe punitive (fino al 24%) sui prodotti agricoli Usa, inclusa la soia che è un elemento essenziale per l’alimentazione animale, causando un crollo dei prezzi e delle esportazioni americane che hanno costretto il presidente degli Stati Uniti ad annunciare un pacchetto di aiuti agricoli da 12 miliardi di dollari per i contadini in difficoltà.
Non meno rilevante è l’importanza del settore in Italia dove l’industria mangimistica – con una produzione che si attesta stabilmente da alcuni anni a 15 milioni di tonnellate – grazie alle sue 300 imprese, genera un fatturato di 10,2 miliardi di euro secondo il terzo rapporto Feed Economy di Nomisma. Tra fase agricola, trasformazione industriale ed esportazioni al consumo, l’industria mangimistica attiva un valore di oltre 102 miliardi di euro. Un sistema alimentato da 820mila imprese dell’allevamento, della produzione agricola, dell’alimentare, della distribuzione e della ristorazione. Una realtà che ha il cuore pulsante nelle stalle che oggi sono sotto pressione per le criticità delle emergenze sanitarie, dalla peste suina africana all’aviaria, ma anche per problemi economici come il calo del prezzo del latte bovino.
L’azione di contenimento delle spese aziendali, a partire dall’alimentazione degli animali, diventa dunque determinante per sostenere la competitività degli allevamenti, soprattutto in una situazione di ricavi decrescenti. Un fattore sul quale l’operazione realizzata da BFI può intervenire positivamente grazie alle sinergie che si possono generare. L’acquisizione infatti ben si integra con il sistema di Consorzi Agrari d’Italia (Cai), controllato da BF spa, che ha proprio nella mangimistica una presenza importante nella produzione e soprattutto nella distribuzione, grazie alla rete capillare territoriale. A Cai fa infatti riferimento Cai Nutrizione spa alla cui presidenza c’è Nicola Bertinelli che guida anche il Consorzio del Parmigiano Reggiano. La rete capitalizza l’esperienza di realtà produttive come Emilcap (Parma), Calv Alimenta (unità di Valdaro, Mantova e San Pietro in Morubio, Verona) e lo stabilimento di Grosseto. Brand con un fatturato annuo superiore a 150 milioni e un volume di mangime prodotto di poco inferiore ai 4 milioni di quintali.
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