Continua la battaglia all’invasione di souvernir-paccottiglia. Il fenomeno, già raccontato da Moneta in un servizio delle scorse settimane, non smette infatti di allarmare artigiani e piccoli imprenditori Made in Italy, sempre più esposti al rischio di una concorrenza sleale a basso costo. A Napoli, in particolare, il contrasto all’oggettistica low quality ha assunto le dimensioni di una vera e propria battaglia, condotta spesso in solitaria da gruppi di negozianti e rivenditori locali.
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L’associazione Artigianà, che si fa portavoce dei molti commercianti partenopei, ha in particolare lanciato un ulteriore grido di allarme, replicando con un certo fastidio alle recenti dichiarazioni dell’assessore comunale Teresa Armato. “Sono tanti i motivi per cui i turisti scelgono la nostra città. Insieme alla grande bellezza storica, architettonica, paesaggistica e all’immenso patrimonio culturale, artistico, religioso, ci sono il cibo e l’artigianato a rendere Napoli una città autentica, fortemente identitaria e amata dai viaggiatori di tutto il mondo”, aveva affermato l’esponente dem, senza tuttavia soffermarsi sulla piaga dei souvenir falsi, che affossano l’artigianato locale.
Secondo Artigianà, il tema non può più essere eluso. “Denunciamo ancora una volta la proliferazione di attività di paccottiglia che stanno soffocando il commercio di qualità“, spiegano dall’associazione, parlando di una deriva che rischia di svuotare Napoli della sua identità. “In una città che prova a mantenere saldo il legame con la propria storia, si sta invece puntando su un’offerta fatta di prodotti spesso di bassissima qualità”.
Il risultato, avvertono i commercianti, è sotto gli occhi di tutti. “Si sta costruendo un centro storico sempre più omologato, apparentemente ‘napolicentrico’, che però finisce per allontanare residenti e visitatori in cerca di autenticità”. Una trasformazione che incide direttamente sull’immagine della città: “Così si abbandona gradualmente quell’autenticità che rappresenta il vero volano del nostro turismo e della nostra cultura, con un conseguente deprezzamento del commercio“.
A pesare è anche l’effetto sul mercato immobiliare. “Ci troveremo presto cacciati via da un mercato degli affitti che continua a salire”, denunciano i negozianti. “I nuovi canoni, che questi pseudo-commercianti sono disposti a pagare, sono totalmente fuori dal mercato reale”. Una spirale che rischia di espellere chi lavora con prodotti artigianali.
Lo scenario, aggiungono, è quello di una fuga forzata. “Nei prossimi mesi molti di noi saranno costretti a investire altrove, abbandonando attività che abbiamo cresciuto come figli. Stiamo presentando una città che non ha più nulla a che vedere con la tradizione”. Da qui l’appello finale alle istituzioni: “Chiediamo anche a Napoli ciò che è stato fatto a Venezia: il riconoscimento di un marchio o di valori chiari che tutelino le attività autentiche del centro storico e impongano un blocco alle nuove aperture, soprattutto se di dubbia imprenditorialità”. Un allarme che, assicurano, non è ideologico, ma nasce dalla volontà di difendere il futuro dell’artigianato napoletano.
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